Benevento, vorrei ma non posso

La squadra di Baroni, così come al Ferraris nella gara d'esordio, mette in mostra buone idee e discrete trame di gioco, ma si scioglie davanti al cinismo delle rivali, molto più esperte e pragmatiche. Ciciretti e D'Alessandro fanno il loro, ma non basta. Già tempo di cambiamenti per Baroni?

Benevento, vorrei ma non posso
Benevento, vorrei ma non posso

A testa alta, al cospetto della curva che tributa una più che meritata standing ovation ai suoi beniamini. L'istantanea dell'esordio del Benevento tra le mura amiche dello stadio Ciro Vigorito è questa, intrisa di rammarico, passione, ma anche una delusione enorme, per l'amaro epilogo e per l'esito di una gara che, così come quella di Marassi contro la Sampdoria, lascia i sanniti a bocca asciutta e senza punti in classifica.

Mali di gioventù, verrebbe da dire e pensare. L'impatto con la Serie A duro ma non durissimo, contro due squadre ciniche ed esperte, come la Sampdoria ed il Bologna che, sebbene siano andate sotto nel gioco e nel computo delle occasioni, sono riuscite entrambe a sfruttare le amnesie sannite e le poche opportunità createsi. 

Il Benevento tuttavia dimostra di esserci, di poterci stare al tavolo della massima serie e, nonostante lo 0 in classifica, i segnali che arrivano dalle prime due uscite stagionali sono confortanti. Certo è che, come ha più volte sottolineato il tecnico dei campani, per restare in corsa per l'obiettivo minimo, quello della salvezza, ci sarà bisogno di altra solidità, di altra concentrazione. La difesa, nonostante i tre gol al passivo, ha retto e nemmeno malissimo le avanzate di Quagliarella, Destro e compagni, soffrendo chiaramente fisiologicamente il passo di giocatori come Di Francesco che ad oggi risultano di altra categoria. 

Davanti, invece, i problemi maggiori derivano dalla scarsa fluidità della manovra, la quale riesce a diventare efficace soltanto quando si sviluppa sulle corsie laterali ed incontra le qualità di velocista puro di D'Alessandro oppure quelle tecniche di Amato Ciciretti. In tal senso, la scelta di giocare senza un playmaker vero e proprio come può esserlo Viola, influisce e non poco sulla produzione offensiva dei sanniti, con Baroni che per il momento ha preferito all'ex Novara e Reggina le qualità fisiche di Del Pinto. Non solo. Cataldi, una delle punte di diamante del mercato estivo, sembra fin troppo sacrificato in una mediana a due, costretto a ripiegare spesso perdendo la posizione quando naturalmente tende a spingersi ben oltre le sue zone di competenza. 

La scarsa efficacia sotto porta, infine, con Coda, Puscas e Ceravolo che hanno sì creato numerose occasioni da rete, ma mai concretizzate, ha fatto il resto. Non c'è da fasciarsi la testa però. I segnali restano positivi, la speranza per Baroni e compagni è che questi punti persi non debbano pesare sul groppone più del previsto.