Kessie, il soldato goleador

Il gioiellino dell'Atalanta si racconta alla Gazzetta dello Sport, spaziando dalla difficile infanzia al futuro.

Kessie, il soldato goleador
Kessie, il soldato goleador

Le prime giornate di Serie A ci hanno regalato sia sorprese che conferme, ma l'impatto devastante che sta avendo Franck Kessie è per pochissimi. Il giovanissimo centrocampista dell'Atalanta è uno dei leader della classifica marcatori, con 4 reti. Il giocatore è stato anche al centro di una mini polemica la settimana scorsa, quando ha "rubato" il rigore a Paloschi - battitore designato - nonostante i richiami di Gasperini: "L’ho sentito ma ho girato la testa. Ho fatto finta di niente, altrimenti avrei dovuto far tirare Paloschi. Pensavo che era appena entrato, quindi non ancora caldo. Poi io in nazionale ho sempre tirato i rigori: finora sono 6 su 6, l’ultimo l’ho sbagliato in campionato in Costa d’Avorio".  

Il giovanissimo centrocampista nerazzurro spiega il perchè dell'esultanza con il saluto militare: "Papà era un calciatore, giocava davanti alla difesa nella Serie A della Costa d’Avorio. Poi è diventato un militare, non è andato in guerra però è morto di malattia quando io avevo 11 anni. Per questo faccio il gesto del militare: è per lui".  Racconta poi delle condizioni non facilissime in Costa d'Avorio: "Tre fratelli e tre sorelle. Io ero il più piccolo e giocavo tutto il tempo a calcio. Quando avevo 10 anni, mia mamma mi ha portato alla scuola calcio: dovevo andare da Ouragahio ad Abidjan, tre ore e mezzo solo andata ogni volta. Ora con lei vive la mia fidanzata, che ha 22 anni. Però non so se ci sposiamo, è presto".

L'impatto con l'Italia non è stato felice: "Freddo. La prima volta che sono uscito dall’aeroporto, volevo riprendere l’aereo. Quando mi hanno mandato al Cesena, un anno fa, ero il quinto difensore centrale".  Va controcorrente Kessie, affermando di preferire l'Italia per l'estremo tatticismo: "Sì, mi piace. La tattica è importante: se capisci dove arriva la palla, il resto è facile. È vero anche che Yaya Touré ha parlato di me al City. Dopo l’Italia vorrei andare in Inghilterra ma tra un po’, non ora".  Qualche considerazione, infine, sui "prospetti" più interessanti della sua nazionale, la Costa d'Avorio: "Bailly, il difensore del Manchester United, e Aurier, terzino del Psg. Poi, forse, Max Gradel del Bournemouth".