Dea dell'Olimpo

L'Atalanta, ad un punto dalla qualificazione diretta ai gironi di Europa League, inizia a pianificare la prossima stagione. Un campionato esaltante, quello appena concluso, che consacra virtualmente gli orobici come una delle realtà più sane e intriganti del panorama calcistico italiano.

Dea dell'Olimpo
Atalanta in gol (Blogo)

Le sorprese nel calcio sono all'ordine del giorno. Chiunque ama l'eccezione, il momento volatile ed effimero, l'istante irripetibile. Eppure, c'è chi prova a costruirsi da solo la propria fortuna, mettendo le mani nella pancia del destino e aprendo nuove soluzioni. Progettualità e organizzazione sono parole troppo spesso strumentalizzate, immolate come contentino per le masse e gli stolti, un tentativo inutile di vedere la mela dal lato non morso. In realtà, l'Italia pallonara ha una mentalità prettamente anti-organizzativa, in Italia abbiamo tutto meno che la pazienza. Eppure, qualche mosca bianca fortunatamente c'è e dobbiamo a questi pochi eletti l'ebbrezza dell'istante irripetibile di cui sopra.

Antonio Percassi, professione imprenditore, innamorato pazzo della sua Dea. Il connubio tra un presidente e la sua società può funzionare solo in particolari condizioni di armonia, con la giusta dose di libertà e buon senso. Ma se a tutto questo aggiungiamo una passione forte per i propri colori, ecco che il conto dovrebbe tornare. Non si spiegherebbe, altrimenti, l'exploit di una stagione che i tifosi bergamaschi non dimenticheranno facilmente. Il lavoro di Gasperini è stato fondamentale, certo, ma la lungimiranza (e il carattere) di investire su alcuni reietti del nostro campionato è qualcosa di impagabile. Il margine di rischio è incalcolabile in situazioni simili, ma basta una scintilla per far scattare gli ingranaggi giusti. La stagione calcistica 2016/2017 andrà ricordata non soltanto per aver ridato all'Atalanta Bergamasca quel fascino che sembrava aver smarrito nella notte dei tempi, ma soprattutto per averci permesso di riaprire gli occhi su uno dei migliori vivai della nostra penisola. Gente come Domenico Morfeo, Gianpaolo Pazzini, Riccardo Montolivo, Manolo Gabbiadini, Jack Bonaventura, tutti cresciuti tra i campi di Zingonia. E' un ciclo continuo, che sforna nuove leve senza sosta, permettendo loro di salire alla ribalta al momento giusto. Se poi ci aggiungiamo che, ultimamente, i nerazzurri si sono specializzati nella valorizzazione di talenti impolverati, il ciclo continuo diventa un vero e proprio business. 

Franck KessieRoberto Gagliardini sono l'emblema di questo circolo virtuoso. Due talenti diversi per caratteristiche, ma affini come percorso ed esperienze. Entrambi reduci da campionati di Serie B e prestazioni discrete ma non esaltanti. Gagliardini soprattutto ha subito un'evoluzione spaventosa in soli sei mesi, guadagnandosi una maglia da titolare inamovibile tra le fila dell'Inter. Il ragazzo ex Vicenza ritroverà, molto probabilmente, il suo compagno Kessie nel derby di Milano della prossima stagione. L'ivoriano ha accettato l'offerta del Milan, preferendolo alla Roma. Entrambi i talenti in erba hanno fruttato la bellezza di 60 milioni nelle casse degli orobici. Tutto oro che cola, se si pensa che la società in questione viene da cinque salvezze consecutive, partorendo fuoriclasse ma attraversando anche momenti poco esaltanti. 

Ovviamente, non va dimenticato l'acquisto di Mattia Caldara da parte della Juventus, che porterà un'altra ventina di milioni sonanti al gruppo Percassi. Stime, ovviamente, ma per rendersi bene conto del miracolo (economico si, ma anche sportivo) che questa società è riuscita a compiere basta proseguire l'analisi della rosa. Andrea Conti è un altro talento grezzo, già autore di 7 gol, appetito da Napoli, Inter e Juve. La società lo ha svezzato e vorrebbe trattenerlo almeno per un'altra stagione, ma di fronte ad un'offerta irrinunciabile il ragazzo partirà. Come lui, tanti altri. Andrea Petagna, talento ex Milan probabilmente bistrattato in maniera eccessiva, o Leonardo Spinazzola, in orbita Juve ma anche lui pareva allontanarsi dai riflettori, e lo stesso Bryan Cristante che, dopo la parentesi al Benfica, sembrava diventato un lontano parente del golden-boy che esordì col Milan. Dimentichiamo qualcuno? Certamente, Rafael Toloi, Alejandro Gomez, Jasmin Kurtic e Remo Freuler gridano vendetta. Alcuni semi-sconosciuti, altri parevano sul viale del tramonto. Ma la Dea, si sa, ha molta familiarità con i miracoli ed è riuscita a restituire un senso calcistico e una collocazione tattica a personaggi imprevedibili. L'Europa League non sarà che l'ennesima occasione per ridare lustro a chi ha bisogno di una chance. Magari sarà il giusto palcoscenico per alcuni tra i baldi giovanotti che si sono affacciati nell'arco di quest'anno (Melegoni, Bastoni, Latte Lath).

L'Atalanta Bergamasca non è altro che l'ennesima dimostrazione di quanto paghi il duro lavoro, di quanta polvere serva mangiare per avere una fetta irrisoria di popolarità o appeal. Ma come diceva Andy Warhol, prima o poi tutti avremo i nostri quindici minuti di gloria e dovremo essere bravi a farli fruttare. Ecco, di certo la Dea nerazzurra ci sembra sulla buona strada.