Bologna, 13 punti in 6 partite e una cura che fa sognare

Quarta vittoria con Donadoni in panchina, una classifica che comincia finalmente a sorridere e soprattutto una consapevolezza diversa. Ecco come il Bologna è cambiato in cinque punti.

Bologna, 13 punti in 6 partite e una cura che fa sognare
Bologna, 13 punti in 6 partite e una cura revitalizzante che fa sognare

Ai nastri di partenza si era presentata come possibile sorpresa della stagione, ma le prime 10 gare non sono state all'altezza, addirittura peggio. Poi qualcosa di grosso è successo, il cambiamento ha giovato. Ed ora stiamo parlando di tutt'altra squadra. Il Bologna è nel pieno della sua rinascita e può cominciare a pensare in grande, perchè i risultati danno ragione agli emiliani. Da quando è arrivato Donadoni in panchina i risultati sono clamorosamente positivi: 13 punti nelle ultime 6 partite, bottino alla pari del Napoli, inferiore solo a quelle di Juventus e Inter, a quota 15.

Ma cosa è successo al Bologna? O meglio, cosa è cambiato al Bologna con l'avvicendamento in panchina tra Rossi e Donadoni? Sono stati cinque gli aspetti chiave toccati dal tecnico di Cisano Bergamasco.

1. Idee chiare e fondamentali - Il Bologna in campo non fa mai nulla di trascendentale, non cerca mai la giocata più complicata, e quando qualcuno la prova, spesso gli riesce. Donadoni è ripartito dalle basi, dall'aspetto tecnico a quello mentale. Se a questo ci sia aggiunge che la rosa è di un signor livello, le conclusioni si traggono presto.

2. L'assetto in campo, equilibrio nei reparti - Rizzo, un interno di centrocampo all'occorrenza esterno o altrettano al limite trequartista, gioca nei tre d'attacco. Uno come Ciccio Brienza, fantasia offensiva e talento sempreverde, a centrocampo. In teoria dovrebbero essere schierati al contrario, invece no. Donadoni mette l'ex Doriano in attacco per avere più muscoli, velocità, sostanza, Brienza a centrocampo per aiutare in fase di impostazione vista soprattutto la poca esperienza di Diawara. La stessa scelta di Rossettini terzino: non c'è spinta, ma c'è molto più equilibrio.

3. Mattia Destro - Destro con Delio Rossi non toccava quasi mai un pallone, era abbandonato a sé stesso, ma ci metteva del suo. Cambio di allenatore, 4 gol in 5 partite e sempre prestazioni di alto livello. Era solo una questione di sbloccarsi, una questione di fiducia e motivazione, e il Bologna ora ha di nuovo un centravanti, tra i migliori di tutta la Serie A.

4. Forza mentale - Il Bologna non si fa abbattere, ieri ha sofferto per 80 minuti prima di riuscire a vincerla nel finale. Probabilmente in tantissimi si sarebbero accontentati di uno 0-0, e sul campo del Genoa, dove il Napoli non è andato oltre il pareggio a reti bianche, sarebbe stato anche un buon risultato. Invece la fiducia e gli episodi hanno aiutato. Resta da sistemare un solo aspetto in questo senso: i troppi gol subiti nella ripresa, probabilmente una questione fisica.

5. Serenità nell'ambiente - Abbiamo imparato a conoscere Donadoni, e quando si pensa a lui come allenatore, una delle doti che viene in mente è la tranquillità che lo contraddistingue, la pacatezza, la capacità di lavorare in silenzio, senza dover fare la voce grossa e senza mai necessariamente essere appariscente, nonostante i meriti siano tanti. Il Bologna aveva bisogno di questo, Rossi non è mai riuscito ad essere sereno, e quindi a trasmettere tranquillità.

Pensare che gli emiliani possano tenere questa media punti (che sarebbe da Champions League) sembra un po' esagerato, ma a questo punto, in un campionato equilibrato dove nessuno corre troppo, si può pensare almeno all'Europa League. Prima però bisogna raggiungere quota 40 al più presto.