Cagliari, parla il Capitano

Daniele Dessena ricorda i momenti più importanti di quest'ultimo anno, dal terribile infortunio di Brescia alla doppietta contro il Palermo

Cagliari, parla il Capitano
Daniele Dessena (itasportpress.it)

"Una vita da mediano", recita così una famosa canzone, ed è così che Daniele Dessena si presenta: "La mia è sempre stata una vita da mediano. Cerco di infondere entusiasmo e dare il massimo".

Radiolina, il capitano del Cagliari confessa le emozioni provate nel periodo di recupero dall'infortunio occorso nella scorsa stagione: "Sono tornato bambino. Sentivo il bisogno di avere vicino mio padre. Riguardo spesso le immagini dell'infortunio: ne ho bisogno, mi serve per rafforzarmi e normalizzare l'episodio. Non ho paura: se devo entrare in contrasto, rompo la palla".

Non è però stato così semplice tornare in campo dopo il grave incidente. "Quando ero rientrato ad allenarmi con i compagni non sapevo come posizionarmi, non vedevo le giocate, gli altri andavano a doppia velocità. Mi dicevano che ogni allenamento che facevo era tanto di guadagnato per il mio corpo, ed era vero. Ho dato tanto in questi undici mesi, adesso mi sento ancora più forte, sia fisicamente che mentalmente". Come tutte le brutte storie, però, anche quella dell'infortunio di Dessena ha un lieto fine, la serata del match contro il Palermo rappresenta infatti la fine di un lungo calvario e l'inizio di una nuova avventura. "Sono andato ad esultare dove c'era Gianfranco Ibba perché era lì che avevo sofferto, guardando tutte le partite. È stato come un padre durante quei lunghi mesi di recupero: mi ascoltava, con lui sfogavo tutte le mie inquietudini. Si può parlare di favole, ma dietro c'è un grande lavoro e un grande amore per la mia professione. Dopo il secondo gol sono corso verso il muro dei tifosi, perché è una cosa incredibile, dalla tv non sembra così esaltante. Era la mia serata".

Finale dedicato al campionato sin qui disputato dalla squadra e ad un consiglio per i compagni al momento fermi per infortunio: "Non dobbiamo fare drammi per la sconfitta di Torino, è stata una partita nata male. L'espulsione? L'arbitro mi aveva chiesto di allontanare i miei compagni, poi come ho visto che voleva ammonire Farias gli ho istintivamente tirato il braccio. Lo ammetto, sono stato un ingenuo, ma è pur vero che il regolamento dovrebbe essere valido per tuttiAbbiamo 16 punti, non male, e davanti a noi sette partite nelle quali dobbiamo costruire la salvezza. Le partite che dovevamo vincere le abbiamo vinte e abbiamo strappato tre punti all'Inter e uno alla Roma. Rastelli è una persona d'oro e dimostrerà il suo talento. Da capitano, dico a Ionita e Joao Pedro di tenere duro e continuare a lavorare duro e stringere i denti. Sono due giocatori fondamentali, li accoglieremo a braccia aperte quando torneranno".