La vita di Lucas Castro sospesa tra un pallone e la chitarra

La doppietta di ieri alla Fiorentina e la musica nel cuore, un breve ritratto del Pata Castro.

Il calcio ha infinite note che, se coniugate nel modo giusto, formano una sottile melodia che rapisce e stordisce, dipende dai punti vista. Il calcio e la musica sono più coincidenti di quanto si possa credere, è un connubio perfetto tra il pizzico di follia e la flebile linea che separa l'ordinario da ciò che è prettamente vivibile con il sorriso. Dalla consapevolezza di chi sa che la felicità è racchiusa tra un pallone, le note di un canzone e un ukulele. Non è il lunedì mattina in sette righe ma la vita di uno che da ragazzino veniva soprannominato "Pata", ovvero piedone, perché aveva il 45 di scarpe. E' la vita di Lucas Castro, l'anima vivace del sempreverde Chievo.

Ieri la vittoria in rimonta con la Fiorentina per gli uomini di Maran che, adesso, sono dalla parte sinistra della classifica con undici punti in coabitazione con Sampdoria e Bologna. Il protagonista della domenica clivense è proprio Castro che, con una doppietta, suona la sua melodia anche alla Fiorentina che si sbiadisce dopo il gol del vantaggio di Simeone. Poi arriva il Pata, puntuale come i suoi video in cui si diverte a strimpellare la chitarra sulla note della serie Narcos. Arriva il Pata, dunque, pareggia e ringrazia Biraghi per il liscio in area. E' un gol che assomiglia a un colpo di batteria, un solo e l'avversario è schiantato ma il secondo è un assolo di chitarra, un colpo di testa che come un arcobaleno si insacca nel sette con Sportiello che può solo osservare la traiettoria della sfera.

E' un assolo magico, è un connubio tra calcio e musica che parte da lontano come racconta lo stesso Castro: "Tutto è nato quando ero bambino. Ho comprato una chitarra e ho iniziato. Sono di La Plata, una città molto musicale dove sono emerse tante band. Poi ho continuato da ragazzino con gli amici a Buenos Aires, qualcuno suona ancora nei locali". Poi l'avventura dei Los Vulcanos, la band creata ai tempi del Catania proprio da Castro e dal Papu Gomez in quartetto che comprendeva anche Pablo Alvarez, Nicolas Spolli: "Col Papu ci divertivamo così in ritiro. Era un modo per passare il tempo. Con il permesso del tecnico portavamo tastiera, chitarra e altri strumenti per divertirci. Improvvisammo un complessino. Gomez cantava, Spolli invece rullava una specie di tamburo. Alcuni giocavano alla Playstation; noi, invece, preferivamo suonare e cantare. Spolli e Izco, che all’inizio in realtà faceva del baccano, poi hanno imparato e con la pratica sono migliorati tanto. Ogni nostro video prevedeva una parte di progettazione e poi la creazione vera e propria. Qua al Chievo invece ho trovato Gobbi che suona bene".

La musica come metodo per imparare una lingua non semplice come l'Italiano: "La musica mi ha aiutato anche ad apprendere l’italiano. La lingua l’ho imparata bene anche se è più facile cantare che parlare fluidamente". Il Pata canta ed incanta attraverso i suoi idoli, quelle pietre miliari come l'ode a Maradona, con tanto di ringraziamento del Pibe de Oro, e la venerazione per l'ultimo Diez: Juan Roman Riquelme. E' una storia meravigliosa quella di Castro in cui la musica si fonde col calcio che, però, resta sempre la priorità anche se in futuro qualcosa potrebbe succedere come afferma lo stesso giocatore: "Il calcio dà da vivere, la musica a me no. E ho moglie e due figli. Una volta terminata la carriera potrei provarci con la musica".

Mai dire mai, dunque, ma a 28 anni, e nel pieno della carriera, il Pata vuole continuare a regalare gioie al Chievo attraverso quelle melodie che uniscono calcio e musica: "È una fortuna vivere qui, in questa città così tranquilla con una tifoseria serena che ti sostiene. Stiamo andando bene, speriamo che le cose continuino così", parola del Pata.