Empoli, Maccarone lascia: "Chiedo scusa a chi ho deluso"

Big Mac scrive una lunga lettera ai tifosi nel giorno in cui scade il suo contratto con i toscani: "In questa città sono diventato uomo, porterò la tifoseria sempre nel cuore", aggiungendo una nota polemica verso la società: "Alcune figure non sono in grado di reggere le pressioni".

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Dopo 7 anni divisi in due parentesi – tra il 2000 ed il 2002 prima e dal 2012 al 2017 poi – Massimo Maccarone dice addio all’Empoli. Oggi scade il contratto che lo legava ai toscani ed è ufficialmente svincolato: voci insistenti lo danno come prossimo alla firma con la Carrarese di Silvio Baldini, ma non è da escludere un eventuale ritiro dal calcio giocato.

Dopo la dolorosa retrocessione in Serie B, non è stata fatta alcuna dichiarazione ufficiale dallo storico capitano. Fino ad oggi però, perché è lo stesso Big Mac a rompere il silenzio con una lunga lettera dedicata ai tifosi in cui spiega diversi retroscena che sono anche il motivo della disastrosa stagione appena conclusa: “So che molti non comprendevano il mio silenzio, ma era l’ultimo atto di obbedienza e fedeltà che mi sentivo di dimostrare a questa società con la quale mi legava un contratto fino al 30 Giugno” esordisce nell’accorato saluto, “Grazie a chi mi ha sempre sostenuto e dimostrato il suo affetto soprattutto nei momenti difficili, affetto che ho cercato di ricambiare mettendo tutto me stesso in campo con passione amore e dedizione. Più di 100 reti non bastano a raccontare le emozioni e i ricordi indelebili che ho vissuto con questa maglia. Ho trascorso gran parte della mia carriera a difendere questi colori che oramai sento e ho stampati sulla pelle e avrei continuato a farlo anche a fine carriera dando il mio contributo per la crescita dei giovani”.

Maccarone prosegue con una dichiarazione di attaccamento alla città: “Posso assicurarvi che su ogni campo e con tutto me stesso ho sempre lottato cercando di meritarmi quell’affetto e quell’amore che quotidianamente mi circondavano e che sentivo vibrare sugli spalti e tra le strade di questa città. Empoli! La mia città di adozione, in cui sono cresciuto come calciatore e come uomo, e dove ho scelto soprattutto di edificare la mia casa, dove ho messo su famiglia e posto le basi per il mio futuro”.

La carriera di Maccarone ad Empoli si è divisa in due parentesi ed il ritorno nel 2012 non è stato scontato: “Sono fiero della scelta fatta cinque anni fa, quando nel 2012 scelsi Empoli tra le offerte che avevo sul piatto. Fu una scelta non senza difficoltà e contro il volere di chi curava i miei interessi; dissi “si” a quella società che aveva riposto fiducia in me da giovane permettendomi di diventare quello che sono e verso la quale mi sentivo debitore, facendo prevalere gli ideali dell’uomo agli interessi del calciatore”; da lì altri 5 anni, pieni di soddisfazioni ma non senza delusioni, soprattutto l’ultima, la più cocente: “In questi 5 anni abbiamo gioito e sofferto insieme, dalla salvezza in B al mio ritorno, passando per le fantastiche annate in A fino, purtroppo, alla debacle del 28 Maggio a Palermo. Nel calcio si vince e si perde insieme, ma io sono il capitano e come un “capo” deve fare, mi assumo le responsabilità di quest’annata iniziata male e finita peggio. Bastano pochi secondi, il tempo di un’azione, un errore di valutazione, o semplicemente un errore come ne capitano tanti in una partita, ma che in alcune situazioni diventano fatali e pesano come macigni. Da quel punto in poi, nel mio silenzio, ho letto e sentito di tutto sul mio conto. Il tempo di un’azione e da beniamino diventi “il traditore”, un problema da risolvere e da eliminare”.

L’amarezza è tanta ed ancora forte e per Maccarone le responsabilità sono della società, spiegando così, con una forte nota polemica: “In cima alle mie priorità c’è sempre stato il bene dell’Empoli. E posso assicurarvi che non farei nulla per comprometterlo anche oggi che non ne faccio più parte. Ed è per questo che ho accettato il percorso di rifondazione intrapreso della società per il bene dell’Empoli. A mio avviso ancora più efficace sarebbe stato se questo fosse partito dalla dirigenza anziché dal campo (con tante persone dello staff mandate a casa), epurandola di quelle figure non in grado di sopportare le responsabilità e le pressioni che un grande club come l’Empoli ha, soprattutto nei momenti difficili. Fra i valori che mi ha insegnato mio padre il primo è sicuramente il rispetto… così presente sulla bocca di tutti e nel cuore di pochi”.

Infine, ecco l’addio: “Chiedo scusa a tutti quelli che ho deluso e che oggi mi puntano il dito. Qui lascio tutti gli amici, gli anni e i ricordi più belli della mia carriera. Porterò nel cuore Empoli e la sua tifoseria ovunque andrò. Avrei voluto abbracciarvi uno ad uno per ringraziarvi e per avermi fatto sentire sempre a casa, per avermi fatto sentire come uno dei vostri e avrei voluto festeggiare la mia ultima al Castellani con tutti voi, magari con in mano una pinta di birra come a Bologna".