Milito e il lungo addio

Si chiude la storia di Milito all'Inter. Dall'arrivo nel 2009, al trionfo di Madrid, fino alle fatiche dell'ultima stagione. Un campione troppo spesso frenato da infortuni e problemi fisici. A giugno l'addio. Pronto un ritorno in patria, al Racing.

Non sempre le storie possono glorificarsi di un lieto fine. Talvolta ad accendere la miccia è un momento buio, negativo. Diego Milito lascia, per scelta sua e di altri. Thohir ha in mente una ricostruzione dell'Inter in primis economica, in secondo piano tecnica. Lontano il periodo dei contratti esorbitanti, sperduta nella nebbia di stagioni oscure la notte di Madrid. Già, Madrid. Quella notte un Principe portò l'Inter sul tetto del mondo. La notte di Mourinho e degli interisti, soprattutto la notte di Milito. Da quel giorno è entrato in gioco un meccanismo di riconoscenza che mal si concilia col calcio moderno. Impossibile scaricare gli uomini dell'impresa. E allora rinnovi, strette di mano, il passare veloce del tempo, in un perenne e inarrestabile degrado, fino all'addio di Moratti e all'avvento del magnate indonesiano. Con un Presidente esterno, lontano dalle emozioni di quei giorni, più facile ricostruire, spazzare definitivamente il ricordo di un trionfo. 

A giugno 2014 terminerà l'epurazione iniziata sì, ma mai veramente ultimata. Lascerà anche Milito, non come avrebbe voluto. L'idea di terminare la carriera in Argentina, al Racing, è da sempre pallino dell'attaccante del Bernal, ma c'è modo e modo di lasciare il calcio che conta e Milito avrebbe forse meritato altro finale. Sulla sua strada si sono posti acciacchi continui, fermate faticose. Il rientro dal problema al ginocchio patito lo scorso anno, la doppietta, un'illusione, contro il Sassuolo, prima di otto sfide senza trovare la rete. La sensazione inesorabile di una indelebile lentezza di movimento. Come se di colpo le 34 primavere pesassero di più sul corpo martoriato di Diego. L'ultima istantanea a San Siro. Milito si prende di rabbia il pallone, vuol scacciare i fantasmi, scaricare in porta il rigore della possibile vittoria, accantonare le critiche, rimandare la fine. Sulla mano protesa di Curci si spegne il sogno del Principe e la Milano nerazzurra si riscopre vuota. Forte la voglia di fischiare, tanto quanto il pensiero dell'urlo di Milito al Bernabeu. Sentimenti che cozzano, violenti. Sentimenti di un tempo, lontano. 

Resterà Milito, nel cuore, più che nella mente. Il libro, eroso dal tempo, ha bisogno di un capitolo nuovo. Da San Siro all'Argentina, con la benedizione del padre, in attesa dell'ufficialità "Diego è pronto per far ritorno in Argentina. Ho saputo che il Racing vuole fare una grande squadra e per questo motivo sta chiamando molti giocatori che oggi sono in Europa". Dall'Inter al Racing, senza dimenticare il passato, ma con un occhio rivolto al futuro.