Zanetti e il ritiro: "Sento che è arrivato il momento giusto, il calcio mi ha dato tanto"

Non ha dubbi Javier Zanetti sul suo ritiro che verrà festeggiato sabato 10 e poi ufficializzato nella sfida contro il Chievo che chiuderà questo campionato

Zanetti e il ritiro: "Sento che è arrivato il momento giusto, il calcio mi ha dato tanto"
Javier Zanetti

Manca sempre meno al 10 maggio, giorno in cui Javier Zanetti saluterà il calcio e l’Inter, squadra che lo ha accompagnato in tutta la sua lunga carriera. Se i tifosi sperano che questo giorno arrivi il più tardi possibile, Zanetti non è da meno e, in una lunga intervista al quotidiano argentino, La Nacion, ha parlato proprio dell’imminente addio al calcio giocato.

Non ha dubbi Pupi sul ritiro, sa che il momento è giusto: "Sento che è arrivato il momento giusto per farlo. Perché il calcio mi ha dato tantissimo e io mi sono goduto ogni attimo. Perché dopo l'infortunio al tendine d'Achille dello scorso aprile, volevo dimostrare di poter tornare comunque ad essere competitivo e ci sono riuscito. Mi sento completo e realizzato: ritirarsi a 41 anni è una sensazione impagabile. Per me è una cosa che ha un valore immenso, e ora è arrivato il momento giusto". 

La sicurezza è tale che, il Capitano, non teme il giorno dopo, quel “resto della sua vita” che lo aspetterà dopo la gara contro il Chievo: "No, paura no. Sicuramente mi mancheranno certe cose, certi aspetti della routine da calciatore, i momenti negli spogliatoi e soprattutto la competizione. Però penso che la paura deve averla chi non sa come occupare il nuovo tempo libero, e per fortuna io questa questione l'ho risolta. Chiaro che niente sarà più come prima, però sono già pronto perché proseguirò nel mondo del calcio e questo mi manterrà vivo”.

Ora lo aspetta un futuro da dirigente dell’Inter anche se Zanetti si augura di non dover andare in contro ad un ruolo da “giacca e cravatta”: "Spero che non sia necessario. Sognavo di finire la carriera all'Inter, a casa mia, e ci sono riuscito. E' stata una scelta di vita quella di chiudere la carriera in Italia, e da adesso, nelle funzioni di manager sportivo, cercherò di essere utile alla squadra anche fuori dal campo. Si aprirà un nuovo mondo per me, e ciò mi entusiasma. Ci saranno mille cose da fare”.

Sarà però inevitabile lasciarsi sopraffare dalle emozioni: "Sabato ci sarà la partita contro la Lazio, e anche se la Curva Nord sarà chiusa per i cori razzisti, ci sarà comunque tantissima gente che starà preparando qualcosa. Quando finirà la partita contro il Chievo, poi, sono sicuro che mi passerà tutta la carriera davanti. Mia madre, mio padre, mia moglie, i miei tre figli, tutta la gente che mi ha sostenuto. Chissà come mi lascerò andare…".

C’è poi naturalmente lo spazio per ripercorre la lunga carriera di Zanetti, queste le partite che il Capitano rigiocherebbe volentieri: "Due, una per godermi ancora il momento l'altra per cambiare il destino. Tornerei a giocare la finale Champions del 2010, per rivivere la notte magica del Bernabeu. E darei tutto per rigiocare la partita contro la Svezia, quella che ci costò l'eliminazione dal Mondiale in Giappone". 

Questo invece ciò che più sorprende Pupi di tutta la sua esperienza da calciatore: "I numeri, le statistiche. Vedere che ho giocato 1112 partite, che sono quarto nella tabella di tutti i tempi e che quelli davanti a me sono portieri, che sono l'unico argentino ad aver giocato oltre mille partite, che sono lo straniero ad aver giocato più partite in Serie A e solo Paolo Maldini ha più partite giocate di me. Che nessuno ha giocato in un club più di me all'Inter e nella Nazionale. A volte mi chiedo: 'Ma davvero ho fatto tutto questo?', poi mi riempio d’orgoglio".

Una lunga carriera vissuta in Italia, all’Inter ma iniziata in Argentina dove si sente comunque riconosciuto: "Sì, anche in Argentina sono ben valutato, anche se ci è voluto un po' di più. Ma anche al mio Paese ho sempre ricevuto tanto affetto. Forse ho ricevuto troppe critiche da una parte della stampa. Sono stato un campione lontano dall'Argentina e di questo la gente mi è riconoscente. Mi vedono come uno che ha lasciato sempre una buona immagine del suo Paese ovunque fosse andato, che ho reso onore ai colori dell'Argentina. E poi, al di là dei risultati ottenuti, io ho voluto sempre giocare con la maglia del mio Paese, pur non avendo vinto titoli non ho mai voluto scegliere in quali periodi andare e in quali no”.

Parlando invece di compagno ed avversari, Zanetti ricorda: “Ronaldo, Baggio, Messi, i migliori compagni, Giggs, Zidane e Kakà gli avversari più duri”. 

Spera, Zanetti di poter essere visto come un esempio: "Speriamo, non so se definirmi un esempio, potrei passare per vanitoso. Però spero che chiunque possa trarre qualcosa di positivo ripercorrendo la mia carriera da calciatore. Specialmente per il modo in cui mi sono costruito la carriera”.

Infine, davanti a questo uomo sempre calmo, pacato e tranquillo, domandare se gli capiti mai di arrabbiarsi, è quasi d’obbligo, così risponde Zanetti: "Sì, più spesso di quanto la gente possa immaginare. Ma anche nei momenti spiacevoli si possono vedere le cose migliori".