Sprazzi di Inter, Mancini plasma la sua squadra

Vittoria e sorrisi in casa nerazzurra, una boccata d'ossigeno dopo il suicidio interno con l'Udinese. Tre punti per riallacciare il treno europeo e assimilare i dettami del tecnico.

Servivano tre punti, per cancellare l'amara delusione di San Siro, chiudere la porta a possibili scenari apocalittici, salire sull'ultimo carro del lungo treno che ospita le tante pretendenti alla zona Europa. Sono arrivati i tre punti, al termine di un incontro positivo, ricco di spunti, condito da qualche incertezza, ma anche da tante note liete. La mano di Mancini avvolge l'Inter, lo si intuisce dall'atteggiamento coraggioso, dal possesso palla spesso finalizzato a far male e non figlio di una manovra sterile e senza sbocchi, dall'approccio convinto, dal saper imporre la superiore forza. 

Quel che manca, talvolta, è la giusta compostezza. La coperta corta mostra i suoi lati peggiori quando l'Inter deraglia in un pressing senza ordine o quando errori individuali espongono a pericolose ripartenze. Lì, anche una squadra modesta come il Chievo, diventa pericolosa, perché Ranocchia e Juan si trovano esposti a pericolosi 1vs1 e la difesa traballa. Si erge a protagonista Handanovic, senza mezzi termini l'unico top player oggi in casa nerazzurra, ad evitare un'ennesima nottata da incubo.

Scampato il pericolo sale in cattedra Kovacic. Inseguito, picchiato, ammirato. Dai piedi del croato sgorga il gioco dell'Inter. Segna, imposta, ascolta Mancini che dalla panchina lo segue e lo guida, scegliendo lui come "bersaglio" prediletto. Chiaro l'intento del Mancio, completare il bagaglio del gioiello ex Dinamo Zagabria per farne un fuoriclasse assoluto.

Piace altresì vedere Medel spingersi fin al limite dell'area avversaria, in una marea nerazzurra che procede compatta, senza timori. Il raddoppio di Ranocchia chiude la porta a possibili imprevisti, come l'espulsione di Botta. Non casuale la scelta D'Ambrosio nel comparto dei quattro dietro. Rispetto a Dodò, Danilo garantisce attenzione in fase di copertura e da equilibrio a un undici spregiudicato, in cui stenta a decollare Guarin, giocatore alterno, spesso corpo estraneo.

Davanti non trovano il gol Palacio e Icardi, ma i movimenti sono giusti e agevolano l'inserimento di gente come Kuzmanovic. Tre punti a Verona, per cancellare il passato e approcciare con moderato ottimismo il doppio impegno a cavallo delle feste natalizie, con Lazio - oggi terza forza del campionato - e Juve. In attesa di gennaio, e di acquisti mirati chiamati a chiudere lampanti lacune in una rosa costruita per altri.