Inter, Mancini: "Siamo cresciuti, a livello di personalità e di gioco"

Il tecnico, ospite a Gazzetta Tv, racconta il ritorno all'Inter, senza dimenticare il passato in Premier e l'avventura alla Sampdoria, da giocatore.

Inter, Mancini: "Siamo cresciuti, a livello di personalità e di gioco"
Inter, Mancini: "Siamo cresciuti, a livello di personalità e di gioco"

Roberto Mancini, ospite a Condò Confidential, su Gazzetta TV, si divide tra presente e passato, illuminando la sua carriera, da giocatore di talento ad allenatore di successo. L'Inter è una scommessa. Mancini sceglie di tornare a Milano in un momento di particolare difficoltà per il club. Thohir identifica Mancini come l'uomo del rilancio, in Italia e in Europa. Il sodalizio è forte, Thohir investe , Mancini detta le linee da seguire. I risultati non sorridono al tecnico, l'Inter di Roberto segue, a detta dei numeri, il percorso intrapreso dall'Inter di Walter (Mazzarri). I numeri però non raccontano tutto, l'inversione di tendenza è evidente, la squadra cresce, in termini di gioco e personalità, impone il ritmo, sceglie di fare la partita, senza attendere, con paura, il morso nemico.

Di cavolate ne ho fatte tante, ho fatto pure questa. Uno che ha vinto, che ha fatto bene, non può andare a rovinare i ricordi. Però adesso son qua, quindi… Mi aspettavo di far meglio a livello di risultati, sì. Però credo che siamo l’unica squadra a essere cresciuta così tanto nel giro di 5 mesi a livello di gioco e personalità: non mi era successo nemmeno al City o al Galatasaray”.

La prima "visita" di Mancini all'Inter si chiude dopo una stagione nobilitata dallo Scudetto. Moratti cede all'infatuazione per Mourinho, liquida l'ex numero dieci e si affida al vate portoghese. La storia da ragione al Massimo tifoso nerazzurro, per il Mancio qualche rimpianto, un addio anticipato, all'alba dell'epopea di casa Inter.

“Credo lo avesse contattato già dopo il mio sfogo seguito alla sconfitta col Liverpool (11 marzo 2008, eliminazione dalla Champions). Per un po’ calò il gelo, ma credo di dover ringraziare Moratti: mi ha dato la possibilità di allenare l’Inter in un momento importante”. 

Dalla Serie A alla Premier. Il fiore all'occhiello è il titolo col City. Manchester si trasforma, il blu del City offusca il rosso dei diavoli di Ferguson, Mancini ferma il maestro e sale sul trono d'Inghilterra.

“Dovrebbero farci un film. Furono decisivi i due derby con lo United, che dominava da decenni. Dopo quello che vincemmo 6-1 all’Old Trafford, portai a Ferguson una bottiglia di rosso che valeva più di 500 euro: nel suo studio aveva una cantina eccellente, però quel giorno lì era un po’ arrabbiato”. 

La chiusura è dedicata al Mancini giocatore. Un ricordo dei tempi in blucerchiato, la premiata ditta Mancini - Vialli, Mantovani alla guida del club. Infine una confidenza: l'allenatore Mancini insegue il giocatore Mancini, al momento inarrivabile.

“Mantovani mi pagava meglio di quanto sperassi. Poi però dava sempre un po’ di più a Vialli. Lo faceva solo per farmi arrabbiare.

Più forte da giocatore o da allenatore? Sì, vabbè, da giocatore”.

Fonte Gazzetta.it