Inter, Jovetic: "Potevamo e dovevamo arrivare terzi"

Il montenegrino, al Corriere dello Sport, racconta l'avventura in nerazzurro e conferma la volontà di prolungare l'esperienza milanese.

Inter, Jovetic: "Potevamo e dovevamo arrivare terzi"
Source: Marco Luzzani/Getty Images Europe

La stagione dell'Inter volge al tramonto. L'attenzione si sposta sul mercato estivo - in arrivo un'altra rivoluzione - mentre la squadra insegue sul campo un successo utile per blindare la quarta posizione. Stevan Jovetic, sulle colonne del Corriere dello Sport, racconta l'approdo in nerazzurro. Un inizio in pompa magna, con Jovetic - di ritorno in Italia dopo l'esperienza in Premier - a trascinare l'Inter con assoli di classe, gemme solitarie a coronare una crescita strutturale. Un'Inter cinica e vincente. Poi un lento ritorno nell'anonimato, panchina e malasorte, infortuni e scelte tecniche.  

"All'inizio giocavo sempre e ho anche fatto la differenza, poi è stata dura incidere giocando a intermittenza. A gennaio è cominciato il periodo più duro sia per me sia per la squadra. A febbraio ho avuto un po’ di problemi fisici, proprio quando stavamo perdendo terreno in classifica. In precedenza non avevo giocato per scelta tecnica". 

Il calciatore racconta poi il rapporto con Mancini. Jovetic non entra nel merito, allontana possibili polemiche e riduce il battibecco col tecnico - in occasione della gara d'andata con la Lazio - a un semplice momento di tensione, un eccesso dovuto al risultato maturato sul terreno di gioco. L'Inter di testa che crolla al cospetto di una Lazio fino a quel punto maldestra.  

"Io faccio quello che dice lui perché è il mio allenatore. E’ un rapporto normale, come quello che ha con tutti gli altri". 
 
"Niente di particolare. Sono state scritte mille cose, ma la verità è che eravamo tutti nervosi perché avevamo avuto l’occasione per scappare in classifica e non l’avevamo sfruttata. C’era rabbia nello spogliatoio, ma non ci sono state offese o altro". 

Dalla Lazio alla Lazio. Anche all'Olimpico, Inter al tappeto. Un approccio errato, una sensazione di superficialità. Spina staccata e facile affermazione biancoceleste. 45 minuti, i primi, non da Inter, con Mancini furioso in panchina. 

"Siamo entrati in campo nella maniera sbagliata, con un approccio non giusto, ma non so spiegare il perché. Abbiamo subito gol all’inizio e siamo andati in affanno. Di certo non abbiamo fatto una partita da Inter". 
 
Difficile tracciare un bilancio. Per Jovetic, il bicchiere è mezzo vuoto. Girone d'andata ai limiti della perfezione, con il gruppo a limare le carenze di rosa, un insieme in grado di annullare le mancanze tecniche. Poi scelte azzardate, un vento contrario, l'arrivo della crisi e la descensio, fino alla quarta posizione attuale, con la Champions lontana.  

"Per come si erano messe le cose all’inizio, potevamo e dovevamo arrivare terzi. A gennaio però non abbiamo vinto tante gare, soprattutto in casa. Un calo purtroppo c’è stato e lo abbiamo pagato alla fine. Dovevamo giocarci almeno la qualificazione per la Champions e mi dispiace che non ci siamo riusciti". 

Sul futuro, l'attaccante non ha dubbi. L'obiettivo è conquistare l'Inter, Jojo vuole rinnovare il suo rapporto col club, giocare un ruolo chiave anche nella prossima stagione. Da valutare, però, le intenzioni della società, la conferma non è scontata. 

"Sono arrivato qua per restare almeno un paio di anni. A fine stagione parlerò con la società, ma io non voglio andarmene: posso dare molto di più a questa squadra, non ho fatto vedere quanto valgo". 
 
Voci di mercato accostano Tourè e Zabaleta all'Inter. Jovetic conosce bene i due e consiglia caldamente agli uomini di mercato nerazzurri di chiudere la doppia operazione. Profili di spessore internazionale, in grado di chiudere una falla importante, di rivestire di nobiltà corsia e zona centrale.  

"Touré e Zabaleta sono tra i più forti al mondo e sarebbero utili a qualunque squadra, anche all’Inter. L'argentino è uno affidabile che sulla fascia non tradisce mai, mentre l'ivoriano è un mix di forza fisica, tecnica e personalità, un centrocampista che perde pochi palloni perché... li nasconde agli avversari".  

In chiusura, un commento sulla coesistenza con Icardi. La sensazione di scarsa confidenza, fiducia. Jovetic elogia il compagno e sottolinea lo scarso impiego in coppia con l'argentino. Questione di tempo, per affinare l'intesa, per creare una coppia, sulla carta, devastante. 

"Io penso di rendere al massimo dietro un’altra punta o comunque con un altro giocatore accanto. Io e lui abbiamo disputato ottime partite insieme e altre meno buone. Secondo me lui è un attaccante davvero forte e siamo compatibili, ma potevamo fare molto meglio". 
 
"Non ci ha favorito l’aver giocato poco in coppia. Dal primo minuto avremmo disputato 10-12 incontri e il feeling lo trovi in partita, non solo durante gli allenamenti".