Milito: "Icardi killer e uomo squadra, vale Higuain"

Anche Diego Milito celebra Icardi dopo la performance con la Juve.

Milito: "Icardi killer e uomo squadra, vale Higuain"
San Siro ricorda Diego Milito

In questi giorni sono stati in tanti a complimentarsi con Mauro Icardi, attaccante dell'Inter autore di una grandissima partita con la Juve. Tra i tanti spicca certamente un altro grande centravanti interista, Diego Milito, che alla Gazzetta dello sport affida le sue impressioni. 

"Che partita straordinaria! Che fosse un killer sotto porta lo sapevano tutti, ma contro la Juve è stato un vero uomo squadra. Lo dimostrano le sportellate contro Bonucci e Chiellini, i falli presi per far salire la squadra, la lucidità con cui anche se sembrava che avesse perso l’attimo ha inventato il cross di esterno per Perisic. E ha solo 23 anni! Icardi nuovo Milito? Certi confronti non mi piacciono. Come me, ha il compito di finalizzare il lavoro di tutta la squadra, ma lui è più animale d’area, io amavo svariare".

Diversa però è la considerazione che il giovane attaccante riceve in patria: "Il vero problema è la concorrenza, però ora Mauro merita la convocazione. Higuain? Allegri avrà le sue ragioni, ma sono rimasto molto sorpreso quando ho visto il Pipa (così chiama il Pipita, ndr) in panchina. Icardi lo vale, anche se Gonzalo ha più esperienza, avendo giocato a certi livelli con il Real. Per il titolo dei cannonieri vedo una lotta tra loro due".

Restando in casa Inter, Milito spiega: "Idea su De Boer? Ottima. Con lui mi sarei trovato a meraviglia perché vuole sempre imporre il suo gioco, cercare la porta. Cambiare allenatore in pieno agosto è stata una scelta pericolosa, ma da fuori non posso sapere cosa c’è dietro. Poi capisco lo scetticismo da parte di un Paese legato a un calcio molto tattico. De Boer però ha solo bisogno di tempo".

Con la Juve si è vista una grande squadra, non si può dire lo stesso però di quanto accaduto in Europa League: "Serve tempo perché si formi un vero gruppo. Anche se non amo fare paragoni perché ogni squadra, allenatore e giocatore hanno le proprie caratteristiche, nel 2010 eravamo di tante razze e lingue diverse. Magari gli argentini si frequentavano di più nel privato, ma abbiamo saputo mettere da parte le nostre diversità per pensare solo come un gruppo".

Il principe non trattiene i complimenti, anche se qualcosa da ridire a qualcuno non manca: "Ever è fantastico, è già il leader calcistico di questa squadra, quello che la guida, che fa la differenza. A centrocampo può giocare ovunque, forse meno davanti alla difesa, dove pure aveva iniziato in Argentina. Ansaldi darà un contributo fondamentale sulle fasce. BrozovicSbagli: non sai cosa ti stai perdendo...".

Una battuta anche sulla nuova e vecchia proprietà: "Ottima impressione. Suning fa sul serio e sono certo che l’Inter tornerà tra i migliori club del mondo. Thohir è sempre molto gentile con me. Ne approfitto per smentire che io, Samuel e Cambiasso ci siamo rimasti male quando decise di voltare pagina e non rinnovarci il contratto. Per me almeno era giunta l’ora di tornare a casa. Zanetti e Moratti? Nessuno ha dato tanto all’Inter come Zanetti. Sarebbe bello se diventasse presidente. Moratti? Lui rimane l’Inter. Anche domenica non sono riuscito a non chiamarlo presidente. E l’ho invitato alla mia partita d’addio, l’11 novembre a Buenos Aires".

Passando poi ad altri temi forti del nostro campionato, nella fattispecie quelli riguardanti lo scudetto, Milito dice: "L’Inter ha l’obbligo di puntare sempre al massimo. Aver battuto i campioni dimostra quanto vale questa squadra. Che mi era piaciuta già a Pescara, mostrando grande carattere. Con la Juve ci hanno aggiunto anche il gioco. In Champions deve tornare, lotterà contro Juve, Napoli e Roma, che restano più rodate. Le altre le vedo dietro".

Per finire, Milito torna con la mente ad alcuni tra i suoi più bei ricordi: "Sa qual è il gol più bello del Triplete? Quello alla Roma. Vincere la Coppa Italia in casa loro ci ha dato la forza per fare la storia. Lo scudetto vinto a Siena fu soffertissimo. Loro erano retrocessi ma segnai solo nel finale. A quel punto arrivammo a Madrid troppo carichi per perdere. Quando il sorteggio ci diede già negli ottavi il Chelsea, favorito col Barcellona per la vittoria finale, si sentiva il pessimismo dell’ambiente. Quella vittoria è stata la svolta di tutto".