Spunti di Inter

De Boer sceglie Joao Mario in regia, la manovra è più rapida e le occasioni aumentano. Icardi si sblocca, dietro la baracca regge.

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Thohir interroga Zhang Jr, sul tavolo il futuro di De Boer. Vertice societario, per dirimere una spinosa questione. Il campo è un'appendice secondaria, ma importante. La notte di San Siro regala al tecnico olandese un'oasi di ristoro, un salvifico stacco dalla recente pressione. L'Inter batte il Torino, al tramonto. Minuto 88, Icardi controlla e fulmina Hart, un gol da attaccante, vero. Crolla il muro di paure e incertezze, sul volto dell'argentino prende forma un sorriso radioso, mentre De Boer, lontano, stringe il pugno, in una smorfia liberatoria. San Siro applaude, con convinzione. 

Affermazione di carattere e coraggio. Il Giudice Sportivo spedisce Medel dietro la lavagna per tre turni ed offre a De Boer un'interessante soluzione tattica. Senza il Pitbull, fedelissimo del tecnico - con Kondogbia fuori dalla lista dei convocati - spazio a una mediana di corsa e fantasia. La parziale rinuncia all'equilibrio paga, perché la palla corre rapida da un lato all'altro e, specie nella ripresa, il contatore delle occasioni decolla. Joao Mario si posiziona nella zona mediana, è il punto di riferimento per la linea di difesa e per la batteria offensiva, detta tempi e gioco. Quando l'azione prende forma, il portoghese si abbassa tra Miranda e Murillo, con Ansaldi e Nagatomo alti in corsia. Con la palla sulla trequarti, l'ex Sporting accorcia per fornire uno scarico facile. In sostanza non manca mai una soluzione, chi ha tra i piedi la palla ha sempre una credibile alternativa, il prodotto è un calcio snello e repentino. 

Apporto importante anche per Brozovic e Banega. Il croato garantisce un moto perpetuo, propensione all'inserimento, aiuto sull'esterno. Manca un pizzico di predisposizione tattica, specie quando occorre ripiegare e chiudere varchi all'altrui incedere. Lo spirito è però giusto, la conferma nell'undici titolare è testimonianza del mutato atteggiamento. Il ritorno di Banega è invece necessario. L'argentino ha nei piedi il calcio, intuisce, con anticipo, la giocata, ha quel vantaggio temporale che contraddistingue i giocatori di caratura superiore. 

La rinuncia a Perisic - in luogo di Eder, in gol a Bergamo - segna un punto a favore di De Boer, fiero nel suo cammino, pronto a dolorose scelte pur di perseguire la strada maestra. L'ex Samp non punge in zona gol, ma è un collante straordinario, per spirito di sacrificio e abnegazione. 

Qualche interrogativo in più dietro. Il Torino è meno brillante di altre volte, eppure quando, nella ripresa, alza il baricentro e aumenta il forcing, mette in ambasce l'Inter. Miranda mantiene salda la base nerazzurra, Murillo paga - in una serata a lungo positiva - la consueta irruenza. In corsia, balbetta Ansaldi. Il ritardo rispetto ai compagni costringe il laterale a un lungo inseguimento, l'infortunio pesa sulle attuali prestazioni. Serve tempo.