Inter-Roma: parola al campo, le mosse di Pioli e Spalletti

Proviamo ad addentrarci nei meandri tattici del big match di San Siro. Una partita dal gusto nostalgico, ma da sempre caratterizzata da qualità e strategia calcistica.

Inter-Roma: parola al campo, le mosse di Pioli e Spalletti
Pioli e Spalletti

L’ora è giunta. L’attesa si fa insopportabile e le chiacchiere stanno per lasciare posto al verdetto del campo. Mancano poco più di ventiquattr’ore a Inter-Roma; una di quelle partite che in gergo “valgono una stagione”. La Roma per spegnere i sogni delle inseguitrici, l’Inter per dare un senso ad un’annata partita in modo disastroso, ma che potrebbe conservare delle sorprese. Inter-Roma non è mai una sfida come le altre e la partita dell’andata, forse la più spettacolare dell’anno finora, ne è la dimostrazione. Sono cambiate tantissime cose da quel 2 di ottobre, soprattutto in casa nerazzurra (basti pensare all’avvicendamento Pioli-De Boer in panchina), ma anche la Roma ha modificato sia il suo atteggiamento che la propria disposizione in campo (complice la partenza per la Coppa d’Africa di Salah e l’infortunio di Perotti).

Partiamo proprio da qui, dai due sistemi di gioco. La “nuova” Roma spallettiana sembra davvero aver trovato la quadratura del cerchio col 3-4-2-1, modulo capace di garantire spinta sulle fasce e al tempo stesso grande solidità difensiva. L’esplosione di Emerson Palmieri, infatti, ha consentito al tecnico di Certaldo di passare stabilmente al nuovo modulo, nonostante il grave infortunio occorso a Florenzi. Il brasiliano, assieme all’altro verde-oro Bruno Peres, rappresenta la chiave tattica di una Roma meno spettacolare ma molto più concreta e tenace. Il poco cinismo è da sempre il tallone d’Achille della compagine giallorossa che però, facendo di necessità virtù (vedi assenze di Perotti e Salah) ha mutato forma e atteggiamento, avvicinandosi sempre di più al modello juventino “che tremare il mondo fa”.

Pioli, dal canto suo, vara due diverse ipotesi. La prima prevede l'ormai collaudato 4-2-3-1, con il rientrante Kondogbia a comporre la cerniera di metà campo assieme a Gagliardini. Il lavoro di contenimento dei due centrocampisti sarà fondamentale per contrastare l'eclettico Nainggolan e gli strappi di Salah. I terzini, in questo caso, potrebbero essere Ansaldi e D'Ambrosio, anche se nella testa dell'allenatore parmigiano persiste l'idea Nagatomo, che potrebbe limitare ancor di più l'estro dell'egiziano. Questo modulo presenta meccanismi più che collaudati, ma soprattutto consente di tenere bassi e impegnati gli esterni del centrocampo a quattro romanista, anche se la vocazione offensiva di Perisic e Candreva potrebbe far soffrire (e non poco) il pacchetto arretrato.

L'altra ipotesi è un 3-4-3 (o 3-4-2-1, speculare rispetto alla Roma) peraltro già visto la settimana scorsa a Bologna. Si tratta di un'opzione un po' più conservativa, nella quale sarà fondamentale vincere i duelli sull'esterno. La difesa a tre rappresenta una garanzia di solidità importante, anche se Pioli è riuscito a costruire un'Inter cinica e spensierata e non vorrebbe sacrificare l'inventiva dei suoi sull'altare della paura.

Una cosa è certa: bisogna scordarsi totalmente la partita dell'andata. Le due squadre che si affronteranno domenica sera sono totalmente cambiate rispetto ad un girone fa. L'Inter si è rimessa in carreggiata dopo l'inizio da incubo, ma non ha mai perso quella giusta dose di “spensieratezza” che la caratterizzava. La Roma ha acquisito una solidità inaspettata dalla cintola in giù, subendo poco e segnando il giusto; il ritorno di Salah non ha fatto altro che aggiungere polvere da sparo ad un meccanismo bellico ottimamente oliato.

Ma andiamo con ordine, perché la sfida prima di tutto si giocherà tra i pali, dove due colossi dell'Est si sono presi la scena a suon di prestazioni. Handanovic contro Szczesny è anche Slovenia contro Polonia. L'Inter di Pioli ha riscoperto l'importanza del suo estremo difensore, silenzioso quanto decisivo, appariscente quanto concreto ed efficace. La Roma, come abbiamo visto, è diventata una squadra talmente matura che anche il numero uno polacco si è dovuto adattare al suo nuovo ruolo. Meno tiri, meno occasioni per gli avversari, ma quando il muro giallorosso scricchiola c'è sempre Wojciech Szczesny a metterci una pezza.

In realtà, il nuovo atteggiamento difensivo di entrambe le squadre non è dovuto solamente al sistema di gioco, ma anche e soprattutto all'avvicendamento di uomini che permettono variazioni continue, mirate e (per certi versi) impercettibili. Già, perchè sia con la difesa a tre, sia con quella a quattro, Inter e Roma hanno dato risposte importanti. Manolas-Rudiger-Fazio da un lato, Medel-Murillo-D'Ambrosio dall'altra. C'è un'illustre assente all'appuntamento di domenica: Joao Miranda. Il leader difensivo nerazzurro, appiedato dal giudice sportivo, farà sentire inevitabilmente la sua mancanza, anche solo in termini di sicurezza. Una sicurezza che il trio giallorosso garantisce da ormai due mesi a questa parte e che ha trovato in Federico Fazio il proprio leader indiscusso. Fondamentali, dal punto di vista difensivo, saranno i duelli sulle fasce, dove entrambe le squadre presentano profili importanti. Se la coppia Perisic-Candreva riuscirà a mettere in crisi Emerson e Peres, allora Salah sarà costretto a rientrare limitando il potenziale offensivo giallorosso. Pioli ci spera e spinge, proprio per questo motivo, verso il 4-2-3-1.

La vera partita, però, si giocherà in mezzo al campo dove non mancherà di certo la qualità. L'Inter opta per una cerniera fisica molto giovane (Kondgbia-Gagliardini), la Roma risponde con l'esperienza di De Rossi e la verve di Strootman. Da tenere d'occhio anche la possibile opzione Paredes, che garantisce più qualità ed è parecchio in forma in questo periodo. L'assenza di Brozovic (uno dei protagonisti della recente cavalcata nerazzurra) ha cambiato i piani di Pioli, consegnando le chiavi del centrocampo dell'Inter ai piedi di Joao Mario. La sfida a distanza tra il portoghese e Radja Nainggolan rappresenta il duello chiave, per antonomasia, di questo match. Il belga è stato trasformato da Spalletti in un vero e proprio incursore “alla Perotta”, capace di segnare in tutti i modi e di abbinare splendidamente quantità e qualità. Al contrario il portoghese, arrivato in estate dallo Sporting Lisbona, è molto più centrocampista che seconda punta, tuttavia egli dovrà essere in grado di svariare su tutto il fronte della trequarti, al fine di rappresentare il vero ago della bilancia per questa sfida delicata.

Ed eccoci arrivati alla punta dell'iceberg. La 'prova del nove' in tutti i sensi. La sfida tra i due attaccanti principi della Serie A. Icardi-Dzeko è un po' la sfida tra il Bene e il Male, tra il bianco e il nero. Due centravanti, due bomber di razza diversi per caratteristiche, ma con in testa un unico obiettivo: il gol. 19 per Dzeko (che tra l'altro è il capocannoniere), 15 per Icardi. Il bosniaco è la punta perfetta per il gioco della Roma, perchè contribuisce lui stesso a legare le trame di gioco dei compagni e ad accompagnarli a rete. 'Maurito' è visto più come un lupo solitario, un vero e proprio cannibale d'area di rigore, più a suo agio in territorio nemico che al di qua del confine. La loro vena realizzativa sarà fondamentale per lo sviluppo del match e in questo discorso rientra, in maniera netta, l'apporto dei loro illustri compagni di reparto. Da Perisic a Candreva, passando per Mohamed Salah. Il lavoro di questi 'gregari' dovrà essere concretizzato dai due attaccanti, che avranno sulle spalle tutta la pressione della loro gente.

Chiosa finale, più che meritata, per i due grandi costruttori di queste due macchine spietate: Luciano Spalletti e Stefano Pioli, sempre più parte del patrimonio calcistico italiano. Due signori allenatori, troppo spesso bistrattati, ma che hanno dato (e stanno dando) prova di meritare palcoscenici importanti. La loro sarà più che mai una partita a scacchi, in cui la tensione si potrà quasi toccare con mano. Ogni mossa potrebbe essere quella decisiva e solo l'abilità strategica di due condottieri del loro calibro potrà condurre una delle due squadre verso l'agognata vittoria.