Inter, Spalletti: "Non sottovalutiamo la gara; i 60mila vanno meritati"

Luciano Spalletti incontra la stampa nel sabato precedente al match contro la Spal

Inter, Spalletti: "Non sottovalutiamo la gara; i 60mila vanno meritati"
Spalletti - Fonte: inter.it

Chiuso il treno nazionali, la Serie A torna a tenere banco. In rampa di lancio la 3^ giornata di campionato, con la Juventus che aprirà le ostilità all'Allianz Arena contro il Chievo. L'Inter, invece, torna ad assaporare l'aria di San Siro - colmo per l'occasione - dividendo il terreno di gioco con la neopromossa Spal. Spalletti redarguisce i suoi giocatori e tiene alta la guardia

"Il pericolo è sottovalutare la gara, loro sono una squadra collaudata ed in tre anni hanno costruito numeri importanti,  contando su un allenatore credibile che ha fatto benissimo nella primavera della Fiorentina. Giocano a memoria, le difficoltà non mancheranno. Ma se vogliamo mettere in pratica il nostro credo, dovremo crearci degli spazi per andare di là. Gagliardini - Vecino? Gioca Gagliardini, lo sa dal martedì successivo al match contro la Roma. È un grande calciatore, ha fatto bene, e se l'ho tolto è perché in quel momento mi occorreva altro. E' normale che qualcuno rimanga fuori. Un esercizio che faccio molte volte è quello di donare un biglietto ad ogni mio calciatore chiedendo di scrivere la formazione. Tutti hanno paura di fare torto ad un amico, o ad un compagno, ma alla fine sono d'accordo con me: si gioca in 11, gli altri restano fuori. Succede, la squadra è composta da 20 calciatori. Mi piacciono particolarmente i calciatori che sono sempre motivatissimi, e che danno un contributo per la squadra; l'esempio lampante è Joao Mario, il quale è stato fuori e quando è entrato ha dato sempre la scossa giusta"

Un ottimo avvio per l'Inter, vittoriosa contro Fiorentina e Roma: "Mi aspettavo continuità da una squadra che si comporta in un certo modo e pensa in un certo modo. Io sono a posto, so di lavorare bene; chiaro che i risultati creano una risonanza maggiore, ma li avrei elogiati comunque. L'importante è la strada da intraprendere, le partite si possono vincere o perdere. Voi giornalisti tendete a creare il fallito o fenomeno; se riuscite a farvi dire da dieci allenatori che il loro obiettivo è lo scudetto, nove avranno falliti. Voi parlate di obiettivi e risultati, noi di calcio. Mi consenta questo off topic, ma lo sento dire da troppe persone. Io di promettere grandi cose, non me la sento. Semplicemente dobbiamo provare a vincere tutte le partite; una squadra come l'Inter non si deve accontentare del punto. Le partite - poi - si finiscono in 11, dobbiamo stare attenti ed evitare cartellini. Per me, non esistono le cose individuali. O si vince come squadra, o siamo nulli. L'Inter non mette in parete i trofei che rappresentano i 20 gol di un calciatore; se non si vince niente, non c'è niente. E' inutile creare il fenomeno di turno, adesso l'importante è colmare il gap con le prime 3 dell'anno scorso. Bisogna mettersi in testa che partite come quella di domani vanno portate a casa. Loro sono organizzati, ma noi dobbiamo mettere il timbro sulla gara. E sono convinto che lo faremo"

Sul rinnovo di Perisic, a lungo accostato a squadre estere prima di rinnovare con l'Inter: "La società ha fatto un buon lavoro affinchè rimanesse qui, tutti lo stimiamo e lo riteniamo una grande persona. Dalla grande persona emerge il grande calciatore, sono sicuro che anche lui potrà diventare il capitano dell'Inter in futuro. La verità è che di capitani - in una grande squadra - ne servono tanti, giocatori autoritari che sappiano indicare la rotta esatta. Ivan ha qualità incredibili, rimane ad allenarsi anche la sera; è una persona splendida, ma lo aspettiamo sul campo, deve fare tanti numeri. E' completo, fa fase difensiva, offensiva, rientra ad aiutare i compagni con grandi sgambate. Ci aspettiamo questo, ed i gol, che a voi piacciono tanto. 

L'obiettivo per non sovraccaricare nè sottostimare i calciatori: "L'ho già detto, dobbiamo ragionare come se dovessimo creare qualcosa di solido per gli anni a venire. Bisogna creare i presupposti affinché possa rendere la squadra che abbiamo creato. Se i giocatori sono determinati ad andare in Champions, io dico che bisogna osare un po' di più. Ovviamente è importante non fare il contrario, cioè scendere sotto all'obiettivo minimo. Dobbiamo lottare per l'obiettivo Europa, dobbiamo guadagnarceli gli aerei per volare. La qualificazione passa anche attraverso queste sfide qui, l'anno scorso se ne sono portate a casa poche"

L'importanza di avere figure forti in panchina: "Nel calcio c'è una legge, che punisce i presuntuosi. Qui nessuno è presuntuoso, ci sono tante persone che lavorano per l'Inter con dedizione e con l'obiettivo di sviluppare il meglio. Ho dei collaboratori che sono l'estensione di me stesso, sono i miei occhi, le mie braccia, tutto. Questo aiuta. Mi fa piacere che tu abbia citato Mou, è uno dei perché che determinano i 60mila tifosi. In settimana ho allertato i giocatori sulla pericolosità della gara, e stamattina ho portato una serie di risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ma perché - poi - loro dovrebbero avere più motivazioni di noi? Forse perché noi siamo l'Inter e loro la Spal, forse perché noi abbiamo 60mila tifosi e loro 2. Ma non abbiamo deciso noi questa cosa, i tifosi ci esprimono la fiducia basandosi su risultati precedenti. Non siamo stati noi a portare 60mila persone a San Siro, sono stati i vari Moratti, Zenga, Mourinho, Facchetti, Cambiasso, Maicon, Eto'o, Ronaldo, Materazzi, Ibra, Milito, Bergomi. Ai giocatori l'ho detto; bisogna meritare questo pubblico, non sono qui grazie a noi. Domani è un'occasione importante per poter iniziare ad essere considerati come quei calciatori che hanno emozionato questa platea.

Pensiero su Semplici: "Non l'ho sentito, ma gli faccio l'auguri per il lavoro che ha svolto. Complimenti anche al direttore generale, al direttore sportivo, a chi è riuscito a riportare la SPAL in A. Io ero piccolo e li guardavo nelle figurine, è un piacere rivederli nel calcio che conta"

Preparazione con i nazionali: "Non è una preparazione complicata, non vedo perché. Il lavoro è costante, viene svolto sin dalla prima volta che ci siamo conosciuti. Mandare giocatori in nazionale ci arricchisce, sono giocatori dell'Inter e della nazionale, devono darci quel qualcosa in più che giustifichi la loro convocazione. La rifinitura è durata due o tre giorni, siamo entrati subito con la testa nel match, e questo è un passaggio fondamentale. Sono convinto che faremo una grande prestazione"

Parole tratte da "fcinter1908.it"