Spalletti: "Dobbiamo andare fortissimo, non possiamo tradire chi ci guarda"

Luciano Spalletti commenta così la gara di domani tra Inter e Atalanta senza tralasciare però quanto accaduto con l'Italia.

Spalletti: "Dobbiamo andare fortissimo, non possiamo tradire chi ci guarda"
Luciano Spalletti

Dopo la disastrosa pausa nazionale torna la Serie A e per l'Inter è giornata di vigilia: domani ci sarà infatti la sfida contro l'Atalanta

Questa la conferenza di Luciano Spalletti

Si torna a San Siro, luogo sempre più importante per i neroazzurri: "Ne parlano spesso i giocatori in spogliatoio. Vogliono contribuire a questo abbraccio dei tifosi cercando di farli divertire e di fare fino in fondo il dovere del professionista. Siamo felicissimi di questo abbraccio. È come se ci avessero detto che volevano una responsabilità. In una città così moderna come Milano si vive ancora lo stadio come una volta, quando i beniamini non li vedevamo altrove se non sul rettangolo di gioco. Oggi siamo sotto i riflettori sempre, ma ai nostri tifosi non basta. È una sensazione bellissima. Dalla panchina sembra di essere nello stadio degli echi. Senti arrivare l'amore per l'Inter da tutte le parti".

Impossibile non parlare anche di Nazionale, per Spalletti"Io faccio parte di questo calcio, più che dare opinioni devo vedere cosa si può fare. Anch'io faccio parte del movimento e devo creare i presupposti per lavorare meglio e contribuire affinché il nostro calcio sia migliore. L'eliminazione è epocale perché non è mai successa e quindi ci trova impreparati. Vediamo quali saranno le prossime uscite della Federazione. Però non dobbiamo giocare a nascondino, per cui quello 'tanato' è solo Ventura. Bisogna prendersi le proprio responsabilità".

Restando in ottica nazionale il tecnico parla dello stato di forma dei suoi, dopo gli impegni con le loro squadre: "Gli italiani sicuramente dispiaciuti, però non stendiamo tappetti alle giustificazioni. Non possiamo regalare turni di nessun genere. Quando entriamo in campo dobbiamo tentare di fare il massimo con la stessa forza che hanno sempre fatto vedere i nostri calciatori. Non possiamo crearci distrazioni, le nostre ambizioni non possono includere debolezze caratteriali che vengono dalla non qualificazione ai Mondiali, anzi deve servire per una reazione, mandando dei messaggi forti sul nostro calcio, che ha un valore e non deve copiare modelli in Germania o Francia. Basta lavorare guardando al nostro passato".

Passando invece al match di domani Spalletti spiega: "Avevamo bisogno di un po' di certezze. Quando ho cominciato a lavorare con i direttori dovevamo trovare un po' di solidità e questa si può 'allargare', perché ci sono altri calciatori che possono far parte della squadra che ha giocato finora con maggiore minutaggio. Soprattutto in questo periodo a dicembre dove avremo gare infrasettimanali avremo bisogno di molti altri e dobbiamo lavorare bene per essere pronti. Abbiamo dimostrato sostanza e solidità ma nella lunghezza del campionato c'è bisogno di tutta la rosa. Il loro modo di lavorare mi piace molto, in questo settimana dopo le nazionali abbiamo fatto un paio di riunioni per riprendere in mano il discorso e mirare di più all'interesse nostro più importante, cioé che bisogna fare risultati e non possiamo regalare nessun turno. Le altre corrono forte, ma i segnali dei nostri calciatori sono di una squadra forte sul campo e nella testa. Lavorano duro, in un modo che comprende anche il tentativo di voler giocare ma non è il tentare di prendere il posto del compagno, ma il fare di tutto per giocarci assieme. Finché vedo questa intenzione si può stare tranquilli. Gol subiti? Bisogna fare attenzione e migliorare. Quando i nostri avversari fanno giocate di grande qualità e sono superiori al nostro massimo si accettano, se c'è un po' di timidezza nel nostro modo di fare bisogna trovare soluzioni nuove".

Spalletti, per finire, commenta anche uno dei temi caldi del momento, la creazione di "Squadre B": "Secondo me potrebbe essere una delle soluzioni, ma è meglio non dire cose campate per aria, ragionando in maniera più approfondita. Però, ripeto, i responsabili devono venire fuori. Nell'Inter io sono responsabile, se l'Inter non va bene è giusto se la prendano con me ad esempio. Sulle seconde squadre posso dire che le ho avute in Russia, giocavano il giorno precedente alla prima e potevo mandarci tutti i calciatori che volevo. Avevano più sostituzioni per poterli far giocare e secondo me funzionava. Anche perché hai la possibilità di mischiare le qualità che ti permettono di capire se il livello di questi ragazzi è uguale a quelli della prima squadra".

I neroazzurri domani saranno gli ultimi, a differenza di quanto accaduto con il Torino, a scendere in campo: "Noi dobbiamo andare fortissimo per stare tra le prime quattro. Non vedo quale possa essere il vantaggio se la qualità è quella espressa da chi sta davanti. Non dobbiamo spendere energie per stare in ansia per gli altri risultati. Se mi chiede del derby della Roma, a quei calciatori voglio bene e quindi sono per la Roma, perché ho condiviso tutto con loro, come con quelli che ho adesso. Io non mando a letto nessuno, né vieto qualcosa a nessuno. Le cose le si devono sapere da sé. L'Inter è una cosa importante e si va in campo perché tutte le volte ne abbiamo 60mila a guardarci e non si possono tradire. Poi sul derby dico che ognuno delle partite fa quel che gli pare, ma la guarderò senza alcuna tensione".

La partita di domani sarà impegnativa, come spiega il tecnico: "Non ci sono trappole con l'Atalanta perché sai già che non è facile da affrontare. I giocatori leggono i giornali, se leggono che sono partite facili può diventare una trappola, ma con l'Atalanta si sa che è di alto livello. Chi gioca contro l'Inter, ad esempio, è già motivato. Con l'Atalanta si va subito sull'impatto fisico, se non saremo pronti sarà durissima. Poi i nostri avversari si esaltano nei duelli individuali. Se non saremo pronti a reggere botta sarà dura. Poi avendo quella qualità si possono creare degli spazi per giocarci, ma dipende sempre se sei bravo a sviluppare queste libertà di scegliere, perché loro te lo vietano. Ti saltano addosso e da qualche parte una palla libera la devi creare. Queste possono essere difficoltà e vantaggi".

Ultima domanda, chiamata nazionale: "Io vi ringrazio, ma ho la mia posizione ora. Mi piacerebbe farlo ma non ora, perché voglio e devo lavorare bene per l'Inter. Se mi chiede chi vedo bene come commissario tecnico della nazionale dico Ancelotti. È il numero uno, ha carisma, esperienza e consenso di tutti. È una bellissima persona e un bravissimo allenatore. Ce ne sono anche altri ma per la nazionale serve il meglio e lui lo è".