Inter, bloccata la Juve: è un buon punto, ma non abbastanza

La sfida dell'Allianz Stadium ha mostrato tanti aspetti su cui i nerazzurri dovranno lavorare per poter competere allo Scudetto, ma ha anche confermato ancora una volta che il lavoro fatto finora è estremamente valido.

Inter, bloccata la Juve: è un buon punto, ma non abbastanza
Brozovic e Pjanic duellano per un pallone durante il match. | inter.it

Uscire dall'Allianz Stadium, la casa della Juventus, da imbattuti è stato un evento più unico che raro per la maggioranza delle squadre del campionato di Serie A nel corso degli ultimi sei anni. Eppure, per una volta, l'Inter torna alla Pinetina con uno 0-0 che dà ovviamente dei segnali positivi, ma senza essere completamente soddisfatta di sé, pensando a quello che sarebbe potuto essere lo scontro diretto. Lo ha detto anche Luciano Spalletti subito dopo il big match: "Dobbiamo renderci conto delle nostre potenzialità". Un messaggio chiaro da parte del tecnico toscano, atto a conferire più autostima ai propri ragazzi, che forse proprio in questo hanno mostrato il maggior gap rispetto ai propri avversari.

COSA VA - Piano però, con i rimpianti e le critiche. D'altronde uscire dalla casa di una delle due finaliste della scorsa edizione della Champions League con un punto è tutt'altro che un risultato banale, e farlo senza subire gol mostra una solidità difensiva non comune. I bianconeri segnavano ininterrottamente da 44 partite nel massimo torneo nazionale, e aver fermato la loro potenza offensiva da 41 gol nelle prime 15 giornate conferma tutti i segnali positivi da parte della difesa, forse l'unico reparto che ha accettato di giocarsela alla pari. Da segnalare in tal senso un'altra uscita convincente di Milan Skriniar, un faro nel possesso palla - anche se ben limitato dagli avversari - ed un osso duro per Gonzalo Higuain, altro centravanti contro cui lo slovacco ha retto benissimo. Ma la grande novità, probabilmente, sta nella prova di Miranda, ormai tornato al rendimento dei migliori anni della sua carriera, e sicuramente fra i migliori in campo anche nell'anticipo di sabato sera.

Non solo però i difensori centrali: la prova difensiva è stata corale, e la squadra è stata "squadra vera", sempre citando l'intervista dopo la sfida del tecnico di origine toscana. I ripiegamenti preziosi degli attaccanti esterni, il lavoro sporco di Brozovic per limitare Pjanic, il convinto e convincente ingresso in campo di Dalbert - che grazie alla sua fisicità è riuscito a limitare Cuadrado, il migliore in campo dei suoi fino a quel momento -, tanti fattori che segnalano un gruppo compatto, pezzi di un puzzle che ha come risultato un avversario complicato da battere, per chiunque. E dove non arriva lo spirito di sacrificio, c'ha messo le mani Samir Handanovic, per rendimento da anni nell'élite dei portieri europei e probabilmente oggi come mai decisivo; il resto, l'ha fatto un po' di sana fortuna. come avvenuto in occasione della traversa colpita da Mandzukic.

COSA NON VA - Già, la fortuna. La chiave di lettura impazzita del calcio, di cui bisogna capire pienamente l'apporto per dare un giudizio globale della prova dei milanesi a Torino. Sicuramente, in questo girone d'andata, la dea bendata è intervenuta in alcune circostanze a supporto del Biscione, specie negli scontri diretti, dove sia la Roma, sia il Napoli, fino alla Juventus ieri sera avrebbero probabilmente meritato, ai punti, qualcosina in più. Ma questo non discosti da quelli che sono stati i fatti reali: un solo gol subito in questo trittico di trasferte complicatissime è il prodotto prima di tutto di un cambio di atteggiamento importante rispetto alla scorsa stagione, ma anche di miglioramenti tattici. Piuttosto, Spalletti si starà sicuramente focalizzando su come produrre qualcosa in più rispetto a quanto fatto in queste sfide, a livello di mole di gioco.

Probabilmente, in tal senso l'aspetto più importante è quello psicologico. Ieri il tecnico ha parlato di attaccanti che dovevano fare di più, che dovevano "alleggerire il peso della pressione sulla squadra", dando la possibilità ai compagni di ristabilire le distanze fra i reparti. Ma con una pressione costante addosso, Candreva, Icardi e Perisic sono andati molto in difficoltà: bisognerà lavorare su una maggiore lucidità nelle scelte, ma soprattutto su una maggiore attenzione rispetto alla fase di possesso, alla base di una manovra di qualità. Migliora il livello della prestazione dei singoli, migliora il livello del gioco espresso dalla squadra: si tratta di cose che vanno a braccetto.

Tirare le somme risulta dunque semplice, ma il compito a cui sarà chiamata d'ora in poi l'Inter è tutt'altro che facile. Avendo mostrato di avere tutte le carte in regola per poter competere per lo Scudetto - e anzi, forse avendo addirittura scavalcato ad oggi il Napoli nelle quotazioni -, ora i nerazzurri dovranno rispondere di settimana in settimana, non dovendo neanche mettersi a confronto con le varie competizioni europee. Bisognerà confermarsi e migliorarsi: mollare adesso, proprio quando le cose si stanno mettendo al meglio, sarebbe un crimine.