Basta parlare di sfortuna. Anzi, basta parlare

Allegri vittima della società e di se stesso, ma la smetta di collezionare scuse: la confusione del tecnico è evidente e l'inesperienza dei giocatori conta fino ad un certo punto.

Basta parlare di sfortuna. Anzi, basta parlare
Basta parlare di sfortuna. Anzi, basta parlare.

La Juventus precipita in una crisi profonda. Ennesima sconfitta per i bianconeri e una classifica sempre più sconfortante. La squadra è in confusione: non ci sono schemi ben definiti e il tutto viene lasciato all'improvvisazione.

Se volessimo fare un discorso molto generale sulle cause di questa crisi senza precedenti bisognorebbe partire da molto lontano, ma in quest'articolo voglio occuparmi solo della partita di ieri, lasciando un'analisi più generale sulla situazione dei bianconeri per un'altra occasione.

Ancora una volta le scelte di Allegri hanno lasciato l'ambiente molto perplesso. Ancora una volta un cambio di modulo, ma soprattutto un ennesimo cambio di interpreti. Non esistono punti di riferimento in questa squadra, non esistono certezze. Inspiegabile la scelta di lasciare Cuadrado in panchina, il migliore tra i bianconeri in questo difficile inizio di stagione. Inspiegabile inserirlo in un ruolo diverso dall'abituale, al centro dietro le punte. 

Sta finendo il mese di settembre e la Juventus viaggia ancora per tentativi. Oggi provo questo modulo, domani ne provo un altro, oggi gioca trequartista Pereyra, domani Hernanes, dopo domani tento Cuadrado. Oggi gioco con la difesa a tre, domani con la difesa a quattro, oggi il trequartista, domani il tridente.

E ci sono delle conseguenze ben precise che derivano da tutto ciò. I giocatori smettono di giocare come una squadra, perchè non riescono neppure a percepirsi come una squadra. I più timidi aspettano sempre che sia qualcun altro a prendere l'iniziativa di gioco, i più spavaldi si avventurano in giocate spesso controproducenti o fini a se stesse. Modalità per principio già sbagliate, che diventano ancora più dannose se i singoli non si chiamano Ronaldo o Isco, ma Hernanes, Pogba (gregario di immense qualità, ma giocatore attorno al quale non può ruotare una squadra) e Zaza.

E qualcuno mi spieghi come ci si possa ancora appellare alla sfortuna dopo un rullino di marcia da retrocessione e a distanza di un mese dall'inizio del campionato. E qualcuno mi spieghi cosa c'entra l'inesperienza quando il primo a non sapere cosa fare con il pallone tra i piedi è Hernanes, e in difesa giochi con Buffon, Bonucci, Chiellini, Padoin ed Evra. E non sapevo ci volesse l'esperienza per essere precisi sotto porta o per imparare una serie di schemi offensivi e di movimenti in fase di non possesso, ammesso che tali schemi esistano.

Ecco, questo è quello che traspare dalla sfida di ieri. Un allenatore in confusione ed una squadra figlia di una mente contorta. E sia chiaro, Allegri qui non è l'unico colpevole e non è neanche il primo. Ma si sa, nel calcio è spesso l'allenatore che paga. Ma è sempre l'allenatore che, eventualmente e qualora ne sia capace, può riuscire a riparare agli errori di qualcun altro. Fin qui Allegri ha dimostrato di essere vittima della società ed di se stesso. Difficile immaginare una Juventus trascinata dal toscano fino alla vetta della classifica.