Juve: un secondo posto amaro, ma la strada è ancora lunga

Il gol dell'ex Llorente ha costretto i bianconeri a scivolare al secondo posto nel girone. Punizione parziale per la prestazione. Ma questa Juve ha lanciato segnali importanti.

Juve: un secondo posto amaro, ma la strada è ancora lunga
Juve: un secondo posto amaro, ma la strada è ancora lunga

144 km, un'oretta e mezza di macchina tramite la A4. La distanza Torino-Milano non è in realtà troppa, ma per la Juventus la strada è decisamente più tortuosa del previsto. Inizio in salita, prosieguo che potrebbe esserlo ancora di più. E non facciamone una questione di Alpi e Prealpi, ma di Barcellona e Bayern Monaco, e anche di Real Madrid. Ieri sera i bianconeri si sono giocati la possibilità di chiudere al primo posto il gruppo D di Champions League perdendo 1-0 sul campo del Siviglia e al sorteggio saranno inseriti nell'urna 2, quella delle seconde classificate che giocheranno la prima in casa e la seconda in trasferta.

Bisogna obbligatoriamente partire dal presupposto che poteva andare molto ma molto peggio, perchè già ad agosto, nonostante la vittoria in Serie A avesse portato in dote anche la presenza tra le teste di serie, non era andata benissimo. La seconda peggiore di seconda fascia, la peggiore di terza fascia, la seconda peggiore di quarta fascia. Manchester City, Siviglia e Borussia Monchengladbach. Sfido a trovare un tifoso bianconero che non abbia pensato al peggio, nonostante la fede e il massimo supporto alla squadra.

Gli eventi hanno in parte penalizzato, perchè il Glabach di settembre era una squadra da zona retrocessione in Bundesliga, quello da ottobre ad oggi una da Champions League con una media punti da titolo nelle ultime 10 (meglio del Bayern di un punto, 26 a 25), e la Juve l'ha affrontato a fine ottobre e inizio novembre, riuscendo a strappare solamente due punti. Ovviamente non è una recriminazione, fa anche questo parte del gioco. Contro i tedeschi sono arrivati due pareggi che hanno rappresentato per certi versi un freno al primo posto, non alla qualificazione. Chiunque avrebbe messo la firma per vincere a Torino e perdere, magari largamente, al Borussia-Park.

Alla fine tutto sommato aver raccolto 11 punti nel girone definito più difficile da quasi l'unanimità è un obiettivo rimarchevole e di un qual certo prestigio, e pensare che 6 punti sono arrivati contro la squadra più forte del girone, ovvero il Manchester City, lascia ben sperare in vista del prosieguo del cammino verso Milano.

La partita più difficile del girone era però quella di ieri sera. Vuoi per le motivazioni degli avversari, vuoi perchè al Sanchez Pizjuan gli andalusi hanno perso pochissime volte nel 2015 (4 per la precisione, contro Man City, Celta, Atletico e Real), vuoi per la pressione. Non è andato tutto storto, ci sono anzi tantissime cose buone da salvare, altre meno buone.

Partiamo dal presupposto che con 12 giocatori di movimento (oltre a quattro primavera) è difficile riuscire a combinare molto, ed è già un mezzo miracolo che Allegri non abbia dovuto adattare nessuno dei suoi uomini. Nel 3-5-2 ci stavano tutti alla perfezione, e volendo con l'inserimento di Cuadrado si poteva anche passare al 4-3-3 togliendo un difensore. Ma di fatto Allegri non poteva inserire troppe forze fresche in grado di fare la differenza, gli acciacchi gli han ridotto all'osso le possibilità.

Chi è sceso in campo non ha giocato male, si è mosso con attenzione, spesso con un po' troppa timidezza e rinunciando, ma quasi tutti hanno interpretato bene la sfida. Già, quasi tutti. La gatta da pelare in casa Juve ha un nome e un cognome che nessuno pensava di vedere accostati alle tre parole più difficili da sentire per un attaccante. "non", "segni" e "mai". Alvaro Morata non si sta più ritrovando, non va in gol dal 4 ottobre, e infortuni e panchine non possono essere una attenuante del caso.

Difficile capire di cosa si tratti, se sia una questione di forma fisica, psicologica, mancanza di fiducia o che altro. Anche perchè di palloni ne ha toccati tanti, un gol se l'è mangiato, un altro l'ha salvato Sergio Rico, altre due conclusioni potevano essere eseguite meglio. Ma fosse solo per questo, probabilmente non parleremmo di una gatta da pelare. Morata ha giocato una partita a sé stante, senza mai riuscire a dialogare con i compagni in una qual maniera a cui ha abituato, caricando a testa bassa, volendo dimostrare evidentemente qualcosa. Sì, ma cosa?

La concorrenza lo dovrebbe spronare a fare meglio, specialmente ora che Dybala è un cardine della squadra (ieri sera altra grandissima partita) e resta un solo posto in attacco. Nel lungo periodo sicuramente servirà anche il contributo dello spagnolo, che difficilmente tornerà in campo dal primo minuto con la Fiorentina, visto che Mandzukic è sulla via della guarigione dall'influenza.

L'1-0 finale di ieri sera, firmato dal grande ex Llorente, sta decisamente stretto ai bianconeri, è la classica gara che potrebbe essere rimpianta in caso di qualificazione mancata ai quarti di finale. Tante occasioni, una buona metà salvate da un Sergio Rico in serata di grazia, altre gestite male. Ma eccezion fatta per la pausa spontanea e non necessaria che i bianconeri si sono presi tra il 65' e l'80', dopo essere andati sotto, la Juve ha giocato una partita soddisfacente, mostrando miglioramenti anche sotto il punto di vista della fluidità di gioco.

Ora la Champions va in vacanza per almeno due mesi, e la Juve dovrà concentrarsi sul campionato, senza pensare al sorteggio di lunedì prossimo ma solo alla rimonta, che si sta rendendo necessaria data l'emergenza. La strada per Milano è appena stata intrapresa, è ancora lunghissima e ricca di insidie che i bianconeri devono affrontare a testa alta e senza paura, così come hanno affrontato e superato il girone.