Il Buff-off e la saggezza del vetEvrano

Le dure parole del numero uno e del terzino francese dopo la sconfitta contro il Sassuolo sono state la chiave di volta della rinascita bianconera

Il Buff-off e la saggezza del vetEvrano
Il Buff-off e la saggezza del vetEvrano

L'esperienza paga. Gigi Buffon, che ha esordito nel calcio che conta a 17 anni, 9 mesi e 22 giorni, ha vinto una Coppa del Mondo, 8 scudetti, 2 Coppe Italia e una Coppa Uefa ed è considerato dagli esperti guno dei più forti portieri di sempre, commenta così la sconfitta della Juventus contro il Sassuolo del 28 Ottobre scorso:  "A 38 anni non ho voglia di fare figure da pellegrini. È un'autoaccusa che mi rivolgo, dobbiamo tornare con i piedi per terra. Con la maglia della Juventus, se non si ha voglia di lottare e sudare, si rischiano figure peggiori che con qualunque altra maglia. La crisi di risultati dovuta alla fase di rinnovamento poteva reggere fino a 4 domeniche fa, ma dopo una serie di prestazioni importanti nell'ultimo mese non puoi fallire un tempo come stasera a Sassuolo. Lo scudetto? Sono molto pratico, penso che se siamo quattordicesimo posto bisogna concentrarsi sul tredicesimo posto". Il giorno dopo Patrice Evra commenta sulla stessa lunghezza d'onda: "Rispettiamo la maglia che indossiamo, cosa che non abbiamo fatto nel primo tempo contro il Sassuolo. Può darsi che qualche giocatore non sia consapevole della situazione. Secondo me ci siamo meritati di andare in ritiro. Non fa piacere, ma aiuterà a capire le responsabilità che si hanno a giocare nella Juve."

In pochi, dopo quella debacle clamorosa, avrebbero affermato che la Juventus sarebbe tornata competitiva in questa stagione, a partire dagli stessi tifosi bianconeri, rassegnati ormai ad una stagione di "transizione". Ma come si suol dire: "mai dar per morto il leone che dorme". E' difficile interpretare quello che sia successo a partire da quella partita, ma è piacevole provare ad immaginare la trasformazione dell'animo del resto della squadra, del loro atteggiamento, della loro voglia di stare in campo. Il motto della campagna abbonamenti della scorsa stagione recitava così: "Abbiamo ancora fame". Aveva torto chi diceva che non c'erano più stimoli e motivazioni dopo la finale di Berlino, chi pensava che una squadra di giovani avesse bisogno di tempo per tornare ai grandi livelli, chi aveva dato per spacciata la Signora dopo gli addii di Tevez, Vidal e Pirlo. Non avevano fatto i conti con i leader, i veterani, coloro che quando la barca sta per affondare, quando sembra che non ci sia più niente da fare, continuano a tenere il timone, perchè c'è sempre un'ultima opportunità. E la Juve l'ha sfruttata benissimo. Quattro giorni dopo vittoria all'ultimo respiro nel derby contro il Torino, la partita della svolta. Il peso di 118 anni di storia sulle spalle dei giocatori, la voglia di onorare quei colori, quella maglia, la "garra" nel lottare su ogni pallone, è tornata partita dopo partita, vittoria dopo vittoria.

L'importanza di Gianluigi Buffon e Patrice Evra, grandissimi campioni nonchè bandiere, non si scopre di certo oggi. Ma è importante rimarcare quelle parole, quell'atteggiamento che probabilmente ha deciso e deciderà le sorti di una stagione. Quell'atteggiamento innato che non ti insegna nessuno, alcune volte lo acquisisci, altre volte no, non è questione di anagrafica. Il veterano non è l'"anziano" del gruppo, il giocatore con tanti anni di esperienza, che corre a malapena ma può sempre inventarti la giocata. E' colui che insegna ai più giovani a diventare a loro volta dei condottieri, che tiene compatto il gruppo, colui che infonde il rispetto e la signorilità. Molti si professano leader, ma pochi sono signori. E quando hai la fortuna di averli in squadra, beh, questo è il risultato.