Juve, l'energia di Mandzukic: "Ero debilitato, mi sono ripreso con la fiducia"

Il croato racconta la sua esperienza: "Non mi piace parlare, preferisco i fatti. La Juve é un'istituzione. Mi volevano a Torino anche nel 2012"

Juve, l'energia di Mandzukic: "Ero debilitato, mi sono ripreso con la fiducia"
Mario Mandzukic, 29 anni

Mario Mandzukic é decisamente nel miglior periodo dal suo approdo a Torino: dopo un inizio complicato, si é riscattato a suon di gol e di palloni riciclati. Ieri su Sportske Novosti ha rilasciato dichiarazioni su un bel po' di tutto, cominciando, ovviamente, dalla sua esperienza in bianconero, e sui motivi per cui non era al top all'inizio: "Non mi piace molto parlare, amo la mia pace, non vado pazzo per i giornalisti ma non ce l'ho con loro, penso debbano scrivere qualcosa. Penso che la cosa più importante sia quello che mostro in campo, le prestazioni, e poi tutti possono dare i loro giudizi. Devo dire che la Juve è partita molto bene, abbiamo vinto la Supercoppa, ho segnato in quella gara contro la Lazio, tutto sembrava andare per il meglio ma all'inizio del campionato siamo incappati in due sconfitte ed un pareggio e siccome non sono in linea con il valore della Juventus sono cresciute le tensioni. Brutto periodo per la squadra e per me, stavo giocando male e mi sono infortunato, con un'infezione che mi ha colpito per lungo tempo e mi ha debilitato, a volte stavo sveglio per tutta la notte pensando a cosa succedeva, ero disperato perché non riuscivo a vedere la via d'uscita, cosa mai successa in carriera. Non stavo cercando degli alibi, nella partita contro l'Udinese, ho colpito un cartellone pubblicitario con il gomito, mi hanno curato. ma poi la ferita cominciò a fare male e a pulsare durante la notte, un'infezione, ho dovuto prendere gli antibiotici e il dolore è continuato per due mesi, mi sentivo debole, senza forze, poi ho avuto un infortunio con il Genoa, lavoro differenziato, un periodo terribile.".

Un paio di cenni sull'esperienza passata, a Madrid: "All'Atletico stavo facendo bene finché non mi sono infortunato ma non volevo fermarmi, ho forzato ed ho sbagliato.  Sono stato molto bene a Madrid. Tutto andava bene con la squadra, l'allenatore, la città, la vita, il campionato; l'infortunio mi ha disturbato, perché non sono più lo stesso quando non mi sento al 100%, tutti hanno scritto un sacco di cose sul mio cattivo rapporto con l'allenatore, ma sono falsità. Simeone è stato sempre leale, mi ha supportato e incoraggiato, enfatizzando la mia importanza per la squadra, ottimo rapporto con i miei compagni, se le cose vanno male é difficile interrompere la striscia negativa. Nessuno mi ha detto di andare via, loro volevano che rimanessi, ma la storia sui miei cattivi rapporti con il mister ha portato club interessati al mio acquisto ma non ha senso fare i nomi adesso, posso parlare solo della Juventus.".

Perché la Juve, e un retroscena parecchio interessante, risalente al lontano 2012: "Amo sfide nuove e difficili, volevo realmente restare a lungo a Madrid ma piano piano ho maturato l'idea che probabilmente sarebbe stato meglio per me e per l'Atletico prendere in considerazione l'offerta di un grande club come la Juventus. Ero stato in contatto con la Juve prima di Euro 2012, ma allora il Bayern si presentò, il Bayern era il massimo della Bundesliga, sono andato a Monaco, ma tre anni dopo il destino mi ha portato a Torino. Avevo già grande rispetto per i giocatori della Juve  prima di arrivare qui. Conoscevo già Barzagli al Wolfsburg, gli altri li ho incontrati nei Match tra nazionali e club. Buffon era il mio idolo da bambino, con Chiellini ho avuto bei duelli e ci siamo sempre stretti la mano alla fine della partita, tra veri uomini, niente pianti, apprezzo molto questo genere di persone. Conoscevo mezza Juventus molto bene prima di arrivare, e questo mi ha spinto ad accettare l'offerta.".

Le ultime parole verso il Mister Allegri e la dirigenza: "Il mister mi ha aiutato, aveva fiducia in me ed aveva insistito per il mio arrivo, un fattore molto importante per le decisioni di ogni giocatore, mi è stato vicino nel momento difficile, e questo significa molto per me. La prima cosa che ho capito quando sono arrivato a Torino è la dimensione del club. La Juventus è un'istituzione, ci sono folle di tifosi e ammiratori ovunque, i media sono fortemente coinvolti, chiaro che una crisi di risultati, dopo quattro anni di dominio ha causato tensione ma mi ha affascinato la reazione del club con i dirigenti  agli allenamenti, e con la loro presenza discreta, senza confusione, solo un invito al massimo impegno e la necessità di ritornare ai livelli che competono alla Juventus.".