Juventus, Marchisio: "Il nucleo di italiani è fondamentale per trasmettere i valori juventini"

Il Principino racconta a Sky Sport l'importanza della vecchia guardia in campo e fuori dopo la qualificazione agli ottavi di Champions League.

Juventus, Marchisio: "Il nucleo di italiani è fondamentale per trasmettere i valori juventini"
Claudio Marchisio esulta dopo il rigore realizzato a Siviglia, www.eurosport.com

Prima in Serie A e prima nel suo girone di Champions’ League, unica squadra in Europa che può vantare il doppio primato. Le critiche sul gioco che latita continuano ad arrivare nonostante i risultati ottenuti, ma la Juventus ora può tornare a contare su uno degli uomini fondamentali degli ultimi successi, Claudio Marchisio. Dopo la rottura del crociato subita contro il Palermo il 17 aprile scorso che gli ha fatto saltare gli Europei in Francia e l’inizio di questa stagione, il Principino è pronto a riprendere in mano il centrocampo bianconero. Nell’intervista concessa a Sky Sport ha toccato diversi temi, a cominciare dallo spirito e dalla voglia di non mollare mai che continua a contraddistinguere la Juventus negli anni: “È importante per noi la vecchia guardia e il nucleo degli italiani che sanno trasmettere che cosa significa essere della Juventus e che cosa significa indossare questa maglia. Come è stato insegnato a me adesso io lo tramando ai giovani".

Il centrocampo è il reparto che ha visto più cambiamenti a livello di uomini: “La qualità c’è sempre ma cambiano le caratteristiche. Con Vidal, Pirlo e Pogba abbiamo giocato tanto insieme e sono arrivati tanti successi. Khedira si è dimostrato subito un calciatore di spessore, Pjanic ha fatto bene ma gli va dato tempo perché è arrivato solo da pochi mesi. Serve tempo per amalgamarci meglio ”.

A Siviglia è tornato al goal, iniziando la rimonta completata in chiusura di partita con Bonucci e Mandzukic. Sul difensore italiano dice così: “La cosa che apprezzo di più di lui è che sa impostare il gioco da dietro. È un giocatore completo: quando io sono marcato imposta lui il gioco è lo faceva anche quando era marcato Pirlo”.

Nello spogliatoio la personalità non manca: “Non c'è bisogno di una fascia per essere capitani. A livello caratteriale ci sono persone che si fanno sentire quotidianamente nel gruppo o altri che solo con lo sguardo capisci quanto siano importanti. Ed è quello che conta. Portare la fascia è un'emozione, perché l'hanno indossata grandi campioni, e quando c'è stata l'occasione sono sempre stato orgoglioso e felice di farlo".

Dopo 6 mesi di inattività che gli hanno fatto saltare anche la preparazione estiva, recuperare dopo una gara intensa è più difficile: “Non voglio fare percentuali sulla mia condizione atletica, ma posso dire che rispetto a prima dell'infortunio, dopo una partita di grande sforzo, ci vuole un po' più di tempo per recuperare”.

Fonte Sky Sport.