Napoli e Juve, al San Paolo "i botti di fine anno"

Breve bilancio del passato e presente delle due squadre, che torneranno a sfidarsi domenica e mercoledì prossimo, stavolta al San Paolo. Gonzalo Higuaìn torna nello stadio che lo ha reso grande, per la prima volta da avversario.

Napoli e Juve, al San Paolo "i botti di fine anno"
Gonzalo Higuaìn, segna ma non esulta | blitzquotidiano.it

Il confronto tra Juventus e Napoli, quest’anno, pende totalmente dalla parte dei bianconeri. Lo dicono i numeri e le vittorie, entrambe ottenute in casa, che la formazione di Max Allegri ha ricavato meritatamente prima in campionato (il 29 ottobre 2016) e successivamente in Coppa Italia (lo scoro 28 febbraio). 

Fino ad ora

Sulla sponda Juve è semplice leggere la situazione: due partite, due vittorie. Per spezzare una lancia verso Maurizio Sarri e la sua squadra, però, va detto che lo Juventus Stadium per tutta la stagione si è rivelato un tempio estremamente impermeabile, nel quale i bianconeri in campionato hanno conquistato 45 punti sui 45 disponibili. Non sono stati fatti sconti ai partenopei, che sono ripetutamente caduti sotto i colpi della coppia argentina Gonzalo Higuaìn e Paulo Dybala: i due attaccanti della Juventus, infatti,  hanno segnato 4 gol in totale (2 a testa), che sono sempre risultati determinanti ai fini dell’esito finale, il quale come detto ha sempre sorriso alla squadra campione d’Italia. Questi due successi sono però maturati in maniera differente: il primo - quello valido per la Serie A - è stato totalmente episodico e fu decisiva la trasformazione delle singole opportunità, mentre l’ultimo ha denotato una supremazia netta, corale e collettiva di una fazione rispetto all’altra. 

Sconfitte dal peso specifico e dal significato differente per il Napoli, che arrivò ai due impegni in condizioni particolari: o in emergenza, o in precario equilibrio psicologico. La gara di campionato, nonché primo incrocio stagionale, cadde quasi in perfetta concomitanza con l’infortunio del centravanti Arkadiusz Milik, che si ruppe il crociato anteriore del ginocchio sinistro, durante Polonia-Danimarca lo scorso 8 ottobre. Successivamente a questo, sono state diverse le possibilità concesse a Manolo Gabbiadini per rimpiazzare il collega polacco, ma l’ex Sampdoria non ha mai saputo veramente integrarsi a dovere col sistema di gioco richiesto da Maurizio Sarri, che allora nella sfida contro l’Empoli il 26 ottobre (3 giorni prima di Juve-Napoli) ha deciso di cambiare vestito e di provare come centravanti Dries Mertens (subito a segno contro i toscani), in un tridente dal peso piuma insieme a Callejon ed Insigne.

Tridente peso piuma.

Quindi in una sfida fondamentale come quella dell’andata, il Napoli ha dovuto presentarsi con una fisionomia di fresca data, non ancora ben amalgamata e rodata. Forse a controbilanciare il tasso di problematiche alla vigilia di questa gara, in casa bianconera, fu l’assenza di Paulo Dybala, stiratosi durante la partita con il Milan. Come spesso è capitato in stagione, la stretta correlazione tra la presenza del numero 21 in campo, e la qualità di gioco espressa dalla Juventus, si è fatta valere. Anche se alla fine il guizzo del campione (Higuaìn) ha mascherato la mancanza di idee bianconera, portando alla vittoria i campioni d’Italia e conseguentemente spingendo a 7 punti di distanza la rivale napoletana.

Vecchi compagni a confronto.

Nessun assente di lusso invece nel secondo incrocio, quello valevole per l' andata della semifinale di Coppa Italia, ma il Napoli arriva lo stesso con qualche difficoltà: stavolta è l’identità di squadra ad essere stata macchiata, messa in discussione - incomprensibilmente - dal presidente Aurelio De Laurentiis, il quale dopo l’allora recente sconfitta per 3-1 al Bernabeu contro il Real Madrid, nelle sue dichiarazioni post-partita, ha scelto di puntare il dito verso allenatore e squadra, minando il già precario equilibrio dello spogliatoio. Infatti, prima subire un 3-1 assolutamente incontestabile allo Juventus Stadium (con doppietta di Dybala), i partenopei hanno perso in casa anche contro l’Atalanta per 0-2, disputando una delle peggiori gare della propria stagione. Tra la sconfitta di Madrid e quella del San Paolo c'è stata la vittoria sul ChievoVerona, che però non è bastata per ristabilire la tranquillità alla squadra. 

La Joya di Paulo Dybala.

Il presente

Al momento, la forma migliore è detenuta senz’altro dalla formazione torinese, capace di subire solamente 1 gol nelle ultime 5 trasferte di campionato, anche se quella rete costò 2 punti ai bianconeri, che a Udine pareggiarono per 1-1 (Zapata; Bonucci); il Napoli continua ad accusare amnesie difensive piuttosto lampanti, confermate dai preoccupanti numeri che riguardano la facilità con la quale Reina deve chinarsi a raccogliere il pallone dal proprio sacco: nelle recenti 8 giornate di Serie A, infatti, la terza forza del campionato ha sempre subito gol, tranne che nella sfida con il Crotone, nella quale la difesa partenopea ha comunque fatto trapelare la sua insicurezza.

È un dato che sembra non essere di buon auspicio, in vista della doppia super-sfida con la Juventus. La prima gara - che si giocherà domenica prossima - potrebbe definitivamente cancellare ogni possibilità di secondo posto per il Napoli, che dovrà assolutamente ricercare la vittoria per rimanere incollato al secondo posto mantenuto dalla Roma, in vantaggio di 2 punti rispetto a Mertens e compagni. Tra l’altro questa, non sarà una partita come le altre: Gonzalo Higuaìn, che con ogni probabilità partirà titolare, torna al San Paolo dalla sua vecchia tifoseria, la quale non gli ha ancora perdonato il cambio di casacca.

Dal valore inestimabile anche la partita che andrà in scena 3 giorni dopo, mercoledì 5 aprile, nella quale la Juventus può vantare il vantaggio di 2 reti maturato nella gara di andata, che terminò per 3-1 (Callejon; Dybala; Higuaìn; Dybala). Attenzione a fare troppi calcoli però, perché i bianconeri saranno obbligati ad un tour de force che li vedrà di fatto in campo 4 volte in 10 giorni tra campionato, Coppa Italia, e la delicatissima sfida contro il Barcellona che si giocherà solo una settimana dopo il match del San Paolo, dove invece il Napoli potrà attaccare a pieno organico con i titolatissimi, in mancanza di impegni europei. Il turnover, in questo caso, potrebbe favorire il recupero -tutt’altro che impossibile - dell’11 di Maurizio Sarri.