Napoli-Juve: l'attacco titanico contro il muro invalicabile

Termina con un pari il la super sfida del San Paolo tra Napoli e Juve. Un pareggio che ha messo in evidenza i punti di forza di entrambe le squadre: l'attacco titanico del Napoli e la difesa impermeabile dei campioni d'Italia. Ecco l'analisi della gara.

Napoli-Juve: l'attacco titanico contro il muro invalicabile
Hysaj contro Mandzukić | [email protected]

Pari che profuma di vittoria per la Juventus campione d’Italia, e che calza invece stretto al Napoli di Maurizio Sarri. Un lampo di Khedira in avvio tramortisce i partenopei, che però nel prosieguo di gara ritrovano convinzione e fiducia, andando prima a segno con il capitano Marek Hamsik, e poi colpendo un palo con Mertens. Ai punti, vincerebbe decisamente la formazione locale, che con questo pari vede allontanarsi ulteriormente il secondo posto (detenuto dalla Roma a 4 punti di distanza). 

Il neo vincitore della Panchina d’Oro Maurizio Sarri schiera il solito, classico, peculiare 4-3-3: Rafael Cabral in porta (Reina ancora acciaccato) viene difeso dai 4 del reparto difensivo Hysaj, Albiol, Koulibaly e Strinic (preferito sorprendentemente a Ghoulam); triangolo di centrocampo con vertice basso Jorginho, sottostante alle mezzali Hamsik ed Allan; e il tridente offensivo, peso piuma, composto da Callejon, Mertens, ed Insigne.

Il collega livornese Massimiliano Allegri risponde con un rimaneggiato 4-2-3-1: a difendere l’infinito Gianluigi Buffon ci sono Asamoah, Chiellini, Bonucci e Lichtsteiner; coppia mediana formata da Marchisio e Khedira, con il compito di innescare i 3 dietro a Gonzalo Higuaìn, vale a dire Lemina, Pjanić e Mandzukić.

L’inizio di gara è caratterizzato dal tentativo di possesso palla juventino, che però viene spezzato assai celermente dal pressing dei locali, che come ampiamente dimostrato quest’anno, si mostrano ampiamente a loro agio nel difendere attaccando, grazie al dinamismo dei propri interpreti, per conquistare palla il più vicino possibile alla porta o comunque impedendo il giro palla avversario.

Quest’ottimo pressing dei partenopei, però, non viene abbinato alla reattività sulle seconde palle (generate proprio dalle respinte che arrivano dai lanci lunghi della Juve, effettuati per scampare proprio al pressing napoletano), e così al quinto minuto si crea l’occasione che porta all’unico tiro nello specchio della porta di Rafael. Albiol respinge la palombella di Marchisio -sulla quale non arriva Allan- che raggiunge così Khedira, il quale nota immediatamente un pertugio causato dalla posizione esageratamente centro-verticale del brasiliano, ci si infila con una lodevole veemenza e vince il duello fisico con il rientrante Callejon, che lo deve lasciar andare se non vuole commettere fallo: 3-vs-3 sanguinoso al limite dell’area, gestito ottimamente dal tedesco che punta Albiol, generando una linea di passaggio per Miralem Pjanić che di prima serve il pallone per l’1-2 sulla corsa del compagno, il quale chiude davvero abilmente l’azione con un destro all’angolino. Il passaggio di Pjanić è di quelli da mostrare alle scuole calcio, ai ragazzini, perché arriva in leggero ritardo rispetto alla corsa del ricevitore, che così può coordinarsi ottimamente per impattare la sfera nella miglior maniera possibile.

Il cinismo della Juventus si fa sentire, prematuro e pesante vantaggio al San Paolo.

Vantaggio che viene evidentemente preservato come un prezioso dono da parte dei bianconeri, che si rintanano nella propria metà campo facendo densità centralmente con un piatto 4-4-2 in fase di non possesso. Questa conformazione, abbinata all’uscita alternata di uno dei 4 centrocampisti in pressione sul proprio uomo di riferimento, spinge il Napoli a giocare sull’esterno, dove c’è sempre parità numerica da parte della difesa, dove i partenopei non riescono ad utilizzare le proprie pericolose imbucate centrali, dove viene invece costretto il cross dentro l'area, presidiata da giocatori brevilinei ed innocui nel gioco aereo, in netto mismatch sui difensori della Juventus.

Quando invece viene tentata l'opzione centrale, i risultati sono spesso infruttuosi. La difesa della Juventus è troppo compatta e reattiva per venire sorpresa in zone delicate come quella centrale. 

Il meccanismo juventino, però, trova imperfezioni durante il corso della gara. Defezioni generate soprattutto da errori individuali, di deconcentrazione e di scelte, che diventano fondamentali in una difesa posizionale come quella bianconera. Al 19’ è Chiellini a sbagliare: sull’asfissiante pressione partenopea (portata dal tridente d’attacco coadiuvato da Allan) il centrale di Max Allegri cerca di trovare verticalmente Khedira, ma la linea di passaggio risulta coperta da Allan, il quale conquista palla al limite dell’area ed immette la sfera centralmente per Mertens -libero da pressione per la mancata riorganizzazione della Juventus- che appoggia col petto per Hamsik, il quale ha sul destro la possibilità dell’1-1, vanificata dalla pessima esecuzione dello slovacco.

Partita che prosegue con il tentativo di attacco del Napoli, che viene portato spesso nell’emisfero sinistro del campo, sollecitando la catena Strinic-Insigne, i quali a fine match conteranno 63 passaggi reciproci, circa il 10% della totalità dei passaggi della squadra. Ma al termine del primo tempo, nonostante le 9 conclusioni partenopee contro le 2 bianconere, il risultato dice 0-1.

Nella ripresa però gli errori dei singoli risultano decisivi, causando prima il pari di Hamsik e poi il palo di Mertens. Vediamo l’azione del gol dello slovacco: durante un giropalla del Napoli, Lemina si lascia aggirare da Hamsik che raccoglie il passaggio di Jorginho (linea che teoricamente doveva essere coperta da Marchisio) e inseritosi nello spazio tra centrocampo e difesa richiama a sé Bonucci, il quale fallisce l’anticipo e apre il varco alle sue spalle al capitano avversario, che riceve l’ 1-2 trovato con Mertens e spara il destro sotto il sette.

Questa azione mette in risalto le peculiarità di Marekiaro Hamsik, vero e proprio ricercatore degli spazi tra le linee, contro il quale è difficile difendere schermando solamente le linee di passaggio (anche se la Juve è maestra in questo), data la mobilità, il dinamismo e l’intelligenza del soggetto, che torna così a segnare alla Juventus dopo la rete siglata nel 2011.

La Juve opta per il cambio Cuadrado-Lemina, con il quale i campioni d’Italia passano ad un 4-3-3 con Pjanić metronomo, mezzali Khedira-Marchisio e tridente formato da Mandzukić, Higuaìn e il neo entrato Caudrado. Ovviamente è un cambio che dà energia e vitalità sulla destra, che dona un uomo in più nello schermo difensivo a centrocampo -perchè in fase di non possesso la Juve si appiattisce in un 4-5-1- e che non permette più al Napoli di centrare la porta di Gigi Buffon. Il 39enne però deve impegnarsi in un’uscita coraggiosa dopo un retropassaggio debole di Asamoah, che finisce per innescare un avvoltoio come Mertens, il quale si fionda sulla sfera vagante ma non andrà più in là del palo dopo aver superato il portiere, al 64’ minuto della gara.

All’80 spazio anche per il rientro di Dybala, che coincide con il ritorno al 4-2-3-1

Anche se i minuti passano, però, il Napoli non cala il passo: pressione continua sul portatore di palla avversario sin dalla metà campo offensiva, con almeno 4 uomini che tengono perennemente in apnea la difesa della Juventus, amante del palleggio ragionato. In questo caso, quando scorre l’84’ minuto, possiamo lodare sia il pressing corale del Napoli che l’abilità nell’ uno contro uno di Leonardo Bonucci, che con il campo aperto alle spalle vince la sfida personale contro uno qualunque, Dries Mertens.

La partita, dunque, termina con un pari dal sapore differente per le due compagini: la Juventus può conservare un buon margine sulle inseguitrici, mentre il Napoli è a 4 punti sia dal pass per la Champions League, che dal quarto posto raggiunto dalla Lazio. Prestazione eccellente di Hamsik ed Insigne, che fanno decisamente surriscaldare la testa della difesa juventina con i loro continui interscambi posizionali e le loro capacità tecniche. Di seguito un paio di fattispecie che evidenziano l'esuberante abilità di conduzione di palla di Lorenzo Insigne, che muovendosi rapidamente e mantenendo il pallone incollato al destro, si crea opportunità senza l'ausilio dei compagni.

Anche Jorginho all’altezza del ruolo, con 105 passaggi completati su 119, (73 di questi in avanti, 60 riusciti). Note positive per la Juventus invece arrivano da Miralem Pjanić, che nelle sue prestazioni continua a miscelare quantità e qualità, e che nei 20 minuti in cui è chiamato ad eseguire il ruolo di pivote basso nel centrocampo a 3, esegue correttamente 23 passaggi su 24 (96%), oltre a fornire l'assist all’autore del gol Sami Khedira, che offre l’ennesimo esempio di che cosa significhi essere un centrocampista totale.