Verso Monaco-Juve – Il confronto tra i talenti più limpidi: Dybala e Mbappé

La sfida europea dello Stade Louis II tra Monaco e Juventus si sta avvicinando sempre di più, e nell’attesa VAVEL Italia vi propone il confronto tra i talenti più brillanti delle due squadre, Dybala e Mbappé.

Verso Monaco-Juve – Il confronto tra i talenti più limpidi: Dybala e Mbappé
Paulo Dybala & Kylian Mbappé

Nel lungo cammino di avvicinamento alla semifinale di Champions League in cui si affronteranno Juve e Monaco, VAVEL Italia vi presenta il confronto tra due giovani promesse che posseggono il potenziale per diventare due dei giocatori più forti nel calcio mondiale. Dybala e Mbappé rappresentano infatti il futuro delle loro squadre e fanno impazzire tutte le squadre d’Europa che posseggano grandi portafogli. Non è un caso che si dica che per loro servono almeno 120 milioni per far partire la trattativa. Premettiamo però che Dybala e Mbappé si associano per la purezza del loro talento, ma in realtà essi sono giocatori dalle qualità alquanto differenti. Inoltriamoci allora nell’analisi di questi due campioni.

Paulo Dybala, La Joya

La vita di Dybala è un lungo filo che collega insieme Krasniow (Polonia), Laguna Larga e Cordoba (Argentina), Palermo e Torino. È un’emozionante storia che immerge i piedi nell’orrore della Seconda Guerra Mondiale e con gli occhi guarda lontano verso un brillante ragazzo con il pallone tra i piedi. Durante la guerra, la dinastia Dybala fu messa in serio pericolo dai bombardamenti tanto che il nonno Bolesław decise di lasciare il loro piccolo paese a pochi chilometri da Cracovia ed emigrare in Argentina. È dunque suo nonno, ma anche sua nonna, italiana e per cui Paulo ha ottenuto anche la cittadinanza italiana, a far affondare le sue origini nel vecchio continente. Il suo talento è talmente immenso da unire il vecchio e il nuovo continente.

ORIGINI – La famiglia Dybala si trasferisce a Laguna Larga, dove la pampa la fa da padrona e dove passando il tempo il padre Adolfo coltiverà un sogno destinato a diventare realtà, avere un figlio calciatore. Gustavo e Mariano non riescono a centrare l’obiettivo, ma Paulo ce la fa, forse perché prescelto. Sua madre Alicia dirà che è nato col pallone tra i piedi ed è da quando ha 4 anni che non fa altro che giocare a calcio. Così Adolfo carica in macchina il figlio di otto anni, ma il provino al Newell’s Old Boys non soddisfa il padre. Quando tornano a casa Paulo si veste allora con la maglia della Gloria, quella dell’Instituto Atlético Central Còrdoba – l’hanno vestita gente come Alberto Kempes e Osvaldo Ardiles, due a caso. Esiste una strana legge fisica congenita in Paulo, il suo talento cresce inversamente proporzionale alla sua altezza, e oltre a questo il ragazzo si muove sempre trascinando i piedi come fosse un pattinatore sul ghiaccio. Segnava due o tre gol a partita, ma suo padre Adolfo si arrabbiava sempre per gli errori che commetteva in partita. «Solo grazie alla sua perseveranza sono arrivato in Serie A», dirà poi Paulo Dybala. Ecco poi la tragedia, quando Paulo ha appena 15 anni il padre Adolfo viene a mancare, e per Paulo è una botta tremenda tanto da rinchiudersi nel collegio del club, lui solo con il suo pallone, e da farsi nominare El Pibe de la pension.

DA CORDOBA A PALERMO, SOLO ANDATA – Dybala fa il suo esordio nella Serie B argentina il 12 agosto 2011, a 17 anni, 8 mesi, 28 giorni. Faccia da bambino, occhi di ghiaccio, in quell’anno messe a referto 17 gol in 40 partite e per Zamparini è amore a prima vista. Il presidente rosanero osa addirittura far cadere il paragone su un gigante del calcio (per talento, non altezza, s’intende), Lionel Messi, e s’affretta a staccare un assegno da 12 milioni di euro che il club di Còrdoba non si azzarda di rifiutare. Forse Paulo sognava il Boca o il River, invece si è ritrovato in Sicilia, alle falde del Monte Pellegrino, e lì la lingua è parecchio complicata, ma lui non desiste e si ambienta velocemente. Nel primo anno in Serie A sono 3 gol in 27 presenze, ma il suo apporto non basta per evitare la retrocessione. In B sono 5 i gol messi a segno. Il ritorno in A del Palermo porta con sé la rivelazione del campione e in quell’annata per Dybala sono 13 i gol, tanti per attirare i corteggiamenti della più grande d’Italia, la Juve. E così U Picciriddu saluta Palermo e sbarca nella fredda Torino che ben presto scalderà a suon di tocchi di classe e gol magistrali.

I PARAGONI – Appena acquistato, Beppe Marotta dice di lui: «Mi ricorda Omar Sivori, si muove come El Cabezon, è svelto di mente, segna e gioca per la squadra.» A qualcuno rimembra Leo Messi, lui dice che da sempre lo associano al Kun Aguero. In realtà Dybala non assomiglia a nessuno, perché Paulo Dybala è soltanto Paulo Dybala e questo basta per competere con tutti gli altri paragoni.

LA RIVELAZIONE – Che fosse una promessa del calcio lo si sapeva già quando giocava a Palermo, ma quando arrivò a Torino non si aspettavano altro che la sua definitiva esplosione. A ogni modo l’ambientamento pretese il suo tempo e se in campionato continuava a far bene, è in Champions League che le cose erano leggermente più difficili. Giocava in una Juve che proveniva da una finale persa contro il Barcellona e dunque gli obiettivi non erano alti, erano massimi. Forse la sua consacrazione in Champions arrivò troppo tardi, ovvero contro il Bayern Monaco agli ottavi di finale. All’andata fu una partita giocata magistralmente da La Joya, mentre il ritorno lo saltò per infortunio, e lì sappiamo tutti come andò a finire. Quest’anno inoltre si sta consolidando sempre di più da giocatore simbolo della Juventus, rinnovando anche il contratto per cinque anni fino 2022. Rifiutò la 10, lasciata libera da Pogba, e preferì tenere la sua 21, numero a cui è molto affezionato e che è stato vestito da giocatori del calibro di Zidane e Pirlo. Con la doppietta contro il Barcellona ai quarti di Champions, siamo innanzi ad un vero campione, la cui etichetta è schizzata fino a 120 milioni di euro. Ora tocca a lui portare l’armata bianconera verso quel triplo obiettivo tanto bramato dalla dirigenza juventina e per il quale bisogna superare prima l’ostacolo Monaco.

Kylian Mbappé, il Gambalunga

Kylian Mbappé è un ragazzo del ’98 che proviene da Bondy, un comune del dipartimento di Saint-Denis nella regione dell’Île-de-France. Nell’AS Bondy cresce calcisticamente, per poi trasferirsi nel vivaio del Monaco. Qui, appena gli viene concessa una possibilità di esibirsi, come un germoglio sboccia improvvisamente e si scopre che siamo davanti a un futuro campione. I numeri parlano da sé, 18 anni, 38 partite, 24 gol, 11 assist, insomma un gol ogni 91 minuti. Sta infrangendo qualsiasi record del Monaco e della Ligue 1, infatti non è affatto fuori luogo il paragone con Thierry Henry. Il talento immenso di questo ragazzo sembra essere dato da una strana sproporzione fisica, se si nota bene Mbappé possiede delle gambe lunghissime tanto da venire etichettato come Gambalunga. Tale sproporzione potrebbe sembrare un difetto in un primo momento, ma in verità gli va tutto di vantaggio perché le sue lunghe gambe gli danno velocità nelle distanze, l’anticipo negli interventi e la forza nei dribbling.

IL PARAGONE CON HENRY – Il suo modello è dunque Thierry Henry, il paragone è lecito perché i due campioni hanno stessa formazione calcistica, stesso ruolo, e stesso spirito umile. Entrambi hanno frequentato l’INF Clairefontaine, la migliore accademia nazionale che educa i talenti del calcio francese, per poi trasferirsi tra i 14 e i 15 anni al Monaco dove vennero lanciati, uno da Wenger, l’altro da Jardim, nel più grande panorama del calcio francese e conquistare poi un posto da titolare nel prima squadra del Principato. Allo stesso modo Mbappé, come Henry, viaggia sulla sinistra, la fascia perfetta per accelerare, dribblare, accentrarsi, e colpire a rete.  

I RECORD – Mbappé compie i primi passi nel calcio per la semplice ragione di avere una passione condivisa con il padre. Cresce in fretta, prima AS Bondy, poi Clairefontaine, poi Monaco U17. In quest’ultima realizza 42 gol in una stagione, che segnano il salto di qualità. Il 20 febbraio 2016, a 17 anni e 62 giorni, sigla il suo primo gol in Ligue 1 diventando il più giovane marcatore della storia del Monaco, davanti, guarda caso, a Thierry Henry. Nell’ultima gara di campionato con il Metz, a 18 anni e un mese, segna una tripletta infrangendo il record detenuto prima da Benzema e poi da Dembele. Con il gol in Man City-Monaco, con 18 anni e 63 giorni diviene il più giocane goleador della fase finale di Champions League, seguito da Bojan.

QUALITÀ – Ispezionando il quadro generale del giocatore, Mbappé possiede grande tecnica e grande velocità, ma una cosa lo contraddistingue dagli altri campioni è, come si direbbe, che ha la testa a posto. Con 5 gol in 5 partite il ragazzo ha guidato la sua Francia U19 alla vittoria dell’Europeo di categoria in finale proprio con l’Italia. Batelli, il suo allenatore, dirà infatti che Kylian Mbappé è per lui un giocatore di un’altra categoria: quando gli dai la possibilità di giocatore lui ti dimostra che può fare la differenza sia a livello individuale sia a livello collettivo. Poi ha maturità, serenità, e capacità di ascoltare, cose non da tutti.