Champions League - L'abisso fra Juventus e Monaco

Il doppio confronto nelle semifinali di Champions ha mostrato tutta la differenza che c'è fra bianconeri e monegaschi sotto ogni punto di vista.

Champions League - L'abisso fra Juventus e Monaco
Dani Alves e Mario Mandzukic dopo il gol dell'1-0 bianconero di ieri sera. | Corriere dello Sport.

Il caso in Champions League è una determinante non da poco. Il livello così alto sotto l'aspetto tecnico-tattico rende la fortuna - in una competizione che si articola in un massimo di 13 partite per chi arriva in finale - una variabile che da sempre ha il suo peso specifico all'interno dei doppi confronti così come nella finale. Sicuramente, il Monaco nelle semifinali di quest'anno non è stato sotto la protezione della dea bendata, sotto ogni aspetto; tuttavia, il passaggio del turno da parte della Juventus concretizzatosi ieri sera con la vittoria bianconera per 2-1 è stato dovuto principalmente ad altre cause, sulle quali i monegaschi avrebbero potuto e dovuto intervenire meglio.

https://twitter.com/juventusfcen
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Certamente basta guardare i 4 gol per rendersi immediatamente conto di una cosa: le partecipazioni attive alle marcature sono di Dani Alves, Mandzukic ed Higuain. Tre uomini non proprio a caso, tutti con oltre 60 presenze già completate in Europa. L'esperienza è stata una delle cause che ha portato più problemi ai francesi, non a caso una delle squadre con l'età media più bassa della competizione, e che probabilmente farà tesoro di quello che questi campioni (ai quali è doveroso aggiungere i vari Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini).

Nella gestione di alcuni momenti della partita, l'entusiasmo dei monegaschi si è scontrato contro il brutale cinismo degli avversari, finendo per compromettere la situazione. Basti vedere come la Signora si è portata in vantaggio, sia all'andata che al ritorno: inizio di grande pressione da parte dei francesi, la pressione eccessiva concede qualche spazio, gli attaccanti Campioni d'Italia fanno gol. E dopo aver sbloccato i match, è stato tutto estremamente più semplice nel doppio confronto.

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Certo anche sotto l'aspetto tecnico una certa differenza si è vista. I confronti più attesi e che avrebbero influito di più sulla partita erano essenzialmente: Dybala contro Mbappé, poi Higuain contro Falcao e infine la coppia Dani Alves-Alex Sandro contro quella Sidibé-Mendy. In tutti i casi, i confronti singoli sono stati vinti dagli juventini: certamente, sotto l'aspetto fisico i biancorossi erano decisamente più consistenti. Le accelerazioni del giovanissimo numero 29 francese sono state le uniche offensive che hanno messo paura a Madama, i rientri del Tigre preziosi in alcuni frangenti e le corse dei due laterali bassi hanno comunque offerto degli appoggi continui sulle corsie.

Ma il lavoro per la manovra di squadra della Joya e del Pipita è stato decisamente più continuo e funzionale, anche quando c'era da fare una difesa posizionale. I due argentini hanno anche saputo dialogare in maniera eccellente nello stretto, mostrando una qualità mai vista quando a spingere sono stati gli oppositori; i due terzini bianconeri, ai quali si è aggiunto in realtà Barzagli con lo scalo in avanti di Dani Alves, hanno lavorato alla grande nell'annullamento di giocatori come Bernardo Silva e Lemar, le due fonti di tecnica pura della squadra, anche al prezzo di rinunciare a qualcosa in fase di spinta.

Lo stesso piano tattico organizzato da Allegri ha teso una trappola contro cui la squadra del Principato si è mossa male e tardi. Se l'utilizzo della difesa a 3 ha garantito la continua superiorità numerica - salvo in alcune fasi di contropiede - sugli attaccanti transalpini, per fare male il tecnico di origine livornese si è affidato alla fisicità di Mandzukic, dominante nei duelli aerei (10 su 12 vinti allo Juventus Stadium) e perciò sempre una soluzione disponibile sulle verticalizzazioni di Pjanic e Bonucci, oppure sui vari cross. Il resto l'ha fatto la già menzionata qualità di Dybala, Higuain e Dani Alves, nelle scelte così come nelle esecuzioni. I sudamericani sono l'anima della qualità del gioco e, complice la disorganizzazione monegasca anche dopo essersi schierati a specchio al ritorno, hanno avuto vita facile in questa semifinale. Jardim non ha saputo sfruttare le poche armi su cui poteva contare e, di conseguenza, ha perso.

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L'aspetto fisico è stato insomma l'unico presumibilmente in favore della squadra poi eliminata: fisicità sfruttata a dire il vero molte volte male, con delle corse troppe volte sbagliate e dei palloni ben recuperati ma tante volte gestiti frettolosamente. La pressione ha giocato anche sotto quest'aspetto un brutto scherzo ai francesi, evidentemente non abituati a gare di questo tipo e un po' balbettanti: ovviamente lecito per un 11 che - è sempre giusto ribadirlo - ha un'età media bassissima. Difatti le cose migliori in ogni caso i monegaschi le hanno fatte vedere al ritorno, quando, in campo, chi aveva qualcosa da perdere era più la Vecchia (!) Signora. Ci sono tante lezioni per il Monaco: la più importante è che chi ha paura, in Europa, ha vita breve e fine dolorosa.

Per la Juventus, invece, c'è la strameritata finale di Cardiff del prossimo 3 giugno.

https://twitter.com/juventusfce
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