Sono passati 60 anni da quando la Fiorentina dello sfortunato Gratton sfidò il Real Madrid nella finale della seconda edizione della Coppa dei Campioni. Un'altra epoca, un'altra competizione, un altro calcio. Ciò che in 60 anni è rimasto invariato è la rivalità tra squadre italiane e spagnole, che in campo europeo ha dato vita a celebri sfide, caratterizzate da gol, papere, dichiarazioni oltre le righe, nascita o conclusione di cicli leggendari. In questa carrellata, ripercorriamo la storia delle 7 finali di Coppa dei Campioni / Champions League che hanno visto sfidarsi una squadra iberica e una italiana.

1956/57, Real Madrid - Fiorentina 2-0

Nel museo dello stadio Bernabeu, tra i tanti cimeli che raccontano pagine della storia del calcio, è conservata una maglia della Fiorentina che, assieme a un gagliardetto viola, ricorda quella partita giocata 60 anni fa. La maglia però non venne indossata durante la finale, sembra sia addirittura una riproduzione non originale degli anni '60... La Fiorentina campione d'Italia si presentò al Bernabeu, dove il Real di Di Stefano (31 gol in 30 partite di Liga) e Puskas difendeva il titolo conquistato l'anno precedente, senza il suo leader difensivo Chiappella (329 partite con la Fiorentina), infortunatosi 4 giorni prima in un Portogallo - Italia, ma seppe resistere per quasi 70 minuti davanti a oltre 120mila spettatori. Un rigore inesistente (e Sarti, che si rifarà 7 anni più tardi, andò vicinissimo a pararlo), accordato per un fallo di Maginini su Mateos nettamente fuori area, aprì la strada del successo al Real, il secondo dei cinque consecutivi delle merengues. Tra i giocatori di quella Viola ricordiamo l'incredibile parabola di Giuseppe Virgili. Classe 1935, con 21 gol trascina la Fiorentina alla vittoria dello scudetto nel 1956; a neanche 21 anni, alla quarta partita in Nazionale, segna 2 reti in un 3-0 rifilato dagli azzurri al Brasile (in campo 7 giocatori viola), poi si trasferisce al Torino, segna 3 gol in un derby ma retrocede nella stessa stagione e, a 27 anni, dopo un paio di annate non fortunate al Bari, va a giocare in C al Livorno.

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1957/58, Real Madrid - Milan 3-2 dts

L'incontro venne disputato all'Heysel di Bruxelles il 28 maggio (27 anni e un giorno prima del famigerato Juve-Liverpool) Tra i pali del Milan avrebbe dovuto esserci un altro Buffon, Lorenzo, parente alla lontana di Gigi, uno dei migliori portieri della sua generazione e protagonista di un lungo duello con Giorgio Ghezzi nei derby Inter - Milan (oltre che delle cronache rosa degli anni '50). Gipo Viani, l'inventore del libero e il precursore del catenaccio, gli preferì invece Narciso Soldan. Il Milan, al termine di una stagione fallimentare in campionato (nono posto), giunse alla finale superando nel turno precedente il Manchester United, decimato dalla tragedia di Monaco. Il Real, che nei quarti aveva rifilato un 8-0 al Siviglia con poker di Di Stefano, era nettamente favorito. Eppure, il Milan (a cui mancano i centravanti titolari Bean e Galli) va due volte in vantaggio grazie ai gol degli oriundi Schiaffino e Grillo, vengono raggiunti da Di Stefano e Rial e, solo nei supplementari - i primi di una finale - vengono battuti da una onclusione velenosa ma non irresistibile di Gento (attuale Presidente onorario del club).

1963/64, Inter - Real Madrid 3-1

"Sarti, Burgnich, Facchetti...". I tifosi nerazzurri, e non solo, hanno ripetutto per decenni questi tre nomi per snocciolare la loro formazione preferita, un trio che è secondo solo al celeberrimo e inarrivabile "Zoff, Gentile, Cabrini". La Grande Inter, quella di papà Moratti e del Mago Herrera, entra nella leggenda al Prater di Vienna (dove 30 anni più tardi vinse la gara di andata della finale di UEFA con un gol di Nicola Berti) sconfiggendo il glorioso Real, alla settima finale disputata in nove anni. Herrera azzecca le marcature, con Ta francobollare Di Stefano (all'ultima gara col Real), Burgnich e Facchetti a prendersi carico di Gento e Amancio e Guarneri a stoppare Puskas. Era un Real leggendario, ma alla fine di un ciclo.L'Inter passa a fine primo tempo con Sandro Mazzola, che realizza un gol che sembra la fotocopia, anche se col destro e non col sinistro, di quello con cui 20 anni più tardi Felix Magath beffò Zoff nella finale tra Amburgo e Juve ad Atene. Il Real colpisce un palo con Gento e impegna più volte Sarti, ma viene tradita dal proprio portiere, sorpreso da una conclusione di Milani. Il gol in acrobazia di Felo riapre la partita, ma ancora Mazzola (a cui Puskas chiederà la maglia negli spogliatoi), furbissimo ad approfittare di un errore di Santamaria sul lancio di Milani, realizza la rete che permette a capitan Picchi di alzare la Coppa.

1991/92, Barcellona - Sampdoria 1-0

C'è un gol, nello straordinario museo del Camp Nou, che viene riproposto in loop, più di quelli dei vari Cruyff, Maradona, Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho e Messi. E' la "castagna" con cui Rambo Koeman, nel mitico Wembley di Londra, dopo 112 minuti di battaglia fulmina Pagliuca e regala ai blaugrana la prima Coppa dei Campioni. La Samp di Vialli e Mancini, già sconfitta dal Barcellona nella finale di Coppa delle Coppe del 1989, è pericolosa soprattutto con Lombardo, fallisce due clamorose occasioni con Vialli, ma deve ringraziare il proprio portiere, miracoloso in almeno un paio di circostanze nel respingere gli assalti orchestrati da Guardiola e compagni. In una gara ricca di occasioni, come raramente una finale, eppur priva di reti, è la punizione dell'olandese a spegnere i sogni dei blucerchiati e a dare inizio alla leggenda dei blaugrana. Si dice che Vialli e Mancini fossero in lacrime dopo il triplice fischio, e che Boskov li abbia ripresi con una delle sue massime: "Veri uomini non piangono per partita di calcio"

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1993/94, Milan - Barcellona 4-0

Un Milan stanco e a fine ciclo, alla quarta finale in sei stagioni, che ha detto addio a Van Basten ed è priva dei suoi centrali difensivi Baresi e Costacurta (che poi salterà per squalifica anche la finale di Usa '94), sostituiti da Filippo Galli (17 partite di campionato nelle ultime 3 stagioni). Il Barcellona di Crujff ha appena conquistato la quarta Liga consecutiva. Il successo in campionato ai danni del Deportivo la Coruna, raggiunto all'ultima giornata grazie a un rigore fallito all'ultimo minuto da Djukic, rende i catalani sicuri oltre la decenza. Cruyff paragona la campagna acquisti delle due squadre contrapponendo Romario, 30 gol nella Liga, a Desailly, "un operaio del pallone senza tecnica calcistica". Crujff non ha però fatto i conti con il genio di Fabio Capello, che nella notte di Atene disegna il suo capolavoro tattico. Non c'è Van Basten, è vero, e non c'è neanche Papin, al loro posto un attaccante di 33 anni che 12 anni prima ha fatto parte della spedizione al Mundial '82 senza mai scendere in campo: Daniele Massaro. E' proprio l'ex di Roma e Fiorentina a bucare la retroguardia catalana per ben due volte con guizzi da vero Buitre; il frastornato Barcellona viene poi ridicolizzato dal pallonetto del genio Savicevic, e a chiudere la lezione di calcio ci pensa proprio l'"operaio" Desailly, che dimostra di saperci fare anche col pallone tra i piedi.

1997/98, Real Madrid - Juventus 1-0

Delle sei finali di Champions perse dalla Juve, quella dell'Amsterdam Arena non è la più cocente (rigori col Milan) né la partita nella quale i bianconeri erano dati favoriti assoluti (come con l'Amburgo e il Borussia Dortmund); tuttavia, quel gol fortunoso, in fuorigioco, di Mjiatovic chiuse una serie di 3 finali consecutive al termine delle quali la Juve di Lippi riuscì ad alzare un solo trofeo. Per la prima volta, alle 8 nazioni con il ranking più alto viene concesso di schierare due squadre, rompendo una formula che durava da 40 anni e dando vita alla rivoluzione da cui è nata la Champions attuale. La formula prevedeva addirittura un doppio turno a gironi, dal quale le migliori 8 accedevano ai quarti. Clarence Seedorf vince la sua seconda Champions; 5 anni più tardi trionferà anche col Milan, diventando l'unico calciatore ad aver vinto la competizione con tre maglie diverse.

2014-15, Barcellona - Juventus 3-1

La Juve di Allegri dimostra che è possibile cenare nei ristoranti di lusso anche senza salassi, ma il Barcellona di Messi, Suarez e Neymar si dimostra ancora di un livello più alto. Sono passati solo 2 anni eppure, a leggere quella formazione bianconera, di tempo sembra esserne scorso molto di più. La settima sfida tra Italia e Spagna, alla vigilia di Cardiff, conferma la supremazia iberica, ma è anche stata lo stimolo da cui è ripartita la Juve che si accinge a sfidare il Real Madrid di Zidane

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