Juventus, tris al Bologna. Le parole di Allegri e Pjanic nel post-partita

Le parole del tecnico juventino ("Dybala? Devo fare delle scelte, la società gli vuole bene") e dell'uomo-partita ("Abbiamo soltanto fatto il nostro") dopo la vittoria per 0-3 al Dall'Ara ai microfoni di Sky Sport.

Juventus, tris al Bologna. Le parole di Allegri e Pjanic nel post-partita
L'esultanza dei bianconeri dopo il gol di Mandzukic oggi a Bologna. | Juventus.com

Juventus ingiocabile, punto e basta. Con una settimana di tempo per preparare la sfida col Bologna, i campioni d'Italia sono apparsi semplicemente inarrestabili: gol di Pjanic, Mandzukic e Matuidi a firmare lo 0-3 di oggi del Dall'Ara, nella diciassettesima giornata di Serie A, quella che firma il sorpasso dei bianconeri ai danni dell'Inter, giusto una settimana dopo il big match terminato sullo 0-0. A caldo, dopo la prestazione, ha detto la sua Miralem Pjanic, match-winner con gol ed assist in questo match. Ecco cosa ha voluto dire il bosniaco nella sua analisi generale ai microfoni di Sky Sport:  "Prima del gol avevamo sicuramente la partita in mano, stavamo nella metà campo loro e mancava un po' di lucidità nell'ultimo gesto. Facendo una partita seria la squadra ha vinto, contro il Bologna che è una buona squadra, non è mai semplice venire qua. Oggi siamo entrati bene in campo e fatta una grande gara. La mia posizione? Il mister voleva che io giocassi lì da quando sono arrivato: sono contento di quello che ho fatto da quando sono arrivato, sto crescendo, ma oggi sono contento soprattutto per la partita e per la squadra. Sono tre punti che volevamo, sono arrivati, ma sono contento per la dinamica: arrivano partite importanti e tre punti così sono importanti in vista della Roma, e anche di mercoledì in Coppa".

Ed in ottica futura, con la Roma in arrivo a Torino per settimana prossima, questa vittoria potrebbe essere pesante: "Stasera abbiamo semplicemente fatto il nostro, quello che dovevamo fare. Tre punti sono quelli che dobbiamo fare, anche se non è mai semplice: la squadra è stata seria, ultimamente stiamo facendo molto bene. Domenica arriverà la Roma, una contendente per lo Scudetto, una squadra forte e preparata".

Lo slavo conclude con una battuta sul momento del suo compagno Dybala, non proprio semplice: "Io auguro a Paulo semplicemente di stare tranquillo, sta molto bene qua, la società lo sta tutelando al massimo. Poi arrivano momenti in cui non stai benissimo mentalmente o fisicamente: lui però è un giocatore di grandissimo talento, noi abbiamo bisogno di lui e deve soltanto stare tranquillo. Il mister ha poi un gruppo molto importante di giocatori, chi gioca deve fare il suo, com'è successo fino ad adesso".

Dopo il cervello in campo - come dice lui stesso, tra l'altro: "Pjanic gioca davanti alla difesa, gioca da cervello del centrocampo ed è normale che parli così bene" -, parla il tecnico. Max Allegri, sempre a Sky, si dilunga ovviamente di più nella propria analisi, che parte sempre da quei black-out che oggi sembrano una lezione ben imparata: "Non c'è una Juventus ideale: ce n'è una che deve vincere le partite, che dev'essere solida. Stiamo crescendo anche come condizione, piano piano ci avvicineremo ad una condizione ideale sia fisica che mentale, ideale per prepararci al rush finale della stagione a Marzo. Da cosa dipende? Dalla disponibilità di tutti: a Bergamo 0-2 dopo 25' e poi abbiamo smesso di giocare, a Genova troppo belli e poi ci siamo trovati sotto 3-0 senza neanche accorgercene, con la Lazio siamo stati disattenti. I ragazzi hanno capito e siamo sulla strada buona, anche se è ancora lunga".

Oggi Mandzukic è uscito per infortunio... "Ha un bel taglio sotto il polpaccio, vediamo". Ed al suo posto è arrivato Dybala: "Oggi è entrato bene, così come si è allenato bene: è stato fuori due volte per scelta, perchè ho un parco giocatori importante e fino a quel momento le aveva giocate tutte. Paulo difficilmente farà 30 gol, ma deve fare 15-20 gol e tanti assist: ora è un periodo un po' così".

Si continua a parlare dell'attaccante argentino, anche oggi escluso dai titolari, che continua ad attraversare il suo momento difficile dopo un avvio di stagione clamoroso: "Io devo mettere in campo dei giocatori che vincano le partite. Dispiace perchè Paulo è un ragazzo giovane, che deve crescere e mettersi a disposizione della squadra come chiunque. Sono l'allenatore e devo fare delle scelte: non è che impazzisco e dico che è scarso, è un giocatore importante, poi certi paragoni forse gli hanno fatto male. Nel calcio si dicono troppe cose: lo stesso errore si fa coi giovani dopo tre partite sono campioni del mondo. I giocatori vanno valutati dopo tot partite, questi problemi capitano. Al Milan ne avevo cinque e quando ne dovevo tenere fuori tre era un problema: Ronaldinho, Robinho, Cassano, Ibrahimovic... poi quando vincevo ero un genio, quando perdevo erano critiche".

E ancora, sul numero 10, un'altra profonda digressione, comprendendo quelle dichiarazioni di Nedved in settimana che tanto hanno fatto discutere: "Ci sono dei momenti in cui hai bisogno di certi tipi di giocatori, momenti in cui devi dare delle certezze alla squadra, o magari che devi aprire le finestre e lasciarli liberi come l'anno scorso. Nell'arco della mia breve carriera ho passato dei momenti: nel primo anno di Milan giocavo con Flamini, Gattuso e Ambrosini, tre mediani, in quel momento serviva quello. Dopo tre mesi rientrarono Seedorf e Pirlo e il momento cambiò. A Dybala vengono messe addosso delle responsabilità: abbiamo Higuain, Mandzukic, Bernardeschi, Cuadrado e Douglas Costa. Sono tutti giocatori straordinari, due o tre devono restare fuori: che poi sia straordinario quando tocca la palla non lo devo dire io. Il messaggio di Nedved? Era solo per Paulo, la società è molto vicina a Paulo. Ogni tanto qualche tirata d'orecchie fa anche bene, ne abbiamo bisogno tutti: la società vuole talmente tanto bene a Paulo, e crede talmente tanto a Paulo, visto che lo ha preso dal Palermo ad una cifra iperbolica...".

Tornando invece a parlare di Madama, che non prende gol da quel clamoroso 3-2 con la Sampdoria: "A Marassi dovevamo fare tre o quattro gol e abbiamo sbagliato tanto. E' molto semplice: a calcio quando hai la palla devi attaccare, quando non ce l'hai devi difendere e bisogna attaccare e difendere tutti insieme".