Juventus, caso ultrà: Agnelli ha esaurito la pena

E' uscita oggi la sentenza definitiva della corte federale della FIGC riguardo la compravendita di biglietti e le infiltrazione mafiose. Pena ridotta per Agnelli che termina oggi l'inibizione.

Juventus, caso ultrà: Agnelli ha esaurito la pena
Juventus, caso ultrà: Agnelli ha esaurito la pena

Si chiude oggi il processo sportivo per la compravendita dei biglietti e le infiltrazioni mafiose all'interno della Juventus. La corte federale della FIGC ha preso la sua decisione finale riguardo la pena da infliggere alla società piemontese ed al suo presidente, Andrea Agnelli. La corte federale della FIGC ha smentito la sentenza di primo grado riducendo sensibilmente la pena per il presidente bianconero, che fu inibito fino al prossimo Ottobre, sostanzialmente annullando l'inibizione e multandolo di centomila euro per i rapporti non consentiti con i tifosi. 

Oltre alla pena pecuniaria per il presidente bianconero, la corte federale della FIGC ha stabilito che la Juventus debba pagare una multa di seicentomila euro. Inoltre, sempre per i rapporti non consentiti con i propri tifosi, la curva dell'Allianz Stadium resterà chiusa per una gara, che sarà la prima partita casalinga dell'anno nuovo, in programma contro il Genoa per il prossimo ventidue Gennaio. Annullate le pene anche a Stefano Merulla, responsabile del ticket office, e Alessandro Nicola D'Angelo, addetto alla sicurezza. L'unico imputato a cui invece non è stata rivista la pena è Francesco Calvo, l'ex direttore commerciale della società bianconera, che dovrà affrontare la squalifica di un anno oltre che una multa da ventimila euro. 

Lo scorso settembre il Tribunale della Federcalcio aveva condannato Agnelli a un anno di stop e ventimila di euro, ridimensionando già le richieste del procuratore federale che aveva richiesto oltre trenta mesi di squalifica oltre che due turni a porte chiuse da disputare nel campionato in corso. 

Il grande sconfitto di giornata è Giuseppe Pecoraro, procuratore federale della FIGC, che aveva richiesto pene molto più aspre per gli imputati: "Questa sentenza è un brutto precedente. Si è voluta monetizzare la sanzione", ha dichiarato al termine della lettura della sentenza.