Lazio, Basta vuole la Champions

Dusan Basta, uno dei punti di forza della Lazio di Stefano Pioli, è intervenuto a Lazio Style Radio raccontando il momento della squadra biancoceleste, mettendo nel mirino un posto in Champions League

Lazio, Basta vuole la Champions
Lazio, Basta vuole la Champions

Dusan Basta, uno dei punti di forza della Lazio di Stefano Pioli, è intervenuto poco prima della seduta pomeridiana ai microfoni di Lazio Style Radio. Il giocatore serbo si è soffermato su vari temi, ma a tenere banco è stata la corsa Champions, che vede impegnati i biancocelesti. Le aquile occupano adesso la terza posizione in classifica, con 4 punti di vantaggio sul Napoli, quarto, e 1 di svantaggio sulla Roma, che occupa il secondo posto. 

Basta inizia il suo interventuo parlando del suo stato di forma, visto che aveva saltato le ultime partite per un problema fisico: "Sto molto bene fisicamente e questo è per me importante, spero sia lo stesso per i miei compagni nelle ultime cinque partite, compresa la finale di Coppa Italia. Adesso serve l'aiuto di tutti perché siamo nel momento topico della stagione".

Il terzino serbo passa poi a parlare della sfida all'Inter e del percorso che sta facendo la Lazio per provare a raggiungere la Champions League: "È stato importante fare quella serie di otto vittorie. Non potevamo vincerle tutto altrimenti ci prendevamo lo scudetto! Dopo la Juve abbiamo fatto due pareggi, ma siamo lì ad un punto dal secondo posto. Noi daremo tutto per raggiungere il nostro sogno. La squadra c'è, il gruppo anche. Purtroppo abbiamo avuto tanti infortuni". "L'Inter è un'ottima squadra, non sarà facile. Noi abbiamo nella nostra testa chiaro qual è l'obiettivo, giochiamo davanti ai nostri tifosi. Dobbiamo prenderci i tre punti e dare tutto in campo".

Infine una battuta sull'esperienza che hanno fatto i giocatori della Lazio nelle scuole, raccontando il suo passato in Serbia:  "Mi ha fatto piacere esserci perché è molto utile per i bambini ascoltare le nostre parole. Io sono convinto che gli studi siano al primo posto e che servano per capire se il calcio sarà veramente il proprio mestiere. Io sono stato fortunato perché abitavo nella periferia di Belgrado, studiavo la mattina e il pomeriggio mi allenavo senza staccarmi dalla famiglia. Ho lasciato la Serbia a 24 anni e ho avuto tempo, ma non è facile per chi se ne va presto da casa e deve percorrere le due strade contemporaneamente".