La Lazio crolla nel derby, è esonero per Pioli

La stagione laziale termina con un pesante 4-1, nessuna reazione biancoceleste.

La Lazio crolla nel derby, è esonero per Pioli
Pioli - Foto: AFP

E’ aprile e la stagione biancoceleste finisce già qui. Cronaca di una fine prevedibile. Società, squadra e allenatore nel caos. Con una difesa in emergenza, fatta di debuttanti e giovanissimi, non si poteva scampare facilmente alle insidie di una Roma superiore a livello fisico e tecnico. In un Olimpico deserto a causa dello sciopero delle curve contro le barriere divisorie, il primo tempo è stato condito dalle incursioni di una Roma aggressiva e di una Lazio affaticata e spenta. La difesa laziale, in confusione su molti palloni, ha cercato di arginare i giallorossi e le verticalizzazioni sul velocissimo Salah, contro cui nulla ha potuto Braafheid. La differenza era tanta. Gli unici che hanno mostrato reattività e hanno tentato di svegliare il gioco sono stati Biglia, che in qualche occasione ha fermato diversi palloni pericolosi davanti la difesa, e Anderson, che con i suo guizzi e scatti però non ha dato concretezza al gioco. Il buco a centrocampo è stato grande, Digne ha avuto spesso spazio per partire e impostare azioni e lanci, come nel caso del primo gol giallorosso.

Da parte laziale Matri, che è stato preferito a Klose dal primo minuto, in partita è stato impercettibile, non ha dato nessun segno. Dopo il gol la reazione non c’è stata, i laziali hanno accusato il colpo, la Roma ha fraseggiato e si è fatta corta, approfittando del buco a centrocampo e della mancanza di qualità di possesso palla nella difesa laziale. Il tridente leggero giallorosso è riuscito a fare quel che voleva. A segno, quattro volte. A nulla sono serviti i fugaci 15 minuti di piccola reazione laziale nel secondo tempo, quando in campo sono entrati Keita e Klose a risvegliare una Lazio non pervenuta. Non è bastato il gol di Parolo perché la reazione laziale è durata poco, affossata dal terzo gol romanista che è arrivato con il tiro al volo di destro di Florenzi.

La disfatta laziale è stata completa, se aggiungiamo l’espulsione per doppia ammonizione di Hoedt, i nervosismi di Candreva e Cataldi nei confronti dell’arbitro Banti, e il rigore che non è stato dato alla Lazio per il fallo di Manolas su Keita, atterrato in malo modo in area. Il bello è che, alla luce dei quattro gol romanisti, non è rimasta nemmeno l’amarezza per un rigore non concesso, perché siamo sicuri che avrebbe cambiato le sorti della partita? Visto il carattere e l’atteggiamento tenuto in campo lo scetticismo è padrone. Con il gol di Perotti poi, è finita anche la Lazio, la Lazio di Pioli, che si è fatto vittima sacrificale con il suo esonero, ed è finita anche la pazienza del tifoso laziale, che difficilmente andrà lo stadio da qui a fine stagione.

A tutto ciò si è aggiunta la protesta a Formello di ieri subito dopo la fine della partita, e l’esonero di Pioli che se ne è andato lasciando il ricordo della bella Lazio dell’anno scorso e la consapevolezza che i rinforzi voluti dalla società non sono stati all’altezza. Il tecnico non ha saputo ritirare su una squadra dal morale a terra già da parecchio tempo; Pioli ha pagato per tutti, non ha saputo far fronte ad un clima davvero difficile con  il risultato dell’inevitabile affossamento della Lazio. La squadra andrà in ritiro a Norcia e Simone Inzaghi la traghetterà fino a fine stagione, ma la società avrà comunque un bel lavoro da fare nel ricostruire da zero un gruppo che è stato un fallimento in questa stagione sotto ogni punto di vista. Arduo il compito di riconquistare anche la tifoseria, ormai il clima è irrespirabile. Si aspetta un’inversione di tendenza, i tifosi laziali non meritano quanto accaduto.