Intervista. Luis Alberto: "Mi aspettavo di giocare di più alla Lazio, ma devo ancora adattarmi"

Intervista al giocatore della Lazio Luis Alberto. Da VAVEL Spagna vi riportiamo le parole del centrocampista spagnolo.

Intervista. Luis Alberto: "Mi aspettavo di giocare di più alla Lazio, ma devo ancora adattarmi"
Foto da Vavel Spagna

Luis Alberto, 24 anni, è stato uno dei nuovi giocatori approdati nel nostro campionato durante la sessione estiva del calciomercato. Dopo le esperienze in Spagna con Barcellona B e Deportivo la Coruna e l'approdo in Premier League con il Liverpool, il centrocampista offensivo originario di San Josè del Valle è approdato in Serie A con la maglia biancoceleste della Lazio. Igli Tare lo ha acquistato per 5 milioni di euro dal Liverpool, lui ha firmato un contratto con la Lazio fino al 2021. Ad oggi, però, per Luis Alberto l'esperienza italiana è iniziata con tanta panchina e pochi minuti in campo (appena 27 totali in 11 partite di campionato). Ancora non è chiaro come e dove Simone Inzaghi possa impiegare lo spagnolo nel suo assetto tattico. Luis Alberto è un trequartista, giocare esterno d'attacco nel 4-3-3 non sarebbe l'ideale per un calciatore dotato di buona tecnica, ma con scarsa propensione all'allungo sulla fascia o al lavoro prettamente di esterno. Luis Alberto ancora non è riuscito a definirsi un ruolo in una Lazio che sembra ormai aver trovato le sue certezze. E che si appresta ad affrontare una trasferta difficile come quella di Napoli. 

Vi riportiamo l'intervista integrale di Luis Alberto fatta dai i nostri colleghi di VAVEL España. Qui per la versione spagnola.

D. Che ricordi hai della tua esperienza al Depor?

R. Ho solo ricordi stupendi, è un posto in cui mi sono sempre trovato molto bene, e la realtà è che ho sofferto molto a lasciare quel club.

D. Dopo la tua partenza hai continuato a seguire la squadra?

R. Certamente. Appena posso guardo le partite del Depor, a meno che non siano allo stesso orario di quelle della Lazio. Come ho detto, ho ottimi ricordi di quella esperienza, ed è un club in cui prima o poi vorrei tornare a giocare.

D. Come vedi il futuro del Depor, soprattutto in questa stagione? Pensi che i nuovi acquisti si dimostreranno all’altezza della situazione?

R. E’ ancora troppo presto per dare un giudizio, sono cambiati tantissimi giocatori quest’estate. Però alcuni dei nuovi che sono arrivati hanno grandissima qualità, come Emre Colak, ed esperienza, come Ryan Babel.  In difesa e a centrocampo, i reparti più importanti, il Depor ha cambiato davvero tanto. In attacco spero che Florin Andone prenda sempre più fiducia e cominci a trovare la porta, un po’ come Joselu, che quando tornerà darà una grande mano a tutta la squadra: è un ottimo giocatore, che potrebbe aiutare il Depor a ottenere quelle vittorie consecutive che risolleverebbero tutto l’ambiente.

D. Qual è stato il tuo momento migliore in maglia Depor?

R. Sono stati tanti, nessuno in particolare. Certo, il finale della scorsa stagione è stato molto bene, perché abbiamo ottenuto la salvezza, che era il nostro obiettivo. Ma ho vissuto anche altri bei momenti, a volte ho anche segnato, sempre una grande emozione. Al Depor potevo giocare in ogni posizione, mi divertivo ovunque.

D. Il Depor è stato il club in cui hai fatto meglio durante tutta la tua carriera?

R. Dal punto di vista calcistico sì, ma anche a Barcellona, quando ero in seconda divisione, mi sono trovato molto bene. Certo, come professionista La Coruna mi ha dato tutto ciò di cui avevo bisogno: è stato senza dubbio il mio miglior anno.

D. Guardando all’altra faccia della medaglia, quale pensi sia stato il momento peggiore della tua carriera?

R. Lo scorso anno, a causa dell’infortunio, che mi sono trascinato per molto tempo. Spesso ho dovuto giocare sul dolore, è stato davvero difficile convivere con la pubalgia, il fastidio andava e veniva, poi grazie a Dio è scomparso. In molte altre occasioni ho dovuto rimanere fermo, lontano dal campo.

D. Da giovanissimo hai giocato nelle canteras di Siviglia e Barcellona. Cosa significano per te questi due club?

R. L’ho sempre detto, a Siviglia mi sento come a casa.  E’ la squadra del mio cuore, il club in cui ho trascorso nove anni, da quando ero ancora un bambino. Il Siviglia per me è tutto, mentre a Barcellona ho vissuto un anno fantastico con giocatori della mia età, godendomi il calcio senza le normali pressioni. Sono due club che rispetto molto, ma ovviamente per me il Siviglia è diverso da tutti gli altri, per l’amore che nutro verso quella maglia e quei colori.

D. Prima di arrivare al Depor, come ricordi invece le tue esperienze al Liverpool e al Malaga?

R. Ho bei ricordi di Liverpool. Venivo da una categoria inferiore rispetto alla Premier League e ciò che è richiesto in un club come il Liverpool. C’erano giocatori come Steven Gerrard e Luis Suarez, è stato un anno di apprendistato, in cui ho potuto allenarmi con i migliori giocatori della squadra: ecco perché ho buoni ricordi. Al Malaga ho invece vissuto un anno strano, per delle circostanze che ancora non tutti capiscono. All’inizio cominciai bene, poi verso la fine della stagione l’allenatore non mi ha dato più quei minuti che mi aspettavo e credevo di meritare. Ma ho imparato molto da quella esperienza, quindi diciamo che è andata bene così. Nella vita bisogna sempre tenersi strette le cose positive e imparare da quelle negative.

D. Chi è stato a farti firmare per il Depor?

R.  Victor, che mi conosceva dai tempi del Siviglia. Avevo praticamente firmato con un altro club, ma lui mi scrisse e mi disse che mi voleva con lui, che aveva fiducia in me e che sapeva dove farmi rendere al meglio. E così è stato. D’altronde, quando parli con giocatori che sono stati a La Coruna, tutti ti dicono di essersi trovati molto bene, sia per la città che per il club. Anche questo ha influito nella mia scelta, ma la spinta del mister è stata fondamentale per farmi firmare con il Depor.

D. Nella tua carriera hai segnato sei gol. Se dovessi sceglierne uno, quale sceglieresti?

R. Ovviamente il primo ha sempre un sapore speciale, ma quello che mi è piaciuto di più è stato quello in casa contro il Levante.

D. L’anno scorso tu e Lucas Perez siete stati una delle coppie più forti e di tendenza della Liga. Cosa pensi del suo trasferimento all’Arsenal?

R. Con Lucas mi sono trovato subito bene, c’era un’ottima intesa  tra di noi ed è stato un anno magnifico per entrambi. Durante l’anno siamo diventati amici, e lo siamo tuttora. Per me il suo addio è stato naturale, tutti sapevano che sarebbe andato via. Non perché lui lo volesse, ma perché un giocatore che segna diciotto gol in una stagione poi viene adocchiato da squadre che fanno l’Europa League o la Champions. Credo sia normale che l’Arsenal l’abbia acquistato, non solo per i gol, ma anche per tutto il resto del lavoro che fa in campo. Alla fine il Depor ha ottenuto tanti soldi con la sua cessione, è stata una vicenda da cui hanno guadagnato tutti. Ora gioca in Champions, ma secondo me un giorno o l’altro tornerà al Riazòr.

D. Che differenze ci sono tra la Premier e la Liga?

R. Negli ultimi tempi le differenze sono un po’ venute meno. Diciamo che in Spagna preferiamo dedicarci più al possesso palla e alla tecnica individuale, mentre in Inghilterra molte squadre la mettono sull’aspetto fisico, ci sono più partite di ida e di vuelta (con continui capovolgimenti di fronte, ndr). Ma recentemente le cose stanno cambiando anche lì e si gioca un calcio più simile al nostro, il che è positivo soprattutto per le competizioni europee.

D. Chi è stato a convincerti a scegliere la Lazio?

R. Francamente fino all’ultimo giorno di mercato non sapevo niente della Lazio. Pensavo che sarei rimasto in Inghilterra, dove avevo un altro anno di contratto, per poi decidere cosa fare una volta svincolato. Alla fine è arrivata la Lazio ed è successo tutto molto in fretta: ho preferito venire qui e giocare, piuttosto che rimanere in disparte in Inghilterra.

D. A Roma non hai ancora avuto molto spazio. Credi che questa situazione cambierà prima della fine della stagione?

R. La realtà è che sono arrivato un po’ tardi, e questo mi sta costando qualcosa. Però è vero che mi aspettavo di giocare di più. Il modo di giocare italiano è un po’ diverso da come me lo aspettavo, e sto cercando ancora di adattarmi. Ora non mi resta che aspettare il mio turno e vedere cosa succederà in futuro.

D. In futuro ti piacerebbe tornare al Depor?

R. Sì, certamente. Come ho detto, lì sono stato molto felice e prima o poi penso che tornerò. Ora però sono a Roma, devo aspettare di capire cosa succederà.

Traduzione a cura di Andrea Russo Spena.