Il Milan non fa sconti: cinquina all'Alessandria e finale in tasca

E' il Milan la prima finalista di Coppa Italia. Partita senza storia, i rossoneri dilagano con Menez, Romagnoli e Balotelli. A testa alta l'Alessandria, nonostante il passivo pesante.

Il Milan non fa sconti: cinquina all'Alessandria e finale in tasca
Milan-Alessandria
MILAN
5 0
ALESSANDRIA
MILAN: Abbiati, De Sciglio, Zapata, Romagnoli, Antonelli, Honda, Poli, Kucka, Bonaventura, Balotelli, Menez.
ALESSANDRIA: Vannucchi, Celjak, Morero, Sirri, Sabato, Nicco, Loviso, Branca, Marras, Fischnaller, Iocolano.
SCORE: 1-0 MENEZ 20' 2-0 ROMAGNOLI 25' 3-0 MENEZ 39' 4-0 ROMAGNOLI 80' 5-0 BALOTELLI 90'
ARBITRO: MARCO GUIDA
NOTE: COPPA ITALIA • SEMIFINALE • STADIO GIUSEPPE MEAZZA • MARTEDÌ 1 MARZO 2016 • 21:00

Niente sorprese, il Milan fa sul serio: cinque a zero contro una coriacea Alessandria, ma la netta differenza tra le due categorie si fa sentire. Il Milan è la prima finalista di Coppa Italia, affronterà nell'atto finale la vincente tra Juve e Inter, con i bianconeri che dovranno difendere il tre a zero dell'andata. Vanno a segno Menez e Romagnoli, con una doppietta a testa, mentre Balotelli chiude il poker al novantesimo.

Turnover limitato per i rossoneri di Mihajlovic, che vogliono strappare l'accesso alla finale di Coppa Italia: nel solito 4-4-2, trovano spazio Abbiati, De Sciglio, Antonelli, Zapata e ritorna Romagnoli, dopo due gare di assenza. In mediana, fiducia a Poli e Kucka in qualità di interni, con Bonaventura e Honda a dare supporto in fase offensiva, coadiuvando le punte Menez e Balotelli. 
Gregucci si presenta all'appuntamento con la storia, optando per un 4-3-3, con il tridente offensivo composto da Fischnaller punta e il duo Iocolano-Marras ali. Lungo la linea di centrocampo, spazio a Loviso, Nicco e Branca, mentre il reparto arretrato è composto da Morero e Sirri centrali, con il duo Celjak-Sabato terzini e Vannucchi tra i pali.

L'avvio è scoppiettante, i rossoneri spingono per chiudere la pratica, ma l'Alessandria gioca senza aver nulla da perdere: nasce così una partenza di gara giocata a viso aperto, Honda si divora un gol a porta vuota, mentre Fischnaller e Celjak costringono Abbiati agli strarodinari. Tutto questo in soli dieci minuti, mentre Menez scalda il piede con un buon destro di potenza, ben ispirato da Honda. Al minuto 20', il centrocampista nipponico serve il francese in inserimento e Menez fredda Vannucchi col destro, portando il Milan sull'uno a zero. La truppa di Sinisa non fa sconti e trova il bis cinque minuti dopo la prima rete: questa volta, a firma di Romagnoli, che appoggia a rete sugli sviluppi di un corner. Tutto in discesa per il Milan, che archivia definitivamente i conti al 39', con la doppietta di Menez, servito dal solito Honda, che insacca senza paturnie e firma il 3-0. Il Milan chiude con autorità il primo tempo, alzando i toni quando necessario, per poi cercare di addormentare la partita, forti del vantaggio più che rassicurante. Gli ospiti, ormai spacciati, cercano quantomeno di uscire da San Siro con un passivo non troppo pesante, ma consapevoli di aver tracciato una pagina importantissima nella storia societaria. 

Nella ripresa, l'Alessandria non alza bandiera, onorando la propria partita: Iocolano e Fischnaller si muovono ottimamente tra le linee, soprattutto dagli esterni e mettono pressione su Abbiati, alla ricerca di uno storico gol in una storica semifinale per loro. I piemontesi sfiorano il gol della bandiera, ma De Sciglio si oppone sulla linea, mentre Marconi sfiora il palo di testa. All'ottantesimo minuto, Romagnoli replica con la sua personalissima doppietta: gol fotocopia del primo tempo, ma questa volta la palla finisce sulla linea, è il goal line technology a decretare il pokerissimo rossonero. Al novantesimo Balotelli firma la cinquina di contropiede, archiviando definitivamente la partita. Finisce cinque a zero, un passivo forse troppo severo per gli ospiti, che sono scesi in campo a testa alta, consapevoli di aver scritto la storia. Per il Milan, si tratta di un ritorno in finale di Coppa Italia dopo tredici anni.