Milan, Sacchi ripercorre l'epopea di Berlusconi: "E' stato un rivoluzionario. Ai cinesi dico..."

Intervistato dalla rosea, il profeta di Fusignano, che alla guida del Milan è arrivato sul tetto del mondo, ripercorre gli anni d'oro ribadendo il ruolo cardine del Presidente Berlusconi e di Adriano Galliani. Sacchi si sofferma anche sul possibile rientro in società di vecchie glorie come Maldini, mentre per Montella e i nuovi proprietari cinesi ci sono alcuni consigli da tenere a mente.

Milan, Sacchi ripercorre l'epopea di Berlusconi: "E' stato un rivoluzionario. Ai cinesi dico..."
Arrigo Sacchi nel 2016. Fonte foto: Getty Images Europe.

La sua storia è indissolubilmente legata a quella del Diavolo e dei suoi condottieri. I suoi successi, le sue rivoluzioni e le grandi idee maturate sono state fonte di ispirazione per altri grandi di oggi. Quel Milan però, Il Milan per eccellenza, non potrà mai essere emulato. Organizzazione, fame di vittorie e unità d'intenti: la storia sportiva e non di Arrivo Sacchi è legata da un doppio filo rossonero a Silvio Berlusconi e Adriano Galliani

Dunque, chi meglio di lui può esser chiamato a testimoniare in questo momento così importante per la storia del Milan e del suo storico Proprietario? Sì, proprio il Profeta di Fusignano che, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha ripercorso l'epopea di Silvio Berlusconi, esaltando come è giusto che sia quello che è stato il suo Presidente: "Faccio molta, molta fatica a pensare a un Milan senza Berlusconi e Galliani" afferma Sacchi, "insieme hanno fatto qualcosa che rimarrà nella storia del calcio italiano e mondiale. Silvio è stato un rivoluzionario, ha cambiato costumi e idee del pallone, ha avuto il coraggio di fare scelte azzardate e di credere nei sogni, che è riuscito a realizzare. Direi che con lui abbiamo vissuto il Rinascimento del calcio". 

Poi continua esaltando le doti dei due, reputati i migliori dirigenti in assoluto: "E’ stata decisiva la salute. E quindi non posso che essere d’accordo, visto che si tratta di qualcosa che va sopra tutto il resto per importanza. Ha fatto la cosa giusta. Eppure, che peccato non vederli più insieme, lui e Galliani... Loro due insieme sono stati in assoluto i dirigenti più bravi nella storia mondiale. Io davo a Galliani la lista dei miei desideri, e lui mi portava sempre il primo nome".

Sacchi e Galliani negli anni 90. Fonte foto: Getty.
Sacchi e Galliani negli anni 90. Fonte foto: Getty.

Sacchi non guarda solo al passato, ma è costretto anche ad ipotizzare un futuro prossimo in cui il Milan sarà interamente in mani straniere. L'idea non è delle più esaltanti, ma Arrigo da comunque qualche avvertimento alla cordata cinese che è pronta ad acquistare i Rossoneri:  "Il Milan ha bisogno di ritrovare la grandezza e che bisogna riempirlo con ambizione, orgoglio e passione, come facevamo noi. Poi gli direi che bisogna fare molta attenzione a scegliere gli uomini. E uso appositamente la parola uomini prima di calciatori: occorre stare attenti a scegliere. La base è avere giocatori che sentano amore e professionalità per il proprio lavoro".  

In tal senso, Sacchi torna indietro nel tempo per raccontare l'aneddoto legato a Carlo Ancelotti e al suo arrivo al Milan: "Quando ci fu la possibilità di prendere Ancelotti dicevano tutti, anche Berlusconi, che era una 'sola' perché aveva le ginocchia rotte. Io lo volli lo stesso. Questione di atteggiamento e comporta- mento. Chi non si comportava come si doveva, non lo volevamo. Prima gli uomini, poi i calciatori"

Consigli importanti anche per il nuovo tecnico, Vincenzo Montella: "Montella a me piace molto, spero che possa avere successo. Nel calcio si vince col protagonismo, non standosene rintanati nella propria metà campo per colpire di rimessa". Infine, Sacchi torna sull'idea che alcuni quotdidiani hanno palesato negli ultimi giorni. Quella di riportare nel Milan alcune delle vecchie glorie del passato, questa volta nel ruolo di dirigenti d'eccezione. Arrigo sembra molto stuzzicato dall'idea, ma a patto che con loro resti Adriano Galliani:  "E’ una figura assolutamente utile. Ma vado oltre con il ragionamento: più che per un legame con il passato, sarebbe un modo per avere le idee chiare sul futuro. Albertini è stato il mio vicepresidente federale quando ero responsabile delle giovanili azzurre, ha maturato un’esperienza dirigenziale ad altissimo livello. Maldini è diventato un uomo vero, non ha costruito la sua vita sull’opportunismo, basta pensare a come ha gestito la questione con gli ultrà, dimostrando ricchezza etica e morale. Certo, ha meno esperienza di Demetrio, ma ha una grande intelligenza, così come Costacurta. Billy ha costruito la sua carriera grazie alle capacità interpretative. Anche nel suo caso l’intelligenza è un fattore fondamentale. Io sono molto riconoscente a questi giocatori per la loro umanità e professionalità. E a questi nomi aggiungerei Galliani, che è una certezza".