Milan, senti Boateng: "Noto poca rabbia, andare via è stata una scelta difficilissima"

Intervistato in esclusiva a La Gazzetta dello Sport, il centrocampista ex Milan ha detto la sua proprio sul club rossonero, senza dimenticare un punto sulla sua carriera.

Milan, senti Boateng: "Noto poca rabbia, andare via è stata una scelta difficilissima"
Source photo: Twitter @KPBOfficial

Tre anni e 114 partite in rossonero. Tante ed importanti, per Kevin-Prince Boateng, trequartista ghanese che con il Milan ha scritto pagine importantissima sia dentro, si ricordi il goal al Barcellona nel 2011, che fuori, con l'esibizione tersicorea "alla Michael Jackson" per festeggiare lo scudetto. Intervistato in esclusiva a La Gazzetta dello Sport, l'attuale calciatore dell'Eintracht Francoforte ha parlato di tutto questo, senza dimenticare un decisivo passaggio sul momento poco fortunato che sta vivendo il diavolo rossonero.

"Bonucci, Gigio e Suso sono gli unici in grado di fare la differenza, ma vedo poca grinta. Berlusconi e Galliani? Hanno fatto la storia ma non ci sono più. Come Kakà e Maldini che l'hanno fatta in campo. Ma ora bisogna sostenere questi ragazzi e questa proprietà". E, sull'attuale 3-5-2: "Non mi piace" sentenzia Kevin-Prince, che non può non rispondere alla domanda in merito alla delicata situazione di Vincenzo Montella: "In certi club, dove bisogna vincere, la panchina diventa "calda" non appena si firma. Anni fa cacciarono Allegri... Fa parte del gioco, per tutti noi. Con l' Aek, è vero, non è andata bene, ma con l'Inter ho visto un buon Milan. Purtroppo Icardi gioca dall'altra parte Uno dei top al mondo, un killer".

Passaggio importante, poi, sul suo percorso personale: "Andar via è stata la decisione più dura dopo l' addio al Milan. C' era tutto: gruppo giovane e ambiente meraviglioso. Qui all’Eintracht resterò tre anni, come da contratto. Andare via dal Las Palmas è stato un dovere di padre e di marito. Il razzismo? Vorrei che mio figlio crescesse senza conoscere questa parola. Proporrei una Var ad hoc per i razzisti negli stadi. Ci sono mille telecamere, anche puntate sui tifosi, perché non usarne qualcuna anche per questo? E chi sbaglia, paga. Per i giocatori che giocano all’estero la Serie A è un obiettivo, ma il tema razzismo ne limita l'appeal. Non bisogna sorprendersi se a volte scelgono di andare altrove”.