Napoli, il bunker inviolabile e la Pipita d'oro

Gli azzurri di Rafa Benitez volano a Kiev per affrontare nella gara di ritorno delle semifinali di Europa League il Dnipro di Markevich. Già all'andata abbiamo assistito al catenaccio della squadra ucraina ed è presumibile che stasera il tema tattico possa ricalcare le stesse prerogative del match d'andata.

Napoli, il bunker inviolabile e la Pipita d'oro
Napoli, il bunker inviolabile e la Pipita d'oro

"E' la notte dei desideri". Così come canta Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, il Napoli di Benitez è volato ieri in Ucraina con un bagaglio stracolmo di aspettative e desideri, quelli che legano, indissolubilmente, la spedizione partenopea ad un sogno lungo ventisei anni: quello di raggiungere la finale di una competizione europea che manca dai tempi di Maradona. 

"Travolti da un insolito destino nell'azzurr​o mare". Lina Wertmuller e Giancarlo Giannini di certo non avranno pensato a questa nottata che si colora d'azzurro Napoli per il loro capolavoro del 1973, anche se il titolo riassume alla perfezione la situazione che avvolge il sodalizio partenopeo alla vigilia della partita più importante della gestione De Laurentiis. Il Napoli adolescente, quello nato dalla mente dell'imprenditore romano non più tardi di undici anni fa, è alle prese con la serata più gloriosa della sua giovanissima carriera. L'eccezionalità dell'impresa, passata da due anni di Serie C, prima di un rapidissimo passaggio nel purgatorio della Serie B, ha visto una scalata dei partenopei, in Italia come in Europa, come poche volte nella storia del calcio, fino ad arrivare a questa sera. Una programmazione mirata, investimenti oculati e non solo, che hanno portato il Napoli a giocarsi questa semifinale da assoluto favorito, con la strada verso Varsavia che sembrava spianata: un insolito destino, appunto. 

La squadra di Benitez era accreditata, al momento del sorteggio che li ha abbinati al Dnipro ed alla vigilia della sfida d'andata, dei favori del pronostico, forte del successo straripante contro la corazzata tedesca del Wolfsburg di Hecking. Una prova di forza maestosa, che non ha concesso repliche ai teutonici e inserito di fatto il Napoli in una posizione di vertice, solitaria, quasi destinato in maniera naturale ad arrivare fino in fondo alla competizione. Tuttavia, nessuno aveva fatto i conti con il bunker ucraino, ben più difficile da scardinare delle maglie larghe e sfilacciate del Wolfsburg. Da favorito e contro una squadra che si chiude in 9 uomini, con le linee strette di difesa e centrocampo davanti al portiere, gli uomini di Benitez hanno rivisto gli stessi fantasmi che presenziavano il San Paolo durante le sfide con i vari Chievo Verona, Udinese e Atalanta di turno. 

L'atmosfera frizzante d'Europa, unita al fardello di favorito che il Napoli si portava sulle spalle, non ha aiutato la squadra partenopea nel primo tempo della gara d'andata a sciogliersi a dovere, condizionandone prestazione e movimenti, oltre che fluidità di manovra e precisione dei passaggi. Ecco, il tema centrale delle due sfide verte, in maniera irreversibile, su questi punti cardine attraverso i quali il Napoli dovrà transitare se vuole proseguire la sua strada europea. Non sarà affatto facile, lo anticipiamo, anche se le capacità del Napoli di imporre il proprio gioco lontano dal San Paolo sono piuttosto importanti. La squadra di Benitez ha, nel corso di questa stagione europea e non solo, dimostrato che fuori casa può vincere ovunque. L'ha fatto in Germania, l'ha fatto in Turchia, seppur contro avversari modesti, è andato in Russia a fare la partita nonostante il 4-1 del San Paolo. Insomma, i presupposti per vincere la gara ci sono tutti. 

La sfida di Fuorigrotta ha sì messo in mostra i limiti caratteriali di una squadra che quando non riesce a sbloccare il risultato s'inceppa, nel corpo come nella mente, sfaldandosi di quelle certezze che sono prerogativa dei successi azzurri, ma ha anche dimostrato la supremazia della squadra di Benitez nei confronti di quella di Markevich. Al di là del gol in fuorigioco, che è costato risultato e una gara di ritorno ben più agevole, le occasioni avute dal Napoli fanno ben sperare per la gara di questa sera, dove lo scoglio principale sarà scardinare quel bunker il prima possibile. "Sin prisa, però sin pausa" è il motto beniteziano che ha accompagnato lo spagnolo in questi due anni nel capoluogo campano e torna d'attualità a poche ore dal match più importante della permanenza partenopea dell'ex allenatore del Liverpool. Chi meglio di lui conosce queste partite? Chi può indicare la strada ad un gruppo di giocatori vergini a partite di questa importanza? 

Fatta eccezione per Albiol ed Higuain, che qualche partita importante con il Real Madrid l'hanno giocata, tutto il Napoli si affida a Benitez per scardinare la resistenza delle mura ucraine, che saranno ben più compatte e serrate rispetto all'andata. Markevich ha ammesso che quello dell'andata non era il vero Dnipro, ma c'è da aspettarsi che dietro le dichiarazioni velate del tecnico ci sia un pretatticismo che nasconde le vere intenzioni dell'allenatore, che di proposito ripeterà la stessa gara di sette giorni fa. Il Napoli lo sa, ed è volato in Ucraina con l'intento di scardinarlo, non sbattendoci la testa come al San Paolo ripetute volte, magari a colpi di Pipita. 

Già, l'appuntamento con la storia del Napoli passa, improrogabilmente, dai piedi fatati di Gonzalo Higuain. Assente, per quarantacinque minuti, nella gara d'andata, stretto da una camicia di forza che lo attanagliava bloccato nella morsa di Douglas e Cheberyachko. Presente, ma con parziale giustificazione nella ripresa, quando in più occasioni ha avuto la possibilità di battere Boyko che, un pò per imprecisione del Pipita, un pò fortunosamente, ha respinto tutte le conclusioni dell'attaccante argentino.

Higuain ha tra le mani, o forse meglio tra i piedi, l'occasione per riportare il Napoli ai fasti di un tempo, riportare i tifosi azzurri dove soltanto il suo idolo, Diego Armando Maradona era riuscito. Portare il Napoli sul tetto d'Europa sarebbe per l'ex merengue un risultato storico, il primo personale di una carriera fantastica, numeri alla mano, ma senza particolari trofei in bacheca. La conquista della finale prima e dell'Europa League poi, magari unita a quella dello scettro di capocannoniere (l'argentino è ad un passo dalla vetta), farebbe del Pipita l'attaccante più amato nei cuori dei tifosi napoletani dell'epoca post Maradoniana, facendone dimenticare definitivamente i predecessori oltre a riportare Napoli ed il Napoli nel Gotha del calcio Europeo. 

Il Napoli si gioca tutto. L'appuntamento con la storia, con la consapevolezza di giocarsi la sfida da favorita. Varsavia è ad un passo. Un passo lungo ventisei anni da vivere tutto d'un fiato.