Nelle mani del destino

Dopo un girone di andata clamoroso, chiuso davanti al resto del plotone, il Napoli di Maurizio Sarri chiude il mercato di riparazione invernale con due colpi all'attivo nell'immediato e tante opzioni per il futuro: occasione per consolidare la progettualità oppure occasione mancata per puntare alla vetta?

Nelle mani del destino
Nelle mani del destino

Tra il dire ed il fare, come si suol dire, c'è di mezzo un mare infinito di opportunità, facce differenti della stessa medaglia che a volte possono sorriderti, altre voltarti le spalle.

Tuttavia, nel mondo in generale, così come in quello del Calcio, ci sono modi e modi di affrontare le situazioni che, il più delle volte, contribuiscono a rendere il futuro più o meno roseo. In questo caso specifico, più o meno vincente. Parliamo del Napoli di Maurizio Sarri, macchina perfetta ed implacabile nelle ventidue giornate fin qui disputate: la capolista marcia a suon di record, di vittorie, di marcature, di bellezza di gioco quasi estasiante. Anche troppo a dire il vero, perché alla vigilia del campionato nessuno o quasi, forse nemmeno il più sincero e ottimista dei tifosi e addetti ai lavori, avrebbe auspicato ai partenopei di avere un ruolino di marcia così importante. Da Scudetto. Senza mezzi termini.

Per la seconda volta nella gestione De Laurentiis i partenopei si sono trovati al cospetto del giudice quasi supremo del mercato di Gennaio (perché alla fine decide tutto il campo, e vivaddio) con una vasta gamma di opzioni davanti al proprio tavolo e, così come già accaduto qualche anno fa, forse, si poteva e doveva far meglio. D'accordo la progettualità, d'accordo il puntare su giovani talenti peraltro pronti nell'immediato nel fornire fiato prezioso ai vari "titolarissimi", ma ancora una volta il Napoli gira alla boa intermedia di febbraio con più dubbi che certezze, che non riguardano affatto la solidissima struttura dei titolarissimi (forse il miglior undici del campionato), bensì quello dei cosiddetti rincalzi.

Stridono alquanto, in tal senso, i paragoni tra Grassi ed il buon Romano, al quale più volte saranno fischiate le orecchie in questi anni: le due operazioni, sebbene la gavetta di provenienza potrebbe apparire la stessa, trovano contrasti e contraddizioni nella pasta della quale sono fatti i due interpreti. Che Alberto Grassi sia il futuro del calcio Napoli e di quello dello Stivale è, con molta probabilità, appurato, ma è pronto a cogliere l'eredità di Allan ovemai il brasiliano dovesse contrarre l'influenza? Difficile, anche se dal primo all'ultimo dei tifosi di fede partenopea lo spera vivamente. In tal senso arriva, a pennello, la squalifica dell'ex Udinese, che a Roma contro la Lazio lascerà presumibilmente il posto a David Lopez. Differente il discorso che vale per la retroguardia, dove l'ossatura dei titolari e del primo cambio conferisce tranquillità e solidità estrema a Sarri ed allo stesso Napoli: Albiol e Koulibaly, cosi come Chiriches, sono un trio più che affidabile e, nel caso in cui Regini non dovesse ambientarsi, le certezze non mancano affatto.

Dove si doveva intervenire con maggiore vigoria è in mediana, dunque. Il dubbio che continuerà a tormentare i partenopei sarà sempre lo stesso in questi ultimi quattro mesi: si può vincere il campionato ed andare a giocare allo Stadium, a San Siro e all'Olimpico di Roma con David Lopez primo cambio, o anche titolare? E' possibile affrontare due competizioni, puntando a vincerle con un cambio non all'altezza ed un giovane prospetto appena accasatosi all'ombra del Vesuvio? Non ce ne voglia lo spagnolo, duttile ed intelligente ma poco più. Certo, era alquanto difficile trovare un calciatore che unisse al contempo tutte le qualità richieste dalla società azzurra, ma tra i nomi trattati nelle prime ore del nuovo anno e l'ottimo Grassi, forse qualcosa in più la si poteva ottenere. Le velleità degli azzurri risiederanno ancora una volta nella maturità di un gruppo vergine di vittorie e successi di un certo calibro, alla vena mista a trance agonistica del Pipita Higuain, alla buona salute dei protagonisti che alle spalle sanno di non avere i ricambi all'altezza e ad un sistema di gioco pressocché perfetto ed impeccabile.

Non si tratta di criticare a priori la bontà delle operazioni per gli anni a venire, ma di prendere reale e concreta coscienza delle possibilità reali nell'immediato, sfruttate forse in maniera non del tutto consona alle capacità del sodalizio partenopeo. Il futuro recente del Napoli e le possibilità di trionfo o meno, sono ancora legate alle sapienti mani del destino: finché la barca va, lasciala andare. A Napoli ci sperano vivamente.