Higuain, sei leggenda

La tripletta di ieri al Frosinone ha incastonato Gonzalo Higuain nella storia del calcio italiano come miglior marcatore di tutti i tempi. Dopo Maradona, il San Paolo ha adottato il Pipita come degno erede del Pibe de Oro. E ora, come andar via?

Higuain, sei leggenda
Higuain, sei leggenda

In principio furono Maradona e Nordahl, adesso è Gonzalo Higuain. Il Pipita è storia. Higuain è leggenda. Napoli e la Serie A si inchinano davanti all'impresa del bomber argentino. La Napoli città è pronta ad adottare definitivamente il nuovo idolo, a voltare pagina rispetto al passato ed il calore dimostrato ieri sera nei confronti del centravanti nativo di Brest è l'attestato ultimo di questa ritrovata fede. Non è facile affiancare il Diez, così come era quasi impossibile pensare di riuscire a superare il record del centravanti del Milan: detto, fatto. Higuain è riuscito laddove nessuno aveva mai nemmeno osato. 

Il processo di crescita e maturazione del pubblico e della tifoseria partenopea sembra essere definitivo, giunto alla sua naturale conclusione. Non si tratta di dimenticare il passato, semmai di accantonarlo, per far posto al nuovo che avanza, al futuro. Il futuro del Napoli, ad oggi, si chiama Gonzalo Higuain, nonostante le mille e una voci di mercato che vorrebbero il Pipita sempre più lontano dalla terra dei fuochi, intesa stavolta come quelli passionali di un popolo che si stringe attorno al suo beniamino, idolo assoluto di una cavalcata magistrale e trionfale. L'attesa del piacere è essa stessa il piacere: come quella che precede la doppietta dell'aggancio; così come è la stessa che anticipa la tripletta del sorpasso. Il cioccolatino di Allan stappa il Pipita, nervoso ed imbrigliato dalla difesa dei canarini che sembrano volersi frapporre davanti al corso naturale degli eventi, della storia. 

La tripletta al Frosinone è la chiosa ultima ad una stagione a dir poco clamorosa, stratosferica, esaltante. Gli aggettivi per descrivere le gesta di Higuain sono terminati tempo fa, davanti alle prodezze del centravanti più forte che l'Italia della Dea Eupalla abbia visto negli ultimi anni. La storia ha un nome ed un cognome, che non parla più svedese bensì la lingua del Tango, quella di una rovesciata che nella sua parabola vive le ansie e le paure di una partita difficile da sbloccare, ma che al crepuscolo fa impazzire tifosi e non solo per il coronamento di un'impresa titanica. Esulta Gonzalo, con le lacrime agli occhi di un bambino al quale hanno regalato per la prima volta il pallone. Si gode la festa, nella sua timidezza e nel suo riscatto, dopo una stagione di delusioni e dolori. 

Già, perché nessuno avrebbe pensato che dalla nevrastenia e dal grigiore di quel rigore calciato alle stelle soltanto dodici mesi fa, Higuain avrebbe trovato, grazie a Sarri soprattutto, la voglia e la forza per riprendersi ciò che era suo, con i dovuti interessi. Il fato non è mai banale e fa sì che il ciclo si apra e si chiuda nella stessa porta, quella che un anno fa tolse al Napoli la Champions e che stavolta la riconsegna agli azzurri a pieni meriti. Gonzalo Higuain è nella storia del calcio italiano, ci entra di diritto stracciando il precedente record in termini di proporzioni: più di un gol a partita, tenendo sempre conto delle tre giornate che gli hanno tolto, con ogni probabilità, il gusto e l'onore di poter sfiorare quota quaranta con un dito. Nel calcio di oggi, rispetto a quello di sessanta e più anni fa, l'impresa assume ancor più valore. Non ce ne voglia il fenomeno Nordahl.

Ed ora, Gonzalo, prova ad andar via.