Napoli - Bologna, l'analisi tattica

Il successo degli azzurri sui felsinei visto ai raggi X, tra eccesso di confidenza e paure ataviche.

Napoli - Bologna, l'analisi tattica
Napoli-Bologna, l'analisi tattica

Un Napoli bellissimo e sprecone nel primo tempo, diventato poi impaurito e contratto nel secondo, fino all'ingresso di Milik, è riuscito ad avere la meglio sul Bologna dell'ex Donadoni nell'anticipo del sabato della quarta giornata del campionato di Serie A. Rispetto alla vittoria contro la Dinamo che ha consegnato i primi tre punti nella massima competizione europea, Sarri cambia quattro uomini nell'undici iniziale, continuando con il moderato turnover visto a partire dalla sfida con il Palermo, con Gabbiadini, Zielinski, Insigne e Strinic a calcare il terreno del S.Paolo sin dal primo minuto.

Pronti-via ed è subito il Bologna a farsi pericoloso con un contropiede che porta alla conclusione l'altro ex della partita, Blerim Dzemaili, che costringe Pepe Reina ad un difficile intervento. Nella figura seguente si può osservare come tale azione nasca a partire da un forte pressing dei rossoblù (per l'occasione in giallo fluo) che porta Jorginho e Gabbiadini a pasticciare con il pallone. Il tema tattico della partita per il Bologna è ormai ben noto ai tifosi del Napoli: tantissima densità in mezzo al campo, con Nagy praticamente ad uomo su Jorginho, e rapidi contropiedi e cambi di fronte quando si rientra in possesso del pallone. Nell'azione che porta al tiro di Dzemaili si vede come è lo stesso giocatore svizzero a dare il via alla sortita offensiva con gli esterni che scappano subito sulle fasce. 

Dal quarto minuto di gioco in poi è però il Napoli a prendere il completo controllo del campo, costringendo il Bologna nella metà campo difensiva per tutto il resto del primo tempo, in cui Reina è sostanzialmente uno spettatore non pagante (ma pagato). Quaranta minuti in cui si vede tutto il vecchio repertorio del Napoli, fatto di movimenti sugli esterni, pressing e giro-palla veloce, ma si vede anche lo sviluppo di nuove trame di gioco. Nell'azione della figura sottostante si vede come Insigne, servito da Koulibaly, il vero regista del Napoli quando Jorginho, come spesso accade in campionato (meno in Europa), è sottoposto ad una marcatura serrata, rientri nella zona centrale del campo abbassandosi sino al cerchio di centrocampo per ricevere il pallone in mezzo a quattro giocatori avversari (si rivede la solita densità delle squadre antagoniste degli azzurri). Il movimento degli esterni verso il centro è la vera grande novità tattica del Napoli post-Higuain e sta dando diversi frutti in termini di occasioni create, anche se fino a questo momenti si è concretizzato poco a partire da tali situazioni di gioco. Nell'immagine successiva Insigne, dopo quaranta metri di scatto decide di provare il tiro, che termina a lato. E' interessante però osservare come Hamsik si butti prontamente nello spazio lasciato libero dallo scugnizzo di Frattamaggiore, dando ampiezza alla manovra evitando che la difesa avversaria collassi al centro chiudendo lo spazio ad Insigne. Come al solito Hamsik si dimostra maestro di queste situazioni, ed è per questo che spesso, anche in partite in cui è molto sottotono, gli allenatori ci pensano cinque o sei volte prima di sostituirlo.

Gli azzurri continuano a creare e macinare gioco sino a trovare il gol, realizzato da Callejon, che ha ormai abituato con le sue partenze a razzo in termini realizzativi, rappresentative di un calciatore che riesce ad essere al top della forma sin da subito. Stupenda la palla di Insigne, autore di un'ottima prova al netto di qualche errore di troppo in zona gol (uno clamoroso dopo uno slalom di Allan) e del solito egoismo, attitudine che spesso condivide con il compagno di reparto Dries Mertens. Nell'azione del gol, oltre al taglio di Callejon che avviene ben prima che Insigne calci il pallone, è interessante notare come sia Gabbiadini che Zielinski offrano delle soluzioni alternative al passatore, rendendo l'attacco del Napoli sempre variegato ed imprevedibile. I movimenti continui nella metà campo offensiva sono il vero pezzo forte della squadra di Sarri, in quanto costringono gli avversari a preoccuparsi di quattro o cinque giocatori alla volta, lasciando inevitabilmente più spazi ed opportunità. Nell'occasione molto male Torosidis, preferito da Donadoni al più giovane Masina, che commette l'errore di guardare solo il pallone senza preoccuparsi dell'uomo, fondamentale numero uno di qualsiasi difensore che si rispetti.

Dopo il gol il Napoli accresce ancora di più la pressione ed Insigne continua a rendersi protagonista di scelte tattiche molto interessanti. Nella prima immagine si può vedere come, non appena Hamsik riceve il pallone, il folletto azzurro scatti subito in profondità bruciando Krafth sul tempo. Davvero ottima la palla del capitano, particolarmente ispirato a livello tecnico e pronto a ritagliarsi uno spazio anche al centro del campo e non solo da mezz'ala, soluzione che potrà consentire sia di far rifiatare Jorginho in diversi frangenti della stagione sia di de-responsabilizzare  il giovanissimo Diawara, che potrebbe agire da mezz'ala con minori compiti in fase di impostazione e maggiori mansioni contenitive. Nella seconda immagine Insigne riceve ancora il pallone sull'esterno, stavolta da Koulibaly (di cui bisogna lodare in modo molto esplicito le grandi qualità tecniche oltre che fisiche, soprattutto nell'impostazione con entrambi i piedi), sfiorando l'incrocio dei pali della porta difesa da Da Costa. Anche in quest'occasione si può vedere come Strinic ed Hamsik offrano al centrale franco-senegalese più opzioni di gioco. E' la varietà delle soluzioni lo spartito preferito dall'orchestra di Sarri.

Il Napoli che rientra in campo dagli spogliatoi è però pigro, contratto, forse troppo superiore all'avversario al punto di pensare di poter giocare con sufficienza portando comunque a casa i tre punti. Tale condizione psico-fisica porta a dieci minuti in cui Jorginho, Koulibaly, Hamsik e Zielinski sbagliano tanti appoggi semplici in uscita con una squadra che non accorcia più come suo solito, complice anche, a dire il vero, un atteggiamento del Bologna più propositivo con i tre centrali di centrocampo (Taider, Nagy e Dzemaili) molto alti in fase di possesso, a dimostrazione che, come successo anche contro il Pescara, quando la squadra di Sarri viene attaccata con intensità e qualità a centrocampo son dolori. Nell'occasione del gol una grossa mano agli uomini di Donadoni la dà Pepe Reina, ormai in palese difficoltà sui tiri dai 25-30 metri scoccati dalla zona centrale del campo (chiedere a Rincon per conferme). Il lavoro del portiere spagnolo in uscita e con i piedi è formidabile, ma ormai troppo spesso ci si ritrova a parlare di suoi errori nei 7 metri e 45. Potrebbe essere uno spunto di riflessione molto importante per Sarri e soprattutto Giuntoli. L'unico appunto che si può fare agli azzurri in occasione del gol subito è quello di non aver aggredito subito Verdi una volta entrato in possesso di palla, con Hamik e Zielinski a stazionare sulla trequarti amica chiaramente non preoccupati dalla pericolosità dell'attaccante rossoblù così lontano dalla porta. Proprio Verdi è la seconda variante tattica proposta da Donadoni nel corso del secondo tempo, che durante l'intervallo ha chiesto al suo giovane attaccante (esterno di ruolo ma adattato al centro dell'attacco a causa delle assenze di Destro,Floccari e Sadiq) di uscire a prendere il pallone invece di aspettarlo, spesso invano, nella morsa dei due centrali del Napoli. Ottima l'idea di Donadoni, che cambia in corsa il suo piano strategico non chiedendo più ai suoi di attaccare la profondità incondizionatamente, preferendo a tale soluzione il fraseggio a centrocampo seguito da tagli centrali delle mezze ali e degli esterni. 

Il Bologna, incoraggiato ulteriormente dal gol, prende sempre più campo e mette in seria difficoltà la retroguardia azzurra, tanto è vero che per alcuni minuti si ha la netta sensazione che siano più gli emiliani a provare a segnare il secondo gol. Il copione della partita cambia però con l'ingresso di Arkadiusz Milik. Il centravanti venuto dall'Olanda in soli 10 minuti produce i movimenti, le giocate ed i gol che l'abulico Gabbiadini (spento, depresso, sempre fuori contesto) ricerca da settimane senza mai trovare. Il primo gol è frutto di una giocata tecnica di altissimo valore, con un pallonetto di sinistro da posizione defilata di pregevolissima fattura. E' l'inizio dell'azione però il vero gioiello. Il polacco cerca il fraseggio a centrocampo ma non appena vede la sfera che arriva sui piedi di Hamsik, anzi, ben prima che questa giunga sui piedi dello slovacco, si tuffa nel cuore della difesa del Bologna tagliando fuori i due centrali, Oikonomu e l'esperto Gastaldello. Ancora una volta splendida la verticalizzazione del capitano azzurro, probabilmente destinato, fra qualche anno, ad una fase finale della carriera da regista avanzato/arretrato.

Milik però non si accontenta, e su servizio di Allan, pochi minuti dopo, buca le mani di Da Costa con un sinistro potente e preciso (anche se le responsabilità del portiere sono abbastanza evidenti). Ottimo l'ingresso in campo del grintoso mediano brasiliano al posto di Jorginho, con Hamsik che scala al centro del campo. Ancora una volta, a differenza di quanto avveniva nella passata stagione, è con i cambi che il Napoli riesce a dare una svolta alla sua partita, come già avventuo con Pescara e Milan.

Nell'ultima azione rilevante del match, ancora Milik si rende protagonista sfoggiando un altro pezzo forte della casa: il fraseggio nello stretto. In tale occasione il duo polacco Zielinski-Milik taglia a fette la difesa avversaria con una velocità ed una qualità debordanti, soprattutto se si considera che l'autore dello scatto è al suo ottantacinquesimo minuto in campo. E' probabilmente questo l'aspetto tecnico che più colpisce di Piotr Zielinski: la grandissima lucidità in ogni frangente della partita anche e soprattutto a seguito di progressioni di quaranta o cinquanta metri. Interessante notare soprattutto come Milik faccia ampi cenni al compagno per esprimere la sua volontà di giocare il pallone velocemente, nonostante i due gol di vantaggio e la partita agli sgoccioli, a testimonianza della voglia del ragazzo ex-Ajax di continuare a stupire i tifosi azzurri.

Profondità, fraseggi nello stretto, movimenti sull'esterno e tagli al centro: la nuova e la vecchia pelle del Napoli di Sarri si stanno fondendo per creare qualcosa di ben più elaborato, un qualcosa che ha sempre più le sembianze di Arkadiusz Milik.