Napoli, dualismo tra mancini: Milik vs Gabbiadini

I due centravanti del Napoli a confronto: il vecchio contro il nuovo, i malumori contro i sorrisi.

Napoli, dualismo tra mancini: Milik vs Gabbiadini
Napoli, dualismo tra mancini: Milik vs Gabbiadini

27 Luglio 2016, una data che forse ai tifosi del Napoli potrà dire poco o nulla. Molto più facile ricordare date come il 10 Maggio 1987 o, tornando indietro a poche settimane fa, il 25 Luglio 2016, giorno in cui Gonzalo Higuain sarebbe dovuto arrivare in ritiro a Dimaro-Folgarida dopo le fatiche (ed i pianti) con la sua Nazionale in Coppa America. Il Pipita in ritiro, come è ormai noto a tutto il mondo calcistico, non ci è mai arrivato. Due giorni dopo la cessione di Higuain alla Juventus, il Napoli trova l'accordo per portare sotto il Vesuvio Arkadiusz Milik, centravanti giovanissimo dell'Ajax, classe '94, reduce da due stagioni di alto profilo in cui ha segnato addirittura più del primissimo Zlatan Ibrahimovic. Il suo acquisto, però, passa molto in sordina, complice anche la scelta societaria di non presentare nessun calciatore arrivato nel mercato estivo. Difatti le prime parole da giocatore del Napoli alla stampa Milik le ha pronunciate la settimana scorsa, nella conferenza pre-partita in Ucraina, a Kiev, prima del match contro la Dinamo. 

Arkadiusz, arrivato a Napoli, trova il ruolo di centravanti virtualmente prenotato da Manolo Gabbiadini, mattatore delle amichevoli precampionato, finalmente libero dall'oppressiva presenza di Higuain, pronto ad esplodere dopo due stagioni più che positive. La prima agli ordini di Benitez, in cui realizza ben nove reti agendo da attaccante esterno nel 4-2-3-1. La seconda, la scorsa, agli ordini di Sarri, in cui riesce a ripetersi siglando di nuovo nove reti, fra campionato ed Europa League, impressionando per la sua capacità di andare a segno con regolarità pur avendo a disposizione un minutaggio piuttosto risicato. 

Ciò che Gabbiadini (e moltissimi tifosi ed addetti ai lavori di fede partenopea) non si aspettava, e forse non si augurava, era l'esplosione di Milik, autore di ben sei reti nelle prime cinque uscite stagionali degli azzurri. Numeri incredibili, sopratutto se si pensa che in due di queste cinque partite Milik non è partito neanche da titolare. Oltre ai gol, il cui conteggio resta sempre e comunque il modo più brutale ed immediato per valutare l'efficacia di un attaccante, l'impressione è stata quella di una squadra più fluida e profonda con Milik in campo, più macchinosa nella manovra e corta con Gabbiadini nella posizione di centravanti.

Milik - Foto: Francesco Pecoraro
Milik - Foto: Francesco Pecoraro

Ma è davvero così? Quali sono le caratteristiche che questi due giocatori hanno in comune? In cosa sono diversi? 

Gabbiadini è un attaccante devastante fronte alla porta, ma che ha spesso difficoltà a girarsi non disponendo di un bagaglio tecnico ed una rapdità tale da consentirgli il dribbling o il movimento veloce spalle alla porta. Inoltre non sempre riesce a sfruttare la sua stazza. Proprio per questo motivo per adesso non è stato ancora in grado di fare la differenza nelle partite in cui si è trovato a lavorare in mezzo a due centrali, con squadra abbastanza allungata ed esterni d'attacco molto lontani (l'anno scorso a Milano, contro l'Inter, in mezzo ai due centrali interisti andò in grandissima difficoltà).

E' quindi un attaccante che va prevalentemente servito sui piedi, in modo specifico e particolare. E' però sbagliato dire che Gabbiadini non ha nel bagaglio movimenti intelligenti o, ancora peggio, che non ne fa alcuno. Anzi, l'attaccante ex-Sampdoria è molto "svelto" da un punto di vista tattico, anche se alterna errori grossolani ad ottime letture. Nella partita contro il Bologna si è visto come in un paio di occasioni ha attccato lo spazio in maniera corretta e pericolosa. Allo stesso tempo si è però vista la mancanza di fiducia da parte dei compagni nei suoi riguardi, che hanno preferito soluzioni più comode, non premiando mai il lavoro di Gabbiadini. Il gioco di Sarri esige un centravanti che venga spesso a scambiare con i compagni sulla trequarti per poi buttarsi con avidità e rapidità nella tasca fra i centrali difensivi avversari, ed in questo Gabbiadini è ancora carente, anche se la sensazione è che attualmente basterebbero qualche minuto e qualche gol per ritrovare un attaccante che di talento ne ha eccome.

Gabbiadini - Foto: Francesco Pecoraro
Gabbiadini - Foto: Francesco Pecoraro

Milik ha diverse cose in comune con Gabbiadini, come ad esempio la tendenza ad occupare sempre le stesse zone di campo, la difficoltà nell'andare a sinistra quando conduce la palla e la totale mancanza del piede destro. Ha però qualche dribbling in più ed un calcio fatto di poca estetica, molto lineare e pratico. La grande differenza con Gabbiadini sta nella sua capacità di essere fantastico negli spazi e nel posizionamento in area di rigore, dove spesso e volentieri riesce ad utilizzare tutto il corpo con forza e concretezza. 

Con la palla sui piedi ha ancora qualche difficoltà, e la sua crescita come centravanti passa necessariamente nel migliorare il primo controllo, soprattutto se il pallone gli arriva sul piede monco (in un paio di occasioni contro la Dinamo si è vista palesemente questa pecca). In questo periodo tutto gli gira alla perfezione ed ogni palla che tocca diventa oro, facendo scintillare in vetrina tutto la sua collezione di gioielli (ed il primo gol contro il Bologna è un goiello a tutti gli effetti), ma è importante notare anche i suoi difetti e tenerli ben impressi nella mente a partire da oggi, per evitare che in periodi in cui le cose andranno storte ci si focalizzi solo sui suoi difetti che a quel punto diventerebbero troppo ingombranti, quasi insopportabili da vedere. 

Nessuno sa con certezza come andranno le cose, per adesso i terminali offensivi del Napoli sono questi due ragazzi di belle speranze, del '91 e del '94 (l'età è quindi tutta dalla loro parte). Gabbiadini e Milik: simili ma diversi.