Napoli, pari in salsa agrodolce

Gli azzurri centrano l'obiettivo di uscire dalla Vodafone Arena senza una sconfitta che avrebbe pregiudicato il loro cammino in Champions, ma con la ferma consapevolezza che il pareggio finale non fotografa l'andamento di un match controllato in lungo ed in largo. Napoli sempre primo nel girone, al quale però servirà necessariamente un successo contro la Dinamo Kiev - quasi eliminata matematicamente - per mettere in ghiaccio il passaggio del turno.

Napoli, pari in salsa agrodolce
Napoli, pari in salsa agrodolce

Il punto di cui il Napoli aveva bisogno, forse non quello che meritava. Parafrasando la celeberrima frase del Cavaliere Oscuro, con Batman nelle vesti di un eroe che non è adatto al ruolo che gli compete, i partenopei scendono in campo in terra di Turchia consapevoli dell'importanza della gara ai fini della qualificazione alla fase ad eliminazione diretta e consci del fatto che perdere avrebbe complicato non poco il loro cammino europeo. Se alla vigilia della ostica trasferta in terra turca, su un campo dove il Besiktas non conosceva sapore di sconfitta da circa sei mesi, in tanti avevano pensato ad un pareggio come un buon risultato, al termine della sfida che ha visto il Napoli strappare un punto di vitale importanza - per come si era messa la gara - la sensazione è invece quella di un'altra occasione persa, di un punto dal sapore sì buono, ma dal retrogusto amaro.  

Il rigore trasformato da Quaresma - alquanto beffardo - ad un quarto d'ora dal termine, poteva rappresentare - in mancanza dell'ennesimo scatto d'orgoglio e di personalità di una squadra che stenta a morire davanti alle avversità - il definitivo colpo di grazia ad uno dei momenti più negativi da anni a questa parte. Il Napoli che si presenta alla Vodafone Arena ha le spalle larghe, il petto in fuori e la solita - forse - lucidità. Quel che manca ai partenopei è il cinismo, l'ultimo passaggio, la rifinitura nel momento del bisogno. E' un Napoli palesemente e tristemente monco quello che crea - a fatica, arrancando - nel tardo pomeriggio turco. Perché la brillantezza dei giorni migliori non c'è, abbandonata nel momento in cui il centravanti principe della squadra ha lasciato orfani i compagni della naturale valvola di sfogo di questo undici.

Cuore di capitano - Foto Uefa Champions League
Cuore di capitano - Foto Uefa Champions League

Soffre il Napoli, perché è inevitabile e fisiologico che sia così. Ai due, a volte tre gol di partenza che i partenopei sapevano di mettere in campo quando sul manto erboso c'era Milik - senza scomodare il predecessore - risolutore di una manovra resa efficace solo dalla presenza di un attaccante, stavolta Sarri deve far fronte ad una sterilità che caratterizza e penalizza la sua squadra da un mese a questa parte. Le avversarie lo sanno, ne approfittano accontentandosi di lasciare qualche occasione in più centralmente a Gabbiadini e concentrandosi invece nel fare densità in mediana dove Hamsik, Allan ed un paurosamente involuto Jorginho stentano a trovare la giocata giusta, il varco propizio per imbeccare le punte. I temi delle partite del Napoli da qualche tempo a questa parte sono diventati sempre gli stessi: ottimo il fraseggio, come al solito, buone le occasioni che si creano, ma che spesso non vengono sfruttate a dovere. Imprecisioni fatali o quasi. 

Il leit motiv ricorrente si ripropone anche in Turchia, dove Ghoulam ed Allan nelle loro sporadiche iniziative mettono in condizione Gabbiadini di attaccare il primo palo - movimento più unico che raro - o di calciare con il destro - peccato - per concretizzare le occasioni della redenzione, ma l'esito non è quello sperato. Carbura la squadra di Sarri, domina - se così si può dire - sterilmente, controlla ritmi e possesso palla, esponendosi soltanto raramente alle disattenzioni di una difesa che puntuale come un orologio punisce lo stato di asfissia dell'attacco. Prima Koulibaly porge su un piatto d'argento ad Hutchinson la possibilità - sprecata - di punire Reina, poi Maksimovic - goffamente - consegna sul destro di Quaresma l'occasione di uccidere sportivamente gli ospiti. Il portiere spagnolo per la seconda gara di fila raccoglie la sfera dal sacco - sfiorandola peraltro - senza essere mai stato protagonista di una parata.  

La disperazione di Sarri dopo il destro a giro di Insigne finito largo - Foto Getty Images
La disperazione di Sarri dopo il destro a giro di Insigne finito largo - Foto Getty Images

Così come all'andata i demeriti del Napoli - a destra ed a manca - superano i meriti dei padroni di casa, avanti nel punteggio sfruttando l'unica occasione capitata a tiro. Stavolta, però, la reazione d'orgoglio frutta il meritato pareggio, che arriva nel momento meno atteso: Hamsik ricorda di essere tiratore e giocatore sopraffino, il cecchino slovacco restituisce ai suoi il primo posto nel girone, in quel catino che di colpo si spaventa davanti alle occasioni di Mertens ed Insigne che gridano vendetta e meriterebbero maggiore fortuna. Il belga non è esemplare, il partenopeo leggermente impreciso nel suo schiaffo a giro. La fotografia del momento del Napoli è quella del suo condottiero che inginocchiato sul manto della Vodafone Arena si dispera per una sorte che ancora una volta gira le spalle ai suoi ragazzi. Adda' passa' 'a nuttat', diceva Eduardo: e passerà senza alcun dubbio. Quantomeno il suo Napoli ce la sta mettendo tutta pur di rimanere in piedi davanti alle oggettive difficoltà. 

Poteva decisamente andare meglio, ma poteva finire molto peggio. Per ora va così.