Napoli - Pescara, l'analisi tattica post-partita

Cinque minuti di buona intensità sono bastati agli azzurri per avere la meglio di un discreto Pescara.

Napoli - Pescara, l'analisi tattica post-partita
L'esultanza di Tonelli ed Hamsik dopo il gol del vantaggio.

Un Napoli non brillantissimo nei primi quarantacinque minuti di gioco ha avuto la meglio, nella sfida al S.Paolo delle domenica pomeriggio (sempre più una chimera per i tifosi azzurri), del Pescara di Massimo Oddo, coriaceo nella prima frazione di gioco ma troppo arrendevole ed assolutamente spuntato nella seconda metà di partita. La squadra abruzzese, come detto, ha comunque disputato un buon primo tempo e le indicazioni, in tal senso, per l'ex-giocatore di Lazio e Milan sono confortanti, a dispetto di una classifica ad oggi quasi indecorosa, soprattutto se si considera lo 0 alla voce "partite vinte sul campo".

Il Pescara, però, nei primi dieci minuti di gioco ha ricordato vagamente quello visto all'Adriatico nel match d'andata, terminato sul 2-2 con rimonta degli azzurri nel secondo tempo, dopo essere andati sotto nel punteggio grazie ai gol siglati da Benali e Caprari (ancora a segno ieri, quarto gol stagionale, secondo contro il Napoli). L'antidoto per contrastare il Napoli è ormai noto a moltissime squadre: aggressività a tutto spiano, gabbia su Jorginho e sui due centrali difensivi e riconquista del pallone nella metà campo azzurra. La Sampdoria prima, ed il Pescara poi, anche se per pochissimi minuti, hanno messo in luce questa piccola crepa nel sistema di gioco sarriano, anche se, a dirla tutta, delle attenuanti più che valide alle difficoltà palesate dagli azzurri in queste prime uscite del 2017 ci sono: una difesa tutta nuova, con Koulibaly e Ghoulam in Coppa d'Africa ed Albiol e Chiriches a turno indisponibili, un forte richiamo di preparazione effettuato durante la sosta natalizia che ha appesantito notevolmente le gambe degli azzurri ed una leggera flessione di alcuni uomini chiave del reparto offensivo (Insigne su tutti) sono tutte giustificazioni alla base di questo leggero momento di appannamento, coinciso comunque con tre vittorie in altrettante partite, è bene ricordarlo. A Sarri comunque il compito di trovare le contro-contromisure al suo sistema di gioco nel minor tempo possibile: la sfida chiave di Milano contro il Milan è alle porte. 

Pescara che, come detto, nei primi dieci minuti di gioco è partito a mille, pressando con almeno sei uomini nella metà campo azzurra e sporcando qualsiasi linea di passaggio, soprattutto con Bruno e Memushaj, uomini ovunque dei primi quarantacinque minuti. Il numero delle conclusioni nello specchio della porta del Napoli, ad ogni modo, a fine gara sarà uguale a 0, eccezion fatta per il rigore trasformato da Caprari, sebbene ci sia da annoverare una grande occasione sui piedi di Gilardino su assist di Strinic, sprecata malamente dal bomber italiano (a -12 da quota 200 gol in Serie A). Il Napoli, però, nei primi quarantacinque minuti è imbolsito, forse addirittura supponente, conscio del fatto che una sola giocata o dieci minuti a buon livello bastino a risolvere la partita. Le uniche giocate degne di nota arrivano entrambe dai piedi del miglior uomo in campo: Marek Hamsik. Lo slovacco, nella noia più totale, prima si inventa un dribbling "alla Hamsik" portando palla sul piede forte (il destro, anche se il piede debole sembra non esistere per lui) e lasciando partire un tiro sul quale Bizzarri mette in calcio d'angolo.

Poi, dopo alcuni minuti, fa vedere perché in qualsiasi centrocampo di qualsiasi squadra al mondo riuscirebbe a trovare un posto. Smarcamento in zona centrale durante la fase di possesso palla, stop magnetico di destro e lancio di trenta metri con il sinistro (il piede debole...), teso e preciso al millimetro, per lo scatto di Insigne. Lorenzinho, non appena entra in possesso di palla, cerca subito con lo sguardo il suo compagno di merende preferito: Callejon è già scattato verso il secondo palo. La palla, messa di sinistro, è forte e testa, ma forse un filino troppo lunga, e lo spagnolo la mette sul fondo. Impressionante, come al solito, l'abilità di Callejon di far perdere le sue traccie ad ogni diretto marcatore.

Il Napoli del primo tempo è tutto in queste due azioni. Il secondo tempo inizia però con tutta un altro piglio e gli azzurri in cinque minuti mettono in ghiaccio la partita. Dopo quattro minuti, Jorginho batte una punizione dalla destra e Tonelli, al secondo gol in due partite (media formato Higuain della scorsa stagione), insacca di testa alle spalle di Bizzarri. Nell'azione del gol non c'è da segnalare moltissimo, a parte il senso della posizione di Tonelli ed il pessimo modo di difendere su palla inattiva del Pescara (Tonelli salta da solo fra sei maglie ospiti), squadra con il maggior numero di reti subite da tale situazione di gioco in campionato. Ad ogni modo l'impatto del difensore ex-Empoli in queste partite è stato davvero fenomenale, dando ragione alle parole di Sarri di qualche mese fa, che ne proponeva un futuro impiego soprattutto per le qualità mentali del ragazzo, fortissimo fisicamente (soprattutto negli stacchi aerei) e mentalmente, un po' meno (molto meno..) con la palla fra i piedi. 

Dopo il gol gli azzurri, come già successo in altre occasioni si sbloccano, complice anche il netto calo di intensità del Pescara, ampiamente previsto da Sarri. Tante squadre quest'anno hanno pagato pesantemente dazio nella seconda frazione di gioco contro gli azzurri, e non è un caso. Quella di un Napoli troppo ozioso nei primi tempi per una questione di mentalità è una riflessione troppo semplicistica: di mezzo c'è sempre e comunque un avversario che fa la sua partita e tutta una miriade di problemi non riconducibili banalmente ad uno scarso impegno. Occorre quindi una certa dose di giudizio nell'esprimere certi pareri. Ad ogni modo, il Napoli trova il gol del due a zero con una classica azione in stile Napoli, molto simile ad un paio di manovre già viste nelle partite contro Inter e Cagliari. Palla che esce con eleganza dalla difesa, Hamsik che trova (con un pizzico di fortuna dopo l'intervento di Bruno) Insigne che immediatamente verticalizza per Mertens, il cui stop e la protezione di palla ricordano troppo quelle di un centravanti puro per non chiedersi se sia quello il suo vero ruolo (mai trovata tale continuità di rendimento in carriera, qualche domanda è lecito porsela). Filtrante per Callejon (che ancora una volta disperde il suo marcatore), tenuto in gioco da una pessima lettura difensiva di Coda e Zuparic,  che si divora il gol del raddoppio in solitudine davanti a Bizzarri. Neanche il tempo di disperarsi che Zielinski ed Hamsik dimostrano perchè, a detta di Sarri, sono i due migliori centrocampisti offensivi del campionato. Scodellata del polacco per l'inserimento di Marek Hamsik alla Marek Hamsik, tiro al volo di sinistro e palla in buca d'angolo. Ecco come far sembrare una giocata di elevatissima qualità tecnica un gesto elementare. 

Dopo il secondo gol il Napoli avrebbe almeno altre 3 o 4 occasioni nitide per chiudere definitivamente l'incontro, malamente sprecate da Callejon e Mertens o splendidamente sventate da Bizzarri (almeno due paratone su Jorginho e Insigne). Il Pescara di Oddo si sfalda definitivamente anche a causa dei cambi, con l'ingresso di Fornasier al posto di Bruno, unico collante fra una difesa praticamente sempre a massimo 25 metri dalla linea di porta ed un centrocampo i cui interpreti spesso girovagavano per il campo senza occupare una precisa posizione, lasciando i due esterni offensivi (Benali e Caprari) e la punta di ruolo (prima Gilardino, poi Cerri) sempre in situazioni di uno contro due. Il terzo gol arriva comunque, al termine di un'ottima azione sull'asse Mertens-Allan, entrato per far rifiatare Zielinski. Recupero palla del brasiliano (un po' troppo a corrente alternata in questi ultimi mesi ma fondamentale nello scacchiere tattico azzurro) fatto splendidamente, con tempi e modi giusti, e palla all'onnipresente Mertens che, dopo una rapida torsione, chiude il triangolo con l'ex-Udinese, che dal fondo mette in condizione il belga di appoggiare in porta il più facile dei gol. Per Mertens fanno 12 in campionato, 16 in stagione e 50 in azzurro. Stagione da incorniciare sino a questo momento. Nell'azione del gol si può vedere anche la fame di alcuni azzurri nel cercare la rete: Mertens su tutti, ma anche Giaccherini e Callejon attaccano con rabbia la porta.

La partita si trascina quindi sino alla conclusione, con il rigore (a dire il vero inesistente, come si può vedere dalle immagini) realizzato da Caprari che fa arrabbiare non poco Sarri ed un inoperoso Reina, troppo spesso quest'anno costretto a toccare il pallone solo quando doveva raccoglierlo dal fondo della rete. Nell'azione che porta al rigore è comunque da segnalare la pigrizia di Hamsik che si perde Mitrita alla spalle, e della coppia Hysai-Tonelli che troppo debolmente vanno ad infastidire l'attaccante abruzzese. Nonostante il tocco di Hysai non ci sia per niente (come dimostra il secondo video), situazioni del genere al Napoli sono costate sin'ora troppi punti ed è questo probabilmente l'aspetto sul quale si deve lavorare maggiormente in vista della parte clou della stagione. 23 gol in 20 partite sono sin troppi se si vuole agguantare la zona Champions.

Sarà quindi necessario registrare i meccanismi difensivi nel modo più appropriato possibile nel corso di questa settimana. Strinic ed Hysai sono apparsi poco lucidi nelle ultime uscite ma non vi sono alternative al loro impiego. Sabato sera gli azzurri incontrano il Milan e la partita si configura come un esame fondamentale per l'obiettivo Champions: vietato sbagliare. Divieto valido soprattutto per il Napoli, che inizia sabato con la prima delle quattro trasferte (due volte a Roma, due volte a Milano) decisive per il suo campionato.