Sarri e il Napoli che verrà

Maurizio Sarri, al termine della sfida con il Pescara, ha rilasciato una serie di dichiarazioni che potrebbero aprire rosei scenari per il futuro azzurro.

Sarri e il Napoli che verrà
Sarri e il Napoli che verrà - Source: Francesco Pecoraro

Gennaio, si sa, è mese di calciomercato e, pertanto, da sempre periodo di chiacchiericcio relativo ad affari riusciti e possibili trattative saltate. Non è riuscito ad evitare il tema nemmeno Maurizio Sarri, ormai da tutti conosciuto come uomo schivo e restio a parlare di argomenti che non siano il lavoro sul campo e l'impegno dei suoi durante gli allenamenti. Stavolta, però, il napoletano di nascita, ma toscano in tutto e per tutto, ha espresso la propria idea sul futuro della squadra azzurra. 

Alla domanda di uno studio televisivo, relativa a quale fosse il reparto che avrebbe desiderato puntellare in maggior misura qualora ne avesse avuto la possibilità, ha risposto in maniera chiara e puntuale, affermando di non poter chiedere di più a questa società, "una delle poche a non avere multinazionali alle spalle, ma una famiglia". Una famiglia, quella del Presidente De Laurentiis, che nel 2004 si è buttata a capofitto in un progetto tutto da decifrare, riaccendendo l'entusiasmo di una tifoseria depressa dal fallimento dell'anno precedente, e che ha condotto il Napoli nell'élite del calcio europeo, cercando di contendere, finora invano, il titolo nazionale alla cannibale Juventus.

Il tecnico si mostra consapevole del fatto che alla società non possano chiedersi sforzi economici superiori rispetto a quelli fatti nelle ultime sessioni di mercato, considerando, appunto, che, per convincere giocatori già affermati a livello planetario, oltre ai progetti sportivi sono necessari fior fior di milioni a fine mese. Per questo motivo, la sua aspirazione sarebbe quella di "poter lavorare per 2-3 anni consecutivi con i ragazzi giovani di cui dispongo, e parlo di Zielinski, Milik, Diawara, Rog, Hysaj". Ecco, le due parole chiave del dizionario sarriano: il lavoro e la continuità.

Il lavoro, perché anche i giocatori con maggior talento non diventeranno mai dei fuoriclasse senza sudare in campo e negli allenamenti. Ne è la dimostrazione, in primis, Marek Hamsik, capitano silenzioso degli azzurri, sempre il primo ad arrivare a Castelvolturno, bersaglio delle critiche della stampa, ma bandiera del Napoli di oggi e di domani. L'importanza del lavoro la conosce anche Lorenzo Tonelli, neanche un minuto giocato fino alla partita con la Sampdoria; due partite giocate e due gol segnati nelle prime uscite del nuovo anno.

La continuità, perché per poter integrarsi al meglio nei meccanismi di gioco di Sarri, a differenza di altri sistemi, non è sufficiente una settimana, ma sono necessari mesi di pratica e di osservazione dei movimenti che, una volta appresi, si manifestano in tutta la loro armonia in campo. Per informazioni rivolgersi a Piotr Zielinski che ha ormai acquisito i gradi di titolarissimo e che è stato definito dallo stesso allenatore come un "potenziale fuoriclasse". Cercherà di ripercorrere le orme del collega polacco anche il croato Rog che, pian piano, sta cominciando ad entrare nelle rotazioni dei partenopei, cercando di ripagare lo sforzo economico fatto dalla società.

Ad alcuni, le parole del tecnico saranno suonate come un segnale di resa rispetto al tentativo di inseguire uno scudetto da cucirsi sul petto già quest'anno, in un campionato riaperto dalla sconfitta della Juve a Firenze. Tuttavia, Sarri sembra aver voluto esprimere la sua volontà di costruire un gruppo coeso e giovane con cui puntare ad obiettivi rilevanti sulla lunga distanza, senza subire la pressione del "tutto e subito". Nonostante ciò, il Napoli di quest'anno è ancora in lizza su tre fronti, in attesa della sfida storica con il Real Madrid, che andrà in scena a cavallo tra Febbraio e Marzo. E, si sa, a dispetto dei petrol- dollari, sognare non costa niente.