Napoli, bastano i numeri?

La squadra di Sarri, nonostante la cessione di Higuain e qualche intoppo di troppo, è il miglior attacco del campionato, oltre ad essere - dopo la sconfitta di Firenze della Juventus - anche la compagine che ha perso meno partite in queste prime venti gare di campionato. Dopo il titolo d'inverno dello scorso anno, altri dati che attestano la crescita e la continuità degli azzurri, ma basteranno? E per quale obiettivo?

Napoli, bastano i numeri?
Napoli, bastano i numeri?

3, 45, 23. Tre numeri, apparentemente insignificanti, slegati tra loro, che sono tuttavia testimoni e fotografia dell'ennesima stagione superlativa del Napoli versione Maurizio Sarri. Venduto Higuain, in estate, la squadra partenopea sembrava fisiologicamente destinata al tracollo, senza guardare tuttavia ad un'ossatura ben consolidata di gioco, oltre che di rosa, con un'identità che nel corso delle partite e delle stagioni è andata man mano in crescendo, fino ad attestarsi stabilmente da qualche anno nel Gotha del calcio italiano. Numeri che, però, non sembrano bastare per garantire al Napoli i trofei che vorrebbe mettere in bacheca. Perché?

Dopo aver virato al giro di boa con moderata soddisfazione per un terzo posto apparentemente non esaltante (considerando anche l'ottimo cammino europeo), gli azzurri si ritrovano, dopo la sconfitta della Juventus in quel di Firenze, ad essere la squadra in Serie A con meno sconfitte nelle prime venti giornate di campionato: tre. Un dato che certifica e qualifica il lavoro certosino di Maurizio Sarri, sebbene non sia garanzia, ad oggi, di successo. Troppi, infatti, i pareggi che fin qui - Lazio e Sassuolo su tutti - hanno minato il cammino dei partenopei. Due balbettii che hanno precluso ad Hamsik e compagni la strada per il primato, o quantomeno per restare in scia ai fuggitivi bianconeri. 

La giostra non si ferma mai - Non è tutto perso, tuttavia. Sebbene il campionato resti padrone assoluto della Juventus, il Napoli continua a rinsaldare le proprie certezze, fatte di qualità di gioco e gol a raffica. Già, i gol: nonostante la partenza di Higuain in estate, l'infortunio che ha tolto dai giochi Milik per quattro mesi e le difficoltà fisiologiche di Gabbiadini nel sistema di gioco sarriano, gli azzurri si sono confermati una stratosferica macchina da reti: 45 quelle messe a bersaglio da Mertens, folletto belga che si è riscoperto persino centravanti atipico, Callejon, ritrovatosi in zona gol dopo aver patito la stagione clamorosa di Higuain, Hamsik, Insigne e via dicendo gli altri. Non solo. Il perfezionista toscano ha rifinito anche gli schemi su palle inattive, tarlo che lo scorso anno è mancato in determinate sfide. Da Koulibaly a Tonelli, passando per Maksimovic e Chiriches: i partenopei hanno rispolverato anche questo aspetto, perfezionandolo e mettendo in faretra un'altra freccia che, come domenica contro il Pescara, contribuisce a mettere in discesa alcune gare. 

Se l'attacco vende i biglietti... - Vero. La difesa vince i campionati. Ma se fino allo scorso anno, o quantomeno soprattutto nella prima parte di stagione, il Napoli aveva sofferto le molte lacune difensive, da Natale scorso ad oggi la musica è decisamente cambiata, anche se non può ancora bastare. Nonostante qualche fisiologico passaggio a vuoto, i ventitré gol subiti (comunque troppi) rappresentano il quinto bottino della massima competizione. Non un vanto come può rappresentarlo l'attacco, ma un punto di partenza dal quale partire per migliorarsi ulteriormente, così come è stata la forma mentis della squadra in questi ultimi mesi. Un quantitativo sicuramente eccessivo, ma soltanto da limare ulteriormente per fare il definitivo passo verso qualche trofeo, perché con un gol subito a partita si fa ancora fatica a lottare con continuità per il vertice. 

Bastano i numeri - Tuttavia, al netto dell'essere la squadra meno battuta del campionato, di avere l'attacco più prolifico del lotto e una delle migliori difese stagionali, gli azzurri stentano a capire dove fare il passo definitivo verso la consacrazione e, probabilmente, verso qualche trionfo in più. Gli scontri diretti, nefasti nella passata stagione, in trasferta, si riproporranno anche nei prossimi mesi: Torino sponda granata, Milano su ambo i fronti, altrettanto Roma. Cinque partite che, per quanto gli azzurri possano far bene al San Paolo, decideranno gran parte delle sorti degli azzurri, che se con il solo pensiero si rivolgono ai bianconeri, devono guardarsi dall'assalto delle milanesi e della Lazio alla zona Champions League, fulcro nevralgico della crescita costante del sodalizio campano.