Napoli, una sanguinosa sconfitta contro la solita "bestia nera"

Gli azzurri incassano una lezione di calcio dall'Atalanta di Gasperini. Uno stop duro da digerire, che ha fatto storcere il naso alla tifoseria partenopea.

Napoli, una sanguinosa sconfitta contro la solita "bestia nera"
Il Napoli si lecca le ferite dopo lo 0-2 subito contro l'Atalanta

Una sconfitta netta, pesante e senza attenuanti che giunge appena prima del tour de force che gli uomini di Sarri affronteranno da qui sino al 7 Marzo, giorno del big match di Champions League contro il Real Madrid di Zinedine Zidane. Ancora una volta la squadra orobica si è dimostrata bestia nera del Napoli, 6 su 6 i punti conquistati dalla "Dea" contro Hamsik e compagni, segno che il tecnico Gian Piero Gasperini ha studiato minuziosamente il gioco del Napoli, disinnescandone tutte le sue innumerevoli fonti. Uno 0-2 che non ammette repliche, zero scusanti, una partita nata male e finita peggio. Particolare da non trascurare è il dato che ha visto il Napoli chiudere senza reti la sfida di ieri, non accadeva ciò proprio dalla partita d'andata, quando la squadra nerazzurra trionfò all'Atleti Azzurri d'Italia 1-0 grazie all'acuto di Petagna.

Una sconfitta sanguinosa, che in attesa della supersfida di questa sera tra Inter e Roma, allontana il Napoli dalla lotta al secondo posto, mettendo addirittura in pericolo la terza piazza, attentata proprio dagli orobici distanti appena 3 punti. A penalizzare gli uomini di Sarri è stato ancora una volta il discutibile approccio alla partita, un Napoli molle, privo delle giuste motivazioni, si è concesso ben presto ad un'Atalanta agguerrita, motivata, vogliosa di fare risultato e continuare a stupire.

Una sofferenza continua, in ogni reparto. A cominciare da Reina, insicuro e spesso troppo frettoloso nel rimettere in gioco il pallone, passando poi per la difesa: nulli i due terzini, mai capaci di spingersi con continuità sul fondo ed offrire cross interessanti per gli avanti azzurri, insufficiente la coppia centrale Albiol-Maksimovic, la quale è apparsa incerta e terribilmente vulnerabile ad ogni sgroppata offensiva degli avversari. Anche il centrocampo ha patito la velocità di palleggio della mediana orobica: Hamsik sottotono, Zielinski male, un pesce fuor d'acqua, un calciatore che sembra la sbiadita copia del centrocampista che ha incantato Sarri fino ad una manciata di settimane or sono; l'unico che ha provato a tener botta è stato Diawara, ma lasciato solo a predicare nel deserto, ha dovuto anch'egli cedere lo spettro agli indiavolati dirimpettai. 

Dulcis in fundo, l'attacco. Maurizio Sarri continua ad insistere con il tridente leggero, che tanto bene ha fatto nei mesi scorsi, durante la convalescenza di Arkadiusz Milik. Un trio offensivo, quello composto da Callejon, Insigne ed il "falso nueve" Mertens, che ha deliziato il popolo azzurro per ampi tratti della stagione in corso, ma quando uno o più dei suoi interpreti non è al massimo della forma, scattano i guai. Contro l'Atalanta gli avanti azzurri non sono mai stati in grado di tener palla, difenderla e far salire la squadra, favorendo di conseguenza il gioco degli avversari che hanno giganteggiato con il pacchetto arretrato Toloi, Caldara e Masiello. Le continue triangolazioni, spesso fallite, tra Insigne e Mertens, Hamsik e Callejon, hanno esposto di continuo la squadra alle rapide ripartenze della Dea che ha colpito al cuore il Napoli due volte con Caldara, e sfiorando il tris in piu di una circostanza.

Condannare Sarri ed il suo Napoli dopo questa battuta d'arresto, seppur profondamente brusca, potrebbe risultare cosa deleteria. Sarà compito del tecnico ridare fiducia e le giuste motivazioni ad un ambiente ferito, e ad una squadra con il morale sotto ai tacchi, che però in 10 giorni si giocherà un'intera stagione, dal campionato alla Coppa Italia, passando dalle grosse orecchie della Coppa che ingolosisce e tanto, un pò tutti, all'ombra del Vesuvio.