E alla fine arriva... Rog!

Dopo una prima metà di stagione passata a scaldare la panchina, il giovane centrocampista croato, anche a causa dell'infortunio di Allan, è stato catapultato in campo dal primo minuto in due sfide importantissime per il prosieguo della stagione, con risultati al di là delle aspettative.

E alla fine arriva... Rog!
E alla fine arriva... Rog!

Fino alla partita di martedì in casa della Juventus in Coppa Italia, di lui si erano perse le tracce, tanto che qualcuno aveva pensato di chiamare la famosa trasmissione "Chi l'ha visto". In campo per soli 60 minuti totali in campionato e una partita da titolare nella coppa nazionale contro il modesto Spezia. L'impressione che il necessario periodo di ambientamento in un calcio profondamente diverso da quello croato stesse durando più del previsto.

Lo sfogo di De Laurentiis - L'impressione che Marko Rog fosse sprecato per stare in panchina deve averla avuta anche il patron, nel momento in cui sfogava il suo disappunto a seguito della sconfitta al Bernabeu contro il Real Madrid. Il coraggio di osare e di cambiare qualche elemento della formazione che appariva stanco ed appannato, anche alla luce degli investimenti effettuati in sede di campagna acquisti: questo chiedeva a Maurizio Sarri in ottica futura.

Questo, senza avere la minima contezza né il polso della situazione all'interno dello spogliatoio, chiedeva anche l'ambiente: nei bar, che fosse ora di caffè o di aperitivo, gli avventori continuavano a chiedersi incessantemente la stessa cosa. "Perché Rog non gioca, il ragazzo è forte".

Maurizio Sarri ha incassato le critiche, risposto con toni pacati a chi gli chiedeva di cambiare il suo atteggiamento, ma, poi, sempre con il silenzioso lavoro che lo contraddistingue, ha messo in atto ciò che in tanti gli chiedevano.

Il trampolino dello Stadium e la prestazione di Roma - Anche a causa dell'infortunio di Allan, infatti, Rog viene schierato dall'inizio in casa della Juventus, in compagnia di Diawara ed Hamsik. Il croato classe '95, acquistato per una cifra intorno ai 15 milioni, non subisce in alcun modo la pressione. Corre, pressa, morde le caviglie degli avversari senza tregua. Talvolta lo fa con un eccesso di esuberanza, con quella foga tipica di chi vuole dimostrare di meritare il posto in una squadra come il Napoli; ma, se il Napoli e il patron De Laurentiis cercavano la cosiddetta cazzimma, il numero 30 sembra aver centrato in pieno il concetto.

Data l'ottima prestazione di Torino, l'allenatore toscano decide di ridargli fiducia, a scapito di Piotr Zielinski, anche nel match dell'Olimpico contro la Roma. Mai scelta si rivelerà più azzeccata. Rog entra in campo con la voglia di spaccare il mondo; gioca dalla parte di Hysaj che, tra i due terzini degli azzurri, è quello che appare maggiormente in difficoltà nell'uno contro uno con El Shaarawy, cercando di mettere una pezza alle indecisioni dell'albanese. Sempre il primo ad uscire in pressing, beccandosi anche ieri, per l'eccessiva foga, un giallo evitabile; sempre a sostegno dell'azione offensiva, per l'arco di tutti i 90 minuti, tanto che soltanto un super intervento di Szczesny gli nega la gioia del gol.

In ottica Real - Martedì al San Paolo, che si annuncia bollente, arrivano i Campioni d'Europa, contro cui il Napoli tenterà l'impresa per ribaltare il 3-1 dell'andata. Sarri non avrà ancora deciso chi schierare nell'undici iniziale, ma dai segnali visti nelle ultime due uscite sarà molto difficile riuscire a tenere fuori il talentino croato. Certamente davanti alla difesa giocherà Diawara, più propenso alla fase di copertura rispetto ad un Jorginho comunque apparso in ripresa all'Olimpico; ai suoi lati dovrebbero agire Hamsik, sempre e comunque imprescindibile, ed uno tra Zielinski e Rog. Il polacco, se non altro per aver potuto riposare negli ultimi due match giocando soltanto scampoli, sembra favorito e garantirebbe maggiore spinta e creatività in fase offensiva. Il croato, però, è in agguato, anche perché, se non si è fatto spaventare da 6 mesi nel limbo della panchina, non si vede come possa esserlo dalla prospettiva di iniziare fuori una singola partita.