Napoli, De Laurentiis: "Vedo un altro Sarri, sicuro di se stesso. Scudetto? Ci ho sempre creduto"

Il presidente del Napoli, ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, ha parlato delle prime uscite stagionali, dell'affetto dei tifosi e non solo.

Napoli, De Laurentiis: "Vedo un altro Sarri, sicuro di se stesso. Scudetto? Ci ho sempre creduto"
Napoli, De Laurentiis: "Vedo un altro Sarri, sicuro di sé stesso. Scudetto? Ci ho sempre creduto"

"Vedo un altro uomo, sereno, molto tranquillo, sicuro di sé, della squadra, non è assolutamente preoccupato che gli altri si stiano rinforzando, anzi a me fa piacere". Testo e parole di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, che intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli questo pomeriggio ha parlato di Maurizio Sarri, di come lo ha visto in questi primi giorni di ritiro, prima di voltare lo sguardo alle prime impressioni sulla squadra e sull'entusiasmo che ha travolto il gruppo a Dimaro. 

"Oggi c'erano tantissimi tifosi, c'è un grande entusiasmo perché la squadra è la stessa che gioca molto bene con integrazioni di chi ha giocato bene. In più ieri sera ero felice di vedere come il francesino (Ounas, ndr) era uno che mordeva la porta, si è inserito molto bene. Mi fa piacere che Sarri lo abbiamo subito messo in campo". Ed ancora, sulla partita di ieri: "Chiriches come Maradona? Bellissimo quel gol, una pennellata, siamo rimasti tutti stupiti anche perché quel portierino era pure alto. Devo dire che il Trento mi ha impressionato, giocava ardimentosamente, non era così scontato dominare, all'inizio abbiamo faticato a fargli gol. Sono belle queste formazioni sperimentali, così vediamo chi è piu forte nel primo e nel secondo tempo, mi piace molto. Bravo Sarri". 

Un rapido sguardo anche al discorso Scudetto, con il patron che, come fatto dai protagonisti in maglia azzurra in questi giorni, non si nasconde affatto, anzi: "Scudetto? In passato si diceva di non pronunciare questa parola perché se non l'avessimo vinto avrebbero detto che l'avremmo voluto vincere: ma è normale! Ho sempre pensato a vincere, anche a scuola. Mi ricordo ci mettevano primo, secondo, terzo della classe con una medaglia d'oro, d'argento o di bronzo. La meritocrazia ci contraddistingue come desiderio. Se poi vogliamo appiattirci perché la mediocrità regna sovrana, allora sentiamoci pure tutti uguali, ma senza medaglia non si va da nessuna parte". 

Ed infine, sulla riforma dei campionati, il presidente chiude così: "Noi dovremmo assolutamente arrivare con Tavecchio a ridurre le squadre a sedici come era negli anni ottanta, magari riservare soltanto ad un club la retrocessione, così da riformulare una Serie B più forte. Abbiamo bisogno di giocatori che provengano non solo dal vivaio ma anche da serie inferiori".