L'importanza di chiamarsi Jorginho

Il centrocampista italo-brasiliano, nonostante risulti poco appariscente agli occhi dei più, è forse il principale artefice del gioco del Napoli.

L'importanza di chiamarsi Jorginho
Jorginho dà (le ormai solite) indicazioni ai compagni

Sliding doors. Porte scorrevoli, se siete più avvezzi alla lingua italiana. E' questa la metafora che spesso viene utilizzata per raccontare di momenti cruciali nella vita di una persona che, vuoi per caso o per scelta, si trova a prendere delle decisione che segneranno, di lì in avanti, il prosieguo della sua storia. Jorge Luiz Frello Filho, questo il nome completo di Jorginho, è stato per due volte al centro di un ciclone durante questi tre anni e mezzo di permanenza in maglia azzurra (arrivato all'ombra del Vesuvio nel Gennaio del 2014), ed in entrambe le occasioni è riuscito a scegliere la porta giusta, quella che lo ha portato ad uscire da situazioni ambientali ed emotive particolarmente complesse.

L'impatto col Napoli di Benitez, nel primo anno e mezzo di Jorginho, è stato altalenante, con un buon inizio ed un pessima continuazione, causa inadeguatezza (come molti altri calciatori) ad un sistema di gioco, il 4-2-3-1, in cui l'italo-brasiliano faceva molta fatica a coprire le ampie zone di campo lasciate scoperte da una squadra le cui distanze fra i reparti erano indecentemente enormi.  Jorginho è quindi scivolato in panchina per larghi tratti della stagione, rimpiazzato da Inler, Dzemaili e David Lopez a più riprese. Durante l'estate del 2015 ecco la prima porta che si apre: a Jorginho arrivano diverse proposte dall'Italia e dall'estero, ma decide di continuare in maglia azzurra e di giocarsi il posto da regista nel centrocampo del nuovo Napoli di Maurizio Sarri, appena arrivato in Campania con il pupillo dell'allenatore toscano, quel Mirko Valdifiori che nella stagione precedente era stato elogiato a più riprese da tutti gli addetti ai lavori (alcuni lo avevano addirittura eletto a miglior centrocampista dell'anno). Pochi mesi dopo, sul finire di Settembre, anno solare 2015, Jorginho si ritrova, a suon di prestazioni positive, con le chiavi del centrocampo azzurro in mano, uomo imprescindibile per il sistema di Maurizio Sarri, fatto di continui scambi fra i giocatori, orizzontali e verticali, con passaggi corti e lunghi, creazione di triangoli in ogni zona del campo e pressing asfissiante. Tutta caratteristiche in cui Jorginho eccelle, e non solo a livello locale: il centrocampista del Napoli, ad oggi, in diverse categorie statistiche è il miglior regista in Europa. 

Jorginho eccelle, nel confronto con Diawara, soprattutto per la sua eccezionale capacità di accompagnare l'azione sull'esterno.

Laser-pass del genere sono all'ordine del giorno, in qualunque posizione di campo

Dopo l'anno della consacrazione, nella prima metà della passata stagione Jorginho ha vissuto un periodo nerissimo, fatto di prestazioni scialbe, anonime ed incredibilmente dannose per la squadra (basti ricordare il retropassaggio che manda in porta Aboubakar in Napoli-Besiktas), periodo coinciso, non a caso, con il punto più basso del ciclo-Sarri, a seguito dell'infortunio di Milik, il crollo nervoso di Gabbiadini e le difficoltà d'inserimento di Mertens nel ruolo di centravanti. In tale periodo a Napoli è iniziata a brillare però la stellina di Amadou Diawara, talentuosissimo guineano classe 1997 prelevato dal Napoli la scorsa estate dal Bologna. Ed è qui che Jorginho vede la seconda porta aprirsi davanti agli occhi, una porta che conduce verso il baratro dello sconforto e della frustrazione, sentimenti e pensieri negativi su cui rimuginare ogni domenica, seduto su una panchina in giro per l'Italia. Ma Jorginho, oltre alle qualità tecniche indiscutibili, è dotato di un carattere e di una resilienza non comuni, e non potrebbe essere altrimenti, visto che si assume ogni volta che scende in campo la responsabilità di toccare più di 100 volte il pallone. Jorginho si riprende la maglia da titolare già prima della fine dell'anno, e nel girone di ritorno sfodera una serie di prestazioni sontuose ma allo stesso tempo silenziose. 

Jorginho è anche molto bravo a pescare i compagni alle spalle della difesa avversaria, e non è dunque un giocatore su cui fare affidamento solo su corto raggio

Jorginho quest'anno ha ripreso da dove aveva lasciato, portando a spasso, in fase di possesso, i centrocampisti e gli attaccanti del Nizza nelle due gare dei preliminari stra-dominate dagli azzurri. Il numero 8 azzurro è stato però straordinario, oltre che nel cucire il gioco, soprattutto nel tamponare incessantemente gli avversari, dimostrandosi incredibilmente valido dal punto di vista difensivo, caratteristiche che spesso ci si dimentica di menzionare quando si parla di lui. Assieme ai totem Mertens, Insigne ed Hamsik, ad oggi è il giocatore più importante di questa squadra e dai suoi piedi passeranno inevitabilmente la maggior parte dei palloni di questa stagione che tanto bene promette al Napoli ed ai suoi tifosi.

Altro pezzo forte del repertorio: mordere le caviglie in maniera asfissiante consentendo il recupero del pallone in zone molto avanzate del campo

L'occhio di molte squadre importanti è vigile sul centrocampista naturalizzato italiano, con l'Arsenal che più volte ha fatto sapere che sarebbe disposto ad investire cifre importanti qualora il giocatore decidesse di cambiare aria. Jorginho però al momento rimane in azzurro, conscio perfettamente del fatto che il vestito che Maurizio Sarri ha cucito addosso alla squadra si allinea perfettamente con i suoi gusti in fatto di estetica calcistica, e, sopratutto, vista la sua spiccata intelligenza, l'ex-Verona è ormai consapevole del fatto che il Napoli si muove al suo ritmo, con i suoi tempi e le sue variazioni sullo spartito. Il vero sarrismo nasce e muore con Jorginho, e questo è un concetto che sempre più persone stanno iniziando ad assimilare.