Palermo, De Zerbi alla de Boer: "Non temo l'esonero, sono qui per lavorare"

Il tecnico rosanero parla alla vigilia della delicata sfida interna contro l'Udinese.

Palermo, De Zerbi alla de Boer: "Non temo l'esonero, sono qui per lavorare"
Palermo, De Zerbi alla de Boer: "Non temo l'esonero, sono qui per lavorare"

Roberto De Zerbi si avvicina al match contro l'Udinese. E lo fa ribadendo il fatto di voler dare gioco al suo Palermo, a dispetto delle voci sul fatto che questa squadra non sia adatta al suo stile di gioco, fatto di aggressività e di possesso palla: "Ogni allenatore ha un'idea in testa, e deve essere convinto di questa idea. Io ho una certa idea, non è giusta nè sbagliata, ma cerco di portarla avanti. Se provo ad adeguarmi si dice che vado a compromessi, altrimenti mi danno dell'integralista. Invece no. Io cerco sempre di giocare, la rosa che ho a disposizione non mi permette ancora di difendermi basso e ripartire, perciò cerco di andare nell'altra metà campo con la palla al piede. Io porto l'idea: se va bene siamo contenti, ma se devo stare qua solo per lo stipendio non mi va bene, e il presidente lo sa".

"È vero che abbiamo preso 8 gol nelle ultime due gare - prosegue De Zerbi - , ma nelle gare precedenti abbiamo fatto bene, e 4 gare perse contro le prime cinque della classe. Abbiamo fatto 5 punti, e a Genova ci hanno pareggiato al 94'. Sono sicuro che arriveremo a un certo tipo di equilibrio e di gioco, non voglio copiare il mio Foggia perchè nessuna squadra è riproponibile alla lettera. Se c'è convinzione nell'andare avanti in questa maniera va bene, altrimenti non posso essere io l'allenatore di questa squadra. Vedo che la squadra mi segue, non ho preoccupazioni se non quella di riuscire al più presto a trovare una formula giusta. La squadra non l'ho costruita io, non ha caratteristiche specifiche per giocare come voglio io, ma sono contentissimo di allenarla. Qualsiasi sarà la fine non dirò mai che il Palermo è scarso e non dovevo venire, ma andrò avanti per le mie idee e decido io. Qua rischio io tanto quanto rischiano società e piazza, stare in vetrina non mi piace, dobbiamo solo capire qual è la strada per raggiungere i risultati. Io non penso che si debba fare facendo gli sparagnini e buttando la palla avanti".

De Zerbi ha iniziato molto bene a Palermo, con il Torino c'è stata la rappresentazione che potrebbe volerci una svolta a livello psicologico: "Il problema è fondamentalmente questo, di mentalità prima ancora che di gioco. Contro il Torino, io volevo evidenziare che i presupposti iniziavano ad esserci. Questa squadra dal punto di vista mentale è facilmente penetrabile e attaccabile, perchè magari si viene da un campionato scorso non esaltante. Bisogna andare avanti su una squadra riconosciuta e condivisa da tutti. L'anno scorso il Palermo fece 13 gare senza vincere, il nostro obiettivo è tenere tre squadre dietro, mentre altre squadre della nostra stessa fascia non ha incontrato. Io mi prendo le critiche, ma al tempo stesso dico che faccio ciò per cui sono stato chiamato. Se dico di voler fare qualcosa e poi alleno in un'altra maniera, quello in torto sono io".

Il mister ha rimarcato più volte il suo punto di vista. Serve pazienza, serve tempo, e Zamparini lo sa, come ribadisce il tecnico: "Molte volte l'allenatore si lamenta per qualcosa, io provo a dire la verità. Finora il presidente è stato perfetto con me, mi ha sempre stimolato e non è mai entrato in questioni tecniche relative alla formazione. Accetto i consigli da tutti ma deciderò sempre io, anche al costo di farmi un esame di coscienza su alcuni errori. Ad oggi c'è unione d'intenti con Zamparini, con lui ho un rapporto chiaro. Lui è il capo, vuole un certo tipo di gioco e non posso sapere se cambierà idea, ma ad oggi mi serve vedere convinzione in tutti. Contro il Torino siamo usciti tra gli applausi, questa cosa dovrebbe far capire che in quella gara è stato visto impegno".

Partita cruciale con l'Udinese? De Zerbi risponde così: "Fin da quando ho iniziato ad allenare, ogni partita è cruciale per me. Non mi sposta più di tanto, a me importa solo dare il meglio alla mia squadra, e che la squadra dia il meglio. Per me non è cruciale, finora con squadra del nostro livello abbiamo fatto dei punti, poi abbiamo beccato squadre importanti e abbiamo perso. Mi dà fastidio prendere quattro gol, ma non mi cambia, guardo la gara e la prestazione. Alla squadra chiederò di essere sempre propositiva, lavoriamo insieme da un mese e mezzo e non possiamo fare sempre tutto per bene. Mi mancano tre difensori centrali, cambieremo quasi certamente assetto".

Diamanti è un giocatore prezioso, come ha ribadito anche Zamparini. E per questo non verrà fatto riposare: "Zamparini dice che va centellinato, sia con il Torino che con la Roma l'ho fatto uscire prima, così come a Genova sull'1-0. Se lo tolgo mi dicono che sbaglio, mentre se lo tengo dentro sbaglio lo stesso, anche se in effetti a Marassi avrei dovuto tenerlo dentro. L'ho tolto col Crotone perchè comunque devo gestirlo, è un giocatore che vorrei che si conservasse lui stesso. È il giocatore che corre di più gara dopo gara, io vorrei che restasse più lucido possibile. Va sempre alla ricerca della palla, la mentalità della squadra che vorrei prevede che la palla andasse da lui, e non che lui andasse a prendersela".

Si torna a parlare di formazione, con qualche giocatore in particolare che viene menzionato: "Potrei mettere un altro attaccante o una punta esterna, facendo qualche modifica. Quaison, nonostante il gol a Roma, non lo vedo ancora con l'intensità giusta per giocare dall'inizio, anche se è un giocatore di qualità assoluta. Possiamo giocare a 3 o a 4 dietro, in base all'avversario e alle sue caratteristiche, ma ci sta anche l'intelligenza di un giocatore di serie A: se gli chiedi più attenzione o più contenimento, può farlo se riesce".